Terra Madre
mercoledì 8 Luglio, 2026
L’analisi del parco Adamello – Brenta: «Mancano all’appello 15 esemplari d’orso: sono i numeri del bracconaggio?»
di Mauro Fattor
In crescita il territorio occupato dalle femmine (+26%), ma il trend demografico sta calando
Pubblichiamo l’approfondimento del giornalista Fattor, uscito sull’ottava edizione de «I Nuovi fogli dell’orso» del Parco naturale Adamello Brenta.
La pubblicazione quasi in contemporanea, o comunque a distanza di poche settimane, tra aprile e maggio, del Rapporto Grandi carnivori 2025 della Provincia autonoma di Trento e di quello della Provincia autonoma di Bolzano, va letta non tanto come una fortunata coincidenza quanto piuttosto come l’opportunità di analizzare in maniera sinottica e integrata due documenti che sono e restano fondamentali per comprendere lo stato di salute e le dinamiche delle popolazioni di orso, lupo, lince e sciacallo dorato nell’arco alpino centro-orientale. Letture complementari che, insieme, restituiscono un quadro complesso e, in alcuni casi, anche non del tutto coerente, della situazione dei grandi carnivori: popolazioni in espansione, territori sempre più condivisi e, allo stesso tempo, segnali che invitano alla prudenza, soprattutto sul fronte della mortalità non naturale.
La popolazione
Il dato più atteso riguardava ovviamente l’orso bruno. Il Rapporto trentino stima per il 2025 118 orsi (esclusi i 25 cuccioli dell’anno) con un intervallo di confidenza, ovvero un numero minimo e un numero massimo di esemplari, compreso tra i 99 e i 141 individui. Si tratta di un valore sostanzialmente stabile o appena di leggera crescita rispetto al 2023, quando la popolazione ursina era stimata in 112 esemplari, con un intervallo di confidenza compreso tra i 97 e i 130 individui. L’elaborazione di stime di consistenza e di densità questa volta è stata fatta applicando modelli di marcaggio e ricattura genetica spazialmente espliciti, detti «Secr», ritenuti più accurati e adatti a una popolazione in espansione territoriale. Non si tratta di un dettaglio perché fino ad oggi era stato applicato un modello di marcaggio e ricattura genetica non spaziale. Questo significa che i risultati ottenuti non sono immediatamente sovrapponibili a quelli pubblicati nei precedenti Rapporti Grandi Carnivori.
La densità
Il dato di densità media di popolazione per il 2025 è pari a 1.63 orsi ogni 100 chilometri quadrati nell’area considerata che comprende, oltre il Trentino occidentale, anche porzioni delle province di Bolzano e Verona e della regione Lombardia. Va detto che la densità di popolazione non è omogenea in tutta l’area, ma sostanzialmente diminuisce progressivamente allontanandosi dal gruppo di Brenta e dalle aree circostanti. Considerando anche gli spostamenti più lunghi effettuati dai giovani maschi, in base ai dati acquisiti, la popolazione di orso delle Alpi centrali si è distribuita nel 2025 su un’area teorica di 19.375 chilometri quadrati. Su questo punto però bisogna essere chiari. Quest’area ha un centro di irraggiamento, una core-area, e una periferia che corrisponde agli spostamenti più rilevanti compiuti da singoli individui. In mezzo ci sono migliaia di chilometri quadrati in cui di orsi non c’è traccia. Per questo, l’area da cui si è estrapolato il dato sulla densità è molto più circoscritta, e si attesta sui 7.240 chilometri quadrati contro i circa 6.560 della stima di consistenza del 2023. Il territorio stabilmente occupato dalle femmine rimane invece assai più contenuto (2.805 chilometri quadrati), ma comunque in aumento rispetto al 2023 (+26%). Un dato importante. Si conferma infatti anche nel 2025 il trend di lenta ma costante espansione dell’areale occupato in permanenza dalle femmine, che tra il 2003 e il 2023 aveva già fatto registrare un aumento del 137%.
