Italia
lunedì 15 Giugno, 2026
Immagini intimi delle passeggere e frasi sessiste: bufera sugli autisti di bus e tram milanesi
di Redazione
Si scambiavano foto di donne riprese dalle telecamere montate sui mezzi. Sdegno di Sala e Atm, denunce in Procura
Scatti rubati dalle telecamere di sorveglianza dei mezzi pubblici e commenti sessisti. Questo il contenuto di una chat di gruppo tra dipendenti di Atm, Azienda di trasporti milanesi, che estrapolavano immagini di donne sedute o in piedi sui tram per poi scambiarsele su Whatsapp e accompagnarle con frasi a sfondo erotico. L’attività è stata scoperta da una passeggera che, mentre era seduta sul tram 15 del capoluogo lombardo, ha visto dal cellulare del suo vicino (un autista in pausa facilmente riconoscibile dalla divisa) le conversazioni su un gruppo denominato “Staff Ticinese”. Da lì è partita la denuncia.
Ora si va verso l’apertura di un fascicolo in Procura; la polizia locale, infatti, da quanto si è appreso, sta attendendo una denuncia da parte dell’Azienda dei trasporti milanesi e poi la trasmetterà agli inquirenti diretti dal procuratore Marcello Viola. La Procura, poi, dovrà valutare i contenuti della denuncia e semmai decidere per quale ipotesi di reato procedere, ad esempio, per accesso abusivo a sistema informatico. «Agiremo in ogni sede opportuna rispetto a qualsiasi irregolarità commessa», ha fatto sapere Atm. Il caso è stato reso noto dall’attivista e scrittrice Carlotta Vagnoli nella sua newsletter Rassegna Stanca.
«Atm deve far luce, ma deve anche intervenire per individuare i responsabili e metterli nelle condizioni di non nuocere ancora», ha commentato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. «Supponiamo che si tratti di reati, quindi le mie indicazioni ad Atm sono di essere certamente incisivi in analisi e duri anche nei provvedimenti da prendere», ha concluso. Tutte le immagini della chat, oltre a essere state acquisite in modo del tutto illecito, ritraevano solo donne ed erano accompagnate da commenti osceni. «Erano fotogrammi su gambe, volti, seni e cosce di donne ignare di essere diventate carne da macello per un gruppo di uomini con la divisa dell’azienda», ha detto la ragazza che ha scattato la foto al cellulare del dipendente Atm che le sedeva accanto.
Dopo la denuncia social e la risposta di Atm, il caso è arrivato all’attenzione della magistratura e del Garante per la Privacy. Il Codacons ha deciso di presentare un esposto alla Procura di Milano e all’Autorità per la tutela dei dati personali in cui si chiede di aprire una indagine anche alla luce del possibile reato di revenge porn. «Si tratta di un episodio gravissimo sul quale è necessario fare chiarezza – ha spiegato il presidente Codacons Lombardia, Marco Maria Donzelli – perché se confermati i fatti così come emersi ci troveremmo di fronte a pesanti illeciti sanzionati dal nostro Codice penale, che aprirebbero tra l’altro la strada ad azioni risarcitorie in sede civile da parte delle vittime». Il Codacons ha chiesto alla Procura di aprire una formale inchiesta: analogo esposto presentato al Garante per la Privacy affinché accerti la violazione delle norme a tutela della riservatezza e dei diritti fondamentali delle persone. Qualora venissero accertate le violazioni, ha precisato Donzelli, le donne vittime degli illeciti potranno «agire in sede civile per il risarcimento dei danni subiti».