I numeri
venerdì 17 Aprile, 2026
La grande fuga dei giovani trentini: in mille all’anno vanno all’estero (ma tanti arrivano in Provincia dal resto d’Italia)
di Mario Pizzini
Per la fondazione Demarchi, la ragione principale è la qualitù del lavoro: in Italia gavette troppo lunghe e poca responsabilità
Dal Trentino se ne sono andate 1.146 persone all’estero nel 2023, un numero quasi raddoppiato rispetto alle 609 che avevano lasciato la provincia nel 2013. Il saldo è negativo: a fronte di 1.146 espatriati, si sono trasferiti in provincia 584 nuovi residenti. Si perdono 592 residenti ogni anno. I dati sono stati presentati ieri durante l’incontro in Provincia su «Mobilità giovanile: realtà e prospettive in Italia e in Trentino».
Il dirigente dell’Ispat Vincenzo Bertozzi ha presentato un rapporto dettagliato sulla demografia trentina, illustrando dati, tendenze e problematiche del territorio. Per quanto riguarda la mobilità interna, il saldo è positivo: a fronte di 2.911 trentini che si sono trasferiti in altre province d’Italia, ne sono arrivate 4.049 nel 2023, guadagnando 1.138 residenti. Dunque, sebbene il saldo naturale (differenza tra nascite e decessi) sia stabilmente negativo, la dinamica migratoria garantisce l’equilibrio della popolazione, che nel 2024 ha raggiunto i 546.573 abitanti.
In particolare il rapporto migratorio con le altre province italiane mostra, appunto, un andamento storicamente positivo e in crescita. Analizzando le fasce d’età nell’ultimo decennio (2013-2023), emerge come questa attrazione coinvolga trasversalmente quasi tutte le generazioni. La categoria più dinamica è quella di giovani tra 18-29 anni, che nel 2023 ha raggiunto un saldo positivo di +355 unità. Gli adulti (40-64 anni) sono una componente solida dell’immigrazione interna, con un saldo di +302 nel 2023 e lo stesso vale per la fascia 30-39 anni, che ha registrato +194 cittadini. Infine, anche minori (0-17) e over 65 contribuiscono all’attivo, indicando che il Trentino viene scelto anche come luogo ideale per la crescita dei figli e per la qualità della vita.
Se il bilancio con l’Italia è positivo, quello con l’estero racconta una storia diversa. Tra il 2013 e il 2023, il saldo migratorio con l’estero per i cittadini italiani è rimasto perennemente in negativo per quasi tutte le fasce d’età (over 65 esclusi). Il dato forse più allarmante è quello della popolazione tra i 18-29 anni, con un saldo che ha continuato a peggiorare drasticamente, raggiungendo nel 2023 il valore di meno 353. Analizzando più nel dettaglio il livello di istruzione, i dati evidenziano una «fuga» costante verso l’estero. Il saldo migratorio medio annuo è infatti di -101 per i cittadini in possesso di un diploma e di -89 per chi ha conseguito una laurea triennale o un titolo superiore. Quest’andamento negativo è riscontrato anche nella fascia 30-39 che al 2023 presenta un saldo di -104.
I numeri da soli non spiegano le radici di questo fenomeno. Per comprendere cosa spinga un giovane laureato a lasciare un territorio dove, statisticamente, la qualità della vita è alta, l’incontro ha dato voce all’indagine qualitativa di Sabrina Berlanda e Maria Nardello di Fondazione Demarchi. Lo studio, pur basandosi su un campione indicativo di 22 interviste ai famigliari, traccia una tendenza chiara. Oggi non si emigra tanto per necessità ma più per sfidare un’immobilità lavorativa che in Trentino si traduce in gavette troppo lunghe e scarse responsabilità. Il vero discrimine emerso sembra essere la qualità. All’estero i giovani trovano meritocrazia, stipendi più alti, burocrazia snella per la casa e tutele familiari (congedi e pari opportunità) che ti valorizzano. Questa «fuga» non va quindi letta come tradimento, ma come un desiderio di autorealizzazione che in Trentino (come in tutta Italia) appare talvolta più difficile.
L’incontro è stato inoltre un’occasione per illustrare gli avanzamenti del progetto «OUT4INGOV» da parte di Tommaso Pasqualini e per approfondire il tema dell’associazionismo.
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