L’orso e il bracconaggio
Per tentare di chiarire il quadro della situazione si possono incrociare tre ordini di dati: la mortalità registrata, il tasso di accrescimento medio annuo e il numero di cucciolate. Gli orsi rinvenuti morti nel 2025 sono 4, tutti per cause antropogeniche: 1 orsa investita, 2 per bracconaggio, 1 per cause sconosciute (1 piccolo dell’anno), ma probabilmente
ancora per bracconaggio. Nel 2024 gli orsi morti erano stati oltre il doppio, vale a dire 9 (3 piccoli dell’anno), di cui però 3 rimossi mediante decreto di abbattimento. Questo significa che gli orsi rinvenuti morti per cause diverse sono 6, un numero piuttosto in linea con il dato 2025. In nessuno dei casi relativi al 2024 si è potuta però accertare la morte a seguito di un atto di bracconaggio. Dunque, nel biennio 2024-25, escludendo dal computo i 3 individui rimossi, gli orsi certamente uccisi a seguito di atti di bracconaggio sono 2-3, diciamo 3 per semplificare, a fronte di 10 orsi rinvenuti morti, per una media di 5 orsi/anno.
Passiamo alle cucciolate, limitandoci al passato biennio. Nel 2024 le cucciolate accertate sono state 12, per un totale di 26 piccoli; nel 2025 sono state invece 13 per un totale di 25 piccoli. Complessivamente: 51 piccoli nel biennio, per una media di 25,5 cuccioli l’anno. Domanda numero uno: questi dati, sia per quanto riguarda gli individui rinvenuti morti sia sul fronte delle cucciolate, sono in linea con quelli degli ultimi 5 anni? Per avere una risposta è sufficiente metterli a confronto con i tre anni precedenti. Media degli orsi rinvenuti morti nel triennio 2021-2023: 5,3 (5+3+8). Dato in linea con il biennio successivo. E comunque nessuno attribuito a bracconaggio. Media di cuccioli l’anno nel triennio 2021-2023: 20,3 (14+25+22). Se però scorporiamo il dato del 2021, quando gli individui stimati erano meno di 70 con un numero di cucciolate ovviamente inferiore, e ci limitiamo alle annate 2022 e 2023, la media di
cuccioli/anno è di 23,5. Dato in linea con il biennio successivo.
Se questi due parametri nel quinquennio in questione, tanto da un anno all’altro quanto nella media ponderale, non mostrano scostamenti di rilievo è legittimo ipotizzare di poter applicare anche al biennio 2024-2025 il tasso di incremento medio annuo del 7,7% calcolato per la popolazione trentina di orso nel periodo 2003-2023. Questo significa che, oggi, prendendo come riferimento il numero di 118 individui come indicato dal Report trentino e calcolati sulla stima di consistenza relativa al 2023, aggiornata nel 2025 a 112 esemplari, mancherebbero all’appello 17,9 esemplari (8,6 come incremento del 2023 + 9,3 come incremento del 2024). Possiamo toglierne 3, ovvero i 3 che avevamo scorporato dal computo perché oggetto di decreto di prelievo, e ne resterebbero comunque 15. Quindici orsi che in teoria dovrebbero esserci e che il
monitoraggio sistematico non rileva non sono pochi, anche se – va detto – il Rapporto Grandi Carnivori indica un intervallo di confidenza tra i 99 e i 141 individui, dunque in linea con una stima di consistenza che dovrebbe teoricamente spingere più verso i
133-135 esemplari che verso i 118. Resta il dubbio di fondo: è questo il dato reale del bracconaggio sommerso? Difficile dare una risposta perché ovviamente possono giocare un ruolo anche altri fattori: per esempio, una minore contattabilità a seguito di una accresciuta propensione alla dispersione oppure un difetto nella qualità del campionamento nelle aree periferiche. Sempre tenendo conto che fluttuazioni nel breve periodo possono trovare una chiave di interpretazione più solida nel medio periodo. Questo significa che solo i risultati dei monitoraggi dei prossimi anni potranno darci una risposta.
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