Alto Garda

martedì 15 Settembre, 2026

L’assessora fa rimuovere le fototrappole per la privacy: scontro tra il Comune e l’associazione cacciatori

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«Possono riprendere chiunque attraversi quel luogo: un escursionista, un ciclista, una famiglia, un bambino»

Fototrappole installate dai cacciatori rimosse perché non autorizzate e su aree di proprietà comunale. Il fatto aveva sollevato non poche polemiche tra i cacciatori che attraverso l’Associazione Cacciatori Trentini avevano mosso dure polemiche nei confronti del Comune di Arco. Successivamente la questione è diventata oggetto di un’interrogazione del consigliere Mauro Ottobre che chiedeva lumi sull’insolito comportamento.

Tensioni che l’assessora Chiara Parisi ha provato a smorzare mettendo in chiaro che non vi è un reale divieto, ma la necessità che il comune sia informato dell’installazione di queste apparecchiature soprattutto se poste sul suolo comunale. «​Lo scorso autunno – spiega Parisi – abbiamo inviato una comunicazione all’Associazione Cacciatori Trentini, segnalando la presenza di fototrappole installate su piante e aree di proprietà comunale senza una preventiva autorizzazione. Con quella nota si chiedeva semplicemente di rimuovere i dispositivi di loro proprietà entro un termine definito, precisando che in caso contrario avrebbe proceduto l’amministrazione. Il Comune di Arco non ha vietato le fototrappole e non ha chiesto di interrompere il monitoraggio della fauna».

Parisi spiega che la ragione della richiesta è dovuta alla collocazione dei dispositivi su beni di proprietà comunale. «Se ciò avviene – spiega – è corretto che il proprietario ne sia informato e possa autorizzarne l’utilizzo. Non è una questione di essere favorevoli o contrari alla caccia, né di mettere in discussione l’utilità del monitoraggio faunistico. È una questione di regole. Quando si utilizza un bene pubblico, è doveroso sapere cosa viene installato, dove, per quale finalità e per quanto tempo». L’assessora evidenzia inoltre un tema non banale, quello della capacità di queste fototrappole di registrare audio, video e trasmettere dati in tempo reale.

«Questo significa che – insiste Parisi – un dispositivo posizionato per la fauna può inevitabilmente riprendere chiunque attraversi quel luogo: un escursionista, un ciclista, una famiglia, un bambino. Neanche nei progetti istituzionali si prescinde da rigide procedure per tutelare la privacy e definire la responsabilità della gestione dei dati. ​Per questo la nostra posizione è chiara: non siamo contro le fototrappole, ma vanno usate nel posto giusto, in numero moderato, con le necessarie autorizzazioni e nel rispetto delle norme sulla privacy. Vale per tutti. Non è una questione di “fototrappole sì” o “fototrappole no”, ma di come e dove installarle. La richiesta di rimozione non nasce da una contrapposizione, ma dalla volontà di fare le cose nel modo corretto. Perché quando si tratta di patrimonio pubblico e riservatezza, le regole devono valere per tutti».

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