Terra Madre

giovedì 10 Settembre, 2026

Il Comune di Trento pensa di inserire la tutela ambientale nel suo statuto: «Ci impegneremo a ridurre le emissioni»

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C'è già il via libera della Commissione. Le minoranze all'attacco: «Solo facciata»

In ottobre arriverà nell’Aula del Consiglio comunale di Trento una nuova modifica allo Statuto, inserendo il principio che il Comune tutela «l’ambiente, la biodiversità, gli ecosistemi e la salute umana». «Abbiamo voluto inserire il richiamo al principio della sostenibilità – ha chiarito l’assessore Michele Brugnara — anche tenendo conto di quanto dispone l’articolo 9 della Costituzione, che nel 2022 ha introdotto esplicitamente la tutela dell’ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi e la protezione degli animali. La formulazione che abbiamo previsto riprende quella già utilizzata anche da altri Comuni».

Si tratta della seconda delle tre modifiche allo Statuto che la Giunta comunale intende apportare: la prima, già approvata in aula nei mesi scorsi, riguarda la cittadinanza di comunità, il riconoscimento simbolico per ragazzi e ragazze che abbiano completato un ciclo scolastico locale; la seconda ha concluso martedì sera l’iter in commissione e afferisce alla tutela ambientale, mentre la terza prevede l’introduzione dell’assemblea dei cittadini e delle cittadine come istituto di partecipazione popolare.
Il testo, che verrà inserito nello Statuto del Comune di Trento qualora approvato dal Consiglio, introduce dunque la tutela dell’ambiente, e prosegue così: «Il Comune concorre a tal fine, coinvolgendo comunità, imprese, associazioni, singoli cittadini, cerando sinergia con gli altri comuni, gli enti locali, gli enti esponenziali dei domini collettivi e collaborando con le istituzioni regionali, nazionali, europee e internazionali. Ciò al fine di perseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile, ridurre l’inquinamento e le emissioni climateranti, fino alla neutralità climatica, assicurare l’uso sostenibile ed equo delle risorse anche per il benessere delle generazioni future».

La modifica statutaria, che dovrebbe arrivare in aula nel mese di ottobre per l’approvazione del Consiglio comunale, prevede una maggioranza qualificata di due terzi dei consiglieri, in prima votazione, mentre per quelle successive, in caso di mancato quorum, ulteriori votazioni entro 30 giorni a maggioranza assoluta.
Come analizzato in commissione consiliare ambiente, presieduta da Spartak Malaj, il testo richiama l’importanza dei domini collettivi, dopo aver recepito le modifiche richieste dalle Asuc di Baselga del Bondone e Sopramonte. Giulia Bortolotti (Onda) ha sottolineato la positività del principio ambientale, ma che «ora ci si attende coerenza: ne dovrebbe discendere il no a un impianto di incenerimento, il no a piantare alberi piccoli dopo aver tolto quelli secolari per i lavori alla funivia, o più attenzione al rischio Pfas». Sulla stessa scia anche i consiglieri di Fratelli d’Italia: Giuseppe Urbani e Daniele Demattè hanno parimenti ricordato casi in cui l’azione dell’amministrazione Ianeselli non avrebbe seguito il principio di sostenibilità ambientale. «Se diamo l’ok a questo principio, come probabilmente faremo, vedremo come il sindaco gestirà la partita dell’entrata in borsa di chi usa le nostre acque». Brugnara ha replicato che l’intento non è di introdurre il principio solo per facciata, e che il confronto ci sarà poi sui singoli provvedimenti.

La commissione consiliare ha proseguito poi i suoi lavori con l’approvazione del programma degli interventi della Rete di riserve Bondone per il triennio 2026-2029. Come ha sottolineato l’assessore Alberto Pedrotti, la rete è un’esperienza, costruita sulla base della legge provinciale, che mette in rete le aree protette: quella del Bondone riguarda un territorio molto ampio, con otto zone speciali di conservazione e quattro riserve locali, per un totale di 1100 ettari, e coinvolge enti pubblici e privati, con azioni concrete come gli sfalci di torbiera, e attività di conoscenza e divulgazione. Tra gli obiettivi del nuovo triennio, un tavolo per valutare il passaggio della rete a parco naturale locale. Anche qui, Urbani ha sollevato il potenziale divario tra principi e controllo reale del territorio, portando il caso del lago piccolo di Terlago: «È in condizioni pietose. Alla mancanza di pioggia si aggiungono importanti perdite d’acqua, e la grossa dispersione va danno di tutto il sistema ambientale, compresi pesci morti galleggianti».

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