la storia
giovedì 1 Gennaio, 2026
Da Sydney a Primiero verso la Formula 1, Gianmarco Pradel: «Questo è il mio sogno e so che non basta solo il talento»
di Manuela Crepaz
Il pilota 19enne nato in Australia da famiglia trentina corre nei campionati europei e studia tra una gara e l’altra: dal kart alla Ferrari Driver Academy, passando per il GB3, con Primiero come base e orizzonte mondiale nel mirino
Dall’Australia a Primiero, con l’obiettivo di diventare un pilota professionista e spingere al massimo verso la Formula 1. È la storia di Gianmarco Pradel, 19 anni, nato e cresciuto a Sydney, oggi vive a Transacqua correndo sui circuiti europei. «La Formula 1 è il mio sogno, so che non basta solo il talento», racconta.
Il cognome tradisce le origini primierotte. Suo padre John è figlio di Anna Tavernaro e Marco Pradel, che negli anni ’50 lasciarono il Trentino per cercare fortuna in Australia. Mamma Loretta ha origini venete e trentine. Sin dall’infanzia Gianmarco è uno sportivo, ma la sua vera passione sono i motori: «Da piccolo sapevo solo che volevo guidare».
Poi scoppia la passione per i kart e, verso i nove anni, comincia a gareggiare. La svolta arriva con la Ferrari Driver Academy: una selezione durissima in Malesia, da 25 candidati a due. Gianmarco è tra loro e arriva a Maranello.
Da lì inizia l’avventura europea e il trasferimento in Italia. Test, allenamenti e gare lo portano a correre nei campionati italiani Formula 4 ed Euro4 con il team tedesco US Racing. A Monza arriva la prima vittoria, con sette podi complessivi, mettendosi in luce tra i giovani talenti del panorama internazionale.
All’inizio di quest’anno ha fatto il salto nel GB3 Championship, un passaggio cruciale verso Formula 3, Formula 2 e Formula 1. Corre con il team Rodin Motorsport, affrontando una nuova sfida in un contesto ancora più competitivo.
Il campionato GB3, iniziato in aprile, si è concluso lo scorso ottobre: «Nove podi, due vittorie e quarto posto finale». Frequenta un liceo scientifico internazionale a Zurigo, seguendo lezioni online tra test e gare. «Il pilota non può essere solo un bravo guidatore, deve capire la tecnologia».
La sua pagina Instagram racconta cosa c’è dietro un podio: allenamenti fisici e mentali, rigore, disciplina, ma anche soddisfazioni.
In questo periodo è impegnato nel post-season testing sui circuiti europei, da Paul Ricard a Jerez, da Silverstone a Monza.
Nel 2026 il casco avrà anche la bandiera italiana. «Mi sento sempre più italiano», racconta. Sulla scelta di vivere a Primiero: «Mi aiuta a tenere i piedi per terra».
«Questa valle è un paradiso», dice parlando di natura, serenità e qualità della vita.
Il suo circuito preferito è Imola, poi Monza e Hungaroring. Nel futuro c’è la Formula 1, ma oggi la priorità è la patente italiana. «Bisogna restare positivi e concentrati sull’obiettivo».
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