In tribunale

mercoledì 8 Luglio, 2026

Inchiesta Romeo, in quattro a processo per l’affaire Hotel Imperial: tra loro Andrea Villotti, ex Patrimonio del Trentino

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Ci sono anche il direttore Maistri, Bolner e Pilati: la decisione del gip

La Procura va avanti dritta nell’inchiesta sulla presunta turbativa d’asta per la vendita dell’hotel Imperial di Levico Terme alla famiglia Agostini. Ieri Andrea Villotti, Michele Maistri, Rocco Bolner e Andrea Pilati, nell’udienza preliminare davanti al giudice Enrico Borrelli, sono stati tutti rinviati a giudizio. Il processo inizierà a metà ottobre. I reati ipotizzati per Villotti — che era presidente di Patrimonio del Trentino (società della Provinciale), proprietaria della struttura — sono corruzione, peculato e quello previsto dall’articolo 353 bis del codice penale, ovvero turbata libertà della scelta del contraente. Quest’ultimo reato è ipotizzato anche per gli altri tre imputati. La parte riguardante la gara per la vendita dell’albergo di Levico era stata stralciata dal resto dell’inchiesta «Sciabolata» su un giro molto ramificato e organizzato con a capo la famiglia Agostini.

Le accuse
Il 7 maggio dell’anno scorso l’ex presidente di Patrimonio del Trentino era finito agli arresti domiciliari accusato di essere stato un «funzionario pubblico stabilmente asservito al potere corruttivo degli Agostini». In particolare di Alessio Agostini. Un «funzionario infedele che si metteva a disposizione» per fare in modo che Agostini potesse acquisire l’Hotel Imperial di Levico. Secondo l’accusa lo avrebbe fatto ottenendo in cambio anche regali costosi come scarpe da mille euro o una borsa griffata da 2600 euro, innumerevoli pranzi e cene nei locali della famiglia di imprenditori in cui Villotti «era di casa», in particolare il Green Tower di Trento, ma anche frequenti accessi alla palestra e alla Spa dell’Hi Hotel, sempre in città. Almeno queste sono le contestazioni formalizzate a Villotti, rimasto quasi sei mesi agli arresti domiciliari, per quasi un ulteriore mese con l’obbligo di firma.
Il rinvio a giudizio, come detto, è stato notificato anche a Maistri, direttore generale di Patrimonio del Trentino, a Bolner, responsabile dell’area legale della società, e a Pilati, commercialista e consulente di Alessio Agostini, imprenditore, quest’ultimo, nel frattempo venuto a mancare. Tutti hanno sempre respinto le accuse. Mentre il pubblico ministero Alessandro Clemente sostiene che il bando per la vendita del Grand Hotel sia stato confezionato ad hoc per agevolare l’amico di Villotti, Agostini. Di fatto ai quattro viene contestata l’ipotesi di «turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente» in concorso, messa in atto tra giugno a novembre 2023, con abuso di poteri e violazione di doveri inerenti la pubblica funzione. Per gli inquirenti alla definizione della proposta d’acquisto avrebbero lavorato Maistri, Bolner e Pilati. Uun lavoro a più mani per un bando fatto ad hoc per il ristoratore, cucito «su misura», con una base d’asta di 10 milioni di euro, già nell’estate del 2023, quando ancora non era noto che la Fidelity Italia srl, l’allora società che gestiva la struttura, volesse lasciare. Al telefono Agostini aveva spiegato che con Villotti si stava lavorando a una proposta di acquisizione dell’Imperial con la formula «rent to buy», un pagamento mensile, simile a un canone d’affitto, che però permettesse nel tempo di acquistare l’immobile, concordando pure la restituzione del 50% degli investimenti da parte dell’Ente. Dal canto suo Villotti lo aveva detto che una volta arrivata la disdetta della società tedesca — presentata il 5 ottobre 2023 — avrebbe portato «il problema» in consiglio di amministrazione con la soluzione già pronta: la manifestazione d’interesse di Agostini. E così era stato. Le difese respingono questa ricostruzione.

Corruzione e peculato
Villotti, assistito dall’avvocato Giovanni Rambaldi, si trova a rispondere anche di altre due ipotesi. E cioè di corruzione in merito a cene e pranzi che si faceva offrire da Agostini al Green Tower, oltre al libero accesso a Spa, palestra e servizi dell’Hi Hotel, alla borsa Louis Vuitton da 2600 euro e alle scarpe da mille. Regali dell’imprenditore per ingraziarsi il dirigente pubblico e ottenere l’aggiudicazione dell’hotel, per ottenere autorizzazioni, consulenza tecnica e informazioni, anche riservate. C’è anche l’accusa di peculato, per l’Iphone da poco meno di 1500 euro, di Patrimonio del Trentino, che Villotti aveva a disposizione per motivi di lavoro e che ha regalato alla dipendente dell’Hi Hotel verso cui nutriva una simpatia.