Il ricordo

domenica 31 Maggio, 2026

Addio a Lanzinger, il ricordo dei colleghi: «Era un “bocia” curioso, ha portato il nostro museo in Europa»

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Il paleoantropologo è stato direttore del Muse dal 2013 al 2024

Che Michele Lanzinger avesse una marcia in più i «vecchi» colleghi del Museo di scienze, che aveva sede nel palazzo Sardagna di via Calepina a Trento (oggi sede del rettorato dell’Università) se n’erano accorti fin dagli anni Settanta. Dalle loro parole la figura di Lanzinger emerge come quella di un innovatore precoce, dopo lo stallo che si era prodotto dal 1965 al 1992 negli anni della direzione di Gino Tomasi (1927-2014). Con lui, dicono, si passò da un museo statico a un polo museale con grandi intuizioni e agganci internazionali.

«Era un “bocia” curioso»
Bruno Angelini (1942) ha avuto Michele Lanzinger come direttore per una decina d’anni fino al 2001 quando è andato in pensione. «Ma già da studente veniva al museo, si interessava di ricerca, frequentava in particolare Bernardino Bagolini (1938-1995), lo seguiva nelle sue ricerche. Era interessato alla preistoria. Il “bocia” era curioso, attento a tutto ciò che ruotava attorno al museo». «Quando ce lo siamo trovato come direttore — ricorda Maria Rosa Preti, vedova del professore Pietro Nervi — non è stata una sorpresa. Perché frequentava il museo da anni. Aveva vinto un concorso, ma aveva avuto pure la possibilità di un contratto con l’Università di Ferrara dove si era laureato. Eppure aveva scelto il museo. E per il museo è stata tutta un’altra storia».

«Si adoperò subito per le Viote»
Il poeta Fabrizio da Trieste, 90 anni, conservatore al Museo di scienze dal 1964 al 2002, racconta che quando Lanzinger divenne direttore, andò da lui per prospettargli l’ampliamento dell’orto botanico alle Viote, sul Bondone, che curava personalmente. «Non solo appoggiò l’idea, ma si impegnò personalmente per ampliarne l’area e la funzione». Benché siano passati molti anni, i tre colleghi sono concordi nell’affermare che Michele Lanzinger ha saputo trasformare l’ambiente museale scientifico, dal «vecchio» al «nuovo», grazie a una curiosità disciplinata, una preparazione solida, ma soprattutto la capacità di costruire reti internazionali.

Parigi trampolino di lancio
«Era ancora studente — ricorda Bruno Angelini — e Bernardino Bagolini mandò Michele Lanziger, al suo posto, a un convegno internazionale sul Peleolitico, a Parigi. Qualcuno telefonò dalla Francia per dire che il ragazzo aveva stoffa da vendere e intuizioni brillanti». Cominciò lì, con quella estemporanea trasferta, la fitta rete di collegamenti con enti museali e ricercatori scientifici in tutto il mondo. Per Lanzinger, Parigi fu un trampolino di lancio che gli consentì di consolidare contatti europei e credibilità fino a ruoli apicali. Una visione che lo portò a riorganizzare la conservazione e la fruizione del Museo, trasformando processi e mentalità ereditate dalla «abitudine a fare di tutto» verso una struttura più moderna.

«Applicava visione e disciplina»
«Il punto è – dicono i suoi anziani colleghi – che Michele non solo era competente e poliedrico (suonava la viola, era diventato pure presidente del Conservatorio di musica di Trento e Riva del Garda), ma soprattutto vedeva lontano e aveva idee chiare. Applicava visione e disciplina per collegare geologia, storia e organizzazione museale». È stato per molti versi un anticipatore, un ponte fra tradizione ed Europa, il motore del rinnovamento gestionale dei musei scientifici.
Lo ricordano i suoi colleghi del Muse, il nuovo Museo delle scienze fortemente voluto da Michele Lanzinger e avviato nel 2013: «Grazie alla sua visione, il Muse è diventato un punto di riferimento internazionale, un successo testimoniato anche dai suoi prestigiosi ruoli pubblici tra cui la presidenza di Icom Italia (International council of museums), di Anms (Associazione nazionale musei scientifici) e la partecipazione ai comitati direttivi di Ecsite (European network of science centers and museums) e Icom Europe». Mancherà alla scienza, mancherà al Trentino e ai tanti che gli hanno voluto bene.