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venerdì 17 Aprile, 2026

Rinotracheite bovina, il piano della provincia di Trento dopo l’epidemia in Vallagarina: malghe per la quarantena e indennizzi per gli agricoltori

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Il focolaio ha causato l'abbattimento di 200 capi: sarà attivato anche uno sportello

Un programma di tre anni e indennizzi per gli allevatori: è questo il piano messo in campo per contrastare la rinotracheite infettiva bovina (Ibr) nelle stalle della bassa Vallagarina, presentato mercoledì sera nell’auditorium di Avio. L’epidemia ha già portato all’abbattimento di 200 capi.

Presenti il presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti e l’assessore all’agricoltura Giulia Zanotelli, insieme a tecnici e veterinari, che hanno incontrato gli allevatori per fare il punto della situazione e illustrare le misure previste.

«Siamo consci che la situazione sia complicata e comprendiamo l’apprensione degli allevatori – ha spiegato il presidente Fugatti –. Da parte nostra abbiamo cercato il miglior compromesso per salvaguardare le aziende. Sapendo che l’intervento richiede del tempo, siamo disponibili a incontrare le aziende per costruire il miglior percorso utile a risanare la situazione. Invitiamo ogni allevatore a segnalare tempestivamente ogni nuova situazione che si dovesse verificare».

«La nostra priorità – ha dichiarato l’assessore Zanotelli – è quella di mettere in campo un piano di risanamento per recuperare la condizione di territorio indenne da Ibr sull’intero territorio provinciale, per tutelare e valorizzare l’attività di allevamento ed evitare il rischio della chiusura delle stalle».

Contagi in aumento

Nel corso dell’incontro, il direttore del Coordinamento dell’unità operativa igiene e sanità pubblica veterinaria Roberto Tezzele ha ricordato che l’Ibr è monitorata in tutta Europa da quasi 30 anni attraverso controlli regolari su latte e sangue.

In Trentino i primi casi sono emersi la scorsa estate proprio in bassa Vallagarina, con conseguente abbattimento degli animali contagiati. Il fenomeno, legato al contatto con capi infetti provenienti da aziende venete, si è aggravato nei primi mesi del 2026, con nuovi focolai registrati soprattutto ad Avio.

Il piano elaborato si svilupperà nell’arco di tre anni e prevede l’individuazione di malghe isolate per l’alpeggio dei capi provenienti da allevamenti positivi, misure per evitare contaminazioni indirette durante gli spostamenti, il rafforzamento della biosicurezza e l’esecuzione di test prima e dopo l’alpeggio.

Gli indennizzi

Accanto alle misure sanitarie, la Provincia sta preparando un intervento straordinario di sostegno economico. Come illustrato da Stella Caden, sostituto dirigente del Servizio agricoltura, sarà attivato un bando «a sportello» per consentire agli allevatori di richiedere indennizzi per le perdite legate all’abbattimento dei capi infetti.

Le domande dovranno essere accompagnate da un piano di azione concordato con i servizi veterinari, con indicazione di tempi, impegni e buone pratiche da adottare.

L’obiettivo è costruire un percorso condiviso tra istituzioni e allevatori, finalizzato a monitorare l’andamento della malattia e a riportare progressivamente il territorio alla condizione di indennità dall’Ibr.