Salute

martedì 11 Agosto, 2026

La scabbia? Il metodo tradizionale non va bene: meglio l’invermectina. Cosa dice lo studio trentino

di

Secondo i dermatologi che lo firmano i risultati sarebbero due volte superiori

Curare la scabbia? Uno studio trentino mette in discussione quanto fatto finora. Una ricerca coordinata dalla Dermatologia dell’Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino (Asuit) e pubblicata su The Lancet Infectious Diseases pone un interrogativo riguardo all’efficacia della terapia tradizionalmente utilizzata contro la scabbia.

Lo studio nazionale SCAB-net, che ha coinvolto 28 centri dermatologici italiani e 1.751 pazienti, ha rilevato che la permetrina, considerata per anni il trattamento di riferimento, ha raggiunto una guarigione clinica nel 41,1% dei casi. Risultati migliori sono stati osservati con il benzoato di benzile (83,3%) e con l’ivermectina orale (77,2%).

La ricerca è nata da un’osservazione effettuata proprio a Trento. Nel 2019, gli specialisti del Centro per la Salute sessuale – ambulatorio IST avevano iniziato a riscontrare una risposta sempre meno soddisfacente alla permetrina in pazienti sottoposti più volte alla terapia. Da quella esperienza è nata SCAB-net, trasformando un fenomeno osservato nella pratica quotidiana in una ricerca prospettica su scala nazionale.

La scabbia è provocata dall’acaro Sarcoptes scabiei e può colpire chiunque: non è una malattia legata alla scarsa igiene. La trasmissione avviene soprattutto attraverso contatti cutanei stretti e prolungati. Negli ultimi anni i casi in Italia hanno registrato una forte crescita e la gestione della malattia può essere complicata anche dalle reinfestazioni.

Proprio per questo, lo studio sottolinea l’importanza non soltanto della scelta della terapia, ma anche della corretta bonifica di indumenti e ambienti, necessaria per evitare che il paziente venga nuovamente infestato.

A guidare la ricerca è stato Riccardo Balestri, principal investigator e senior author, insieme a Tommaso Ioris, primo autore, e agli altri professionisti trentini coinvolti nello SCAB-net Study Group.

«Abbiamo deciso di non limitarci alla singola esperienza clinica, ma di costruire una rete nazionale per raccogliere dati prospettici e verificare l’efficacia dei trattamenti nel mondo reale», ha spiegato Ioris. Per Balestri, il valore della ricerca sta proprio nell’aver trasformato un problema incontrato quotidianamente negli ambulatori in evidenza scientifica utilizzabile per migliorare le cure.

Il risultato potrebbe contribuire all’aggiornamento delle future raccomandazioni terapeutiche europee, dando così una dimensione internazionale a una ricerca nata dall’esperienza della dermatologia trentina.

Commenti: