Vallagarina

mercoledì 15 Aprile, 2026

Bypass, auditorium pieno a Marco per protestare contro il progetto: «Robol abbia il coraggio di dire no»

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La sindaca non si sbilancia: «Useremo ogni spazio per salvaguardare il territorio». Residenti preoccupati: «Dalla Montecatini alla discarica, non possiamo essere sempre noi a pagare»

Sala piena, toni accesi e applausi: il bypass ferroviario, ancora una volta, divide Marco. Lunedì sera l’auditorium, di nuovo esaurito, ha ospitato un confronto «scoppiettante» con la sindaca. Da una parte un paese compatto nel rifiuto dell’opera, dall’altra un’amministrazione che resta ancorata a una linea istituzionale. Il messaggio dei cittadini arriva netto: «L’opera non la vogliamo».

Al centro del confronto la sindaca Giulia Robol: «Quello che chiediamo a Rfi è una soluzione tecnica diversa, una quarta via, che consenta la qualità del vivere qui a Marco, evitando infrastrutture in superficie e imbocchi troppo vicini alle abitazioni». La strategia dell’amministrazione è quella di redigere un documento di osservazioni, cresciuto da 36 a 45 punti (ancora aperto), che sarà depositato entro il 9 maggio. Nello specifico, queste ultime riguardano tre ambiti: aspetti tecnico -economici (15), sostenibilità ambientale (17) e impatto sociale (13).

In merito, il dirigente comunale Luigi Campostrini ha spiegato: «Stiamo lavorando per presentare osservazioni che abbiano una valenza strategica e politica. L’intento è attribuire loro un peso istituzionale, perché è attraverso questo livello che possiamo essere più incisivi e, se ci sono i presupposti, farci ascoltare davvero – ha continuato -. Usiamo il principio di precauzione perché si interviene sulla vita delle persone, sulla memoria e sull’identità della comunità». L’obiettivo, quindi, è spingere Rfi a valutare soluzioni alternative, come l’interramento o l’allungamento della galleria, al fine di ridurre gli impatti sul territorio. Ma è proprio qui che emerge il nodo politico: per molti cittadini non basta «operare all’interno delle procedure», ma serve una posizione chiara. Per chi vive a Marco, l’impatto del progetto resta il tema centrale e le modifiche al tracciato proposte non sono risolutive.

Alla domanda diretta – opera sì o opera no – la sindaca non si è sbilanciata: «Useremo ogni spazio per dire: così no». La risposta ha suscitato ulteriori interventi da parte del pubblico: «Il Comune rappresenta i cittadini e deve dire da che parte sta», e ancora: «Se il progetto resta questo, avrete il coraggio di dire no?». Anche la circoscrizione ha espresso la propria posizione. «Stiamo pensando di convocare un consiglio già lunedì prossimo per costruire un documento unico che raccolga tutte le criticità emerse in queste serate – ha detto il presidente Gianfranco Setti -. Come circoscrizione vogliamo portarle avanti, insieme a quelle dei cittadini. La linea è dire no all’opera così com’è. Dobbiamo fare corpo unico e opporci finché possibile». Un pensiero condiviso anche dalle associazioni presenti. Poi sono emerse anche critiche puntuali: «Spostare l’ingresso di poche centinaia di metri è solo un’operazione di facciata», così come: «Tra Marco e Serravalle, in tre chilometri, ci ritroviamo due imbocchi di galleria: cambia poco o nulla».

Per altri il tema centrale è la qualità della vita. «Si parla di opera indispensabile, ma per noi l’unica cosa indispensabile è vivere bene. Se la perdiamo, perdiamo l’identità del paese» hanno detto. Una preoccupazione che si intreccia con la memoria del territorio: «Abbiamo già dato, dalla Montecatini alla discarica. – ha aggiunto un altro residente – Non possiamo essere sempre noi a pagare». A pesare è anche la prospettiva del cantiere: oltre sette anni di lavori e centinaia di operai, con un impatto costante sulla quotidianità. Restano poi dubbi sulla reale necessità dell’opera: «Prima di intervenire sul territorio bisogna dimostrare, con dati aggiornati, che la rete è davvero al collasso». In questa direzione si inserisce anche la posizione del comitato no tav: «Oltre a evidenziare gli impatti ambientali, riteniamo necessario mettere in discussione le basi dell’opera. Chiediamo che venga inserita una nuova sezione nelle osservazioni ufficiali del Comune: le ragioni dell’intervento. È necessario dimostrare con dati aggiornati se la rete sia effettivamente al collasso». Nel dibattito è stato richiamato anche il ruolo della Provincia. Le dichiarazioni del presidente Maurizio Fugatti al Mart sono state interpretate da alcuni come un aut aut: «O accettate questo progetto, o Rfi destinerà i fondi altrove, lasciando comunque il traffico merci – destinato a passare da 75 a 194 treni al giorno – sulla linea storica». «Un ultimatum», hanno commentato alcuni cittadini. La sindaca ha infine ribadito: «La priorità è la salvaguardia del territorio. Saremo battaglieri in ogni fase istituzionale».