Terra Madre
lunedì 19 Gennaio, 2026
La Fondazione Cima: «A Nord Est siccità nevosa: in Trentino manca il 68% della neve»
di Davide Orsato
Manto scarso anche a 2000 metri. «Le nevicate eccezionali in Piemonte a dicembre? Tutto nella norma»
Il Nord Est d’Italia è il centro critico della «siccità da neve» di questo inverno 2025 – 2026. Lo scrive, nero su bianco, la fondazione Cima, ente di ricerca che si occupa dello studio, la previsione e la prevenzione dei rischi legati ai cambiamenti climatici e che da anni si occupa di fotografare le condizioni nevose in tutta Italia. I dati sono freschissimi, il bollettino è stato pubblicato domenica 18 gennaio.
Risulta che i due bacini su cui insistono gran parte dei corsi d’acqua trentini, quello dell’Adige e quello del Brenta, presentano due dei deficit più marcato a livello italiano. Nel primo caso manca all’appello il 68% dellla neve, nel secondo «solo» il 59%. Insomma, come i conoscitori delle montagne trentine si saranno già accorti, il mese di gennaio, per quanto freddo, non ha aiutato le riserve nevose, importanti non solo per l’ambiente (oltre al turismo invernale) ma anche per scongiurare il rischio di siccità nei mesi estivi. «L’indice snow – water equivalent (che calcola, per l’appunto, quanta acqua può apportare la neve, ndr), è rimasto sostanzialmente invariato dall’inizio di dicembre, a caua dell’assenza di nuove nevicate», scrivono i ricercatori della Cima. Il fatto che ci troviamo in una «snow droughts», ossia in una «siccità da neve» è confermato anche dalla distribuzione del manto nevoso in quota. «Gli accumuli – si legge nel report Cima – sono molto ridotti alle quote medio-basse e anomalie ancora significative anche oltre i 2000 metri. Una situazione che, se persistente, potrebbe influenzare la disponibilità idrica nei mesi successivi».
La situazione risulta meno critica in altre parti d’Italia, in particolare sugli Appennini, dove «si registra un miglioramento rispetto a metà dicembre, ma il deficit complessivo resta elevato, intorno al -47%. Le nevicate di inizio inverno non si sono tradotte in un consolidamento del manto nevoso, soprattutto a causa delle temperature elevate, che hanno favorito una rapida fusione». Insomma, anche dove sembra andare bene la tendenza è tutt’altro che duratura. I ricercatori di Cima, infine, si tolgono un sassolino dalla scarpa parlando del caso Prato Nevoso. La località di Cuneo è stata, a fine dicembre, al centro di una nevicata che, qualcuno, ha definito «storica». Ma i dati dimostrano che non c’è stato nessun record. «Ciò che è sembrato “straordinario” – la conclusione – lo è soprattutto nella nostra percezione: sempre più spesso non siamo più abituati a un inverno con precipitazioni regolari e a un manto nevoso in grado di costruirsi in modo continuo nel tempo. Quando questo accade, la neve torna a sorprenderci».
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