Trento
venerdì 10 Ottobre, 2025
Rapina in via Falzolgher, i dubbi di Gallizioli: «Niente segni di scasso, qualcuno aveva le chiavi»
di Patrizia Rapposelli
La vittima: «Sento ancora la sensazione della pistola che preme alla tempia. Mi hanno chiesto la combinazione della cassaforte, ho risposto: piuttosto ammazzatemi»
«Forse qualcuno aveva la chiave per entrare». Eugenio Gallizioli, l’imprenditore 72enne rapinato nella villetta di via Nedda Falzolgher, si concentra su un particolare che potrebbe fare la differenza nelle indagini. Un dubbio insinuato dal fatto che non sono stati riscontrati segni di effrazione né sulla porta d’ingresso né sulle finestre. Un dettaglio che lascia ipotizzare che i rapinatore potessero avere accesso facilitato all’abitazione del commerciante.
Ma i dubbi sono tanti e, ieri mattina, «sono tornato dai carabinieri», determinato a «non lasciare nulla al caso».
La notte dopo la rapina
Eugenio ha trascorso la notte dopo la rapina fuori casa. «Di certo passerà del tempo prima che torni a dormire in quella stanza», racconta ancora sotto choc. Una notte trascorsa nell’insonnia, incapace di trovare riposo mentre riviveva ogni attimo del terribile episodio. «Mi sembrava ancora di sentire i rumori dei passi pesanti dei ladri— confida— Le canne delle pistole premute sulla tempia, la lama fredda del coltello sulla gola. La luce spietata del frontalino puntato in faccia». E, poi, il terribile ricordo della banda che con la fiamma ossidrica ha aperto la cassaforte da gioielleria alta quasi un metro e ottanta. «L’odore della fiamma che bruciava il metallo lo sento ancora nell’aria». Eugenio rivive quegli attimi come una scena da film, «i volti coperti, i guanti che nascondevano le mani».
I sospetti
L’imprenditore non si dà pace. Continua a pensare a come quattro persone si possono essere intrufolate nella sua casa. «La mia prima ipotesi è stata che stavo scaricando i bagagli dalla macchina e ho lasciato la porta d’ingresso aperta — insiste— Sarà trascorsa mezzora, ma possibile di non essermi accorto di nulla? ». Una domanda a cui cerca di dare una risposta: «Forse prima è entrato un ladro e questo ha spianato la strada agli altri nel momento in cui mi sono coricato», spiega Eugenio. Che con qualche esitazione riflette: «Qualcuno potrebbe aver usato direttamente la chiave, magari l’hanno duplicata. Allora si spiegherebbe tutto. Comunque ho fiducia nelle forze dell’ordine e presto troverò le risposte che sto cercando».
Il rifiuto di dare il numero
L’imprenditore, durante quegli attimi concitati, si è rifiutato di dare ai rapinatori la combinazione della cassaforte. «Mi hanno insultato, a lungo. Hanno minacciato di tornare nel caso fosse arrivata la polizia. Ho detto loro: «Piuttosto ammazzatemi».
L’incubo senza fine
Ma all’indomani della rapina, le domande si accavallano nella mente dell’imprenditore. «Possibile che i vicini non si siano accorti di nulla? ». Tutto è avvenuto nella zona residenziale lungo la collina che da Villazzano scende verso il quartiere della Bolghera. La casa di Gallizioli è l’ultima della via, a ridosso di via Dante Sartori, alla quale è collegata da una piccola rampa di scale. «Ogni giorno, alle prime luci dell’alba, in molti passano con il cane a guinzaglio per fare una passeggiata nel parco— spiega— Non capisco come è possibile che nessuno abbia notato la macchina con i rapinatori incappucciati sgommare da casa mia». Quello che è certo è che per Eugenio Gallizioli l’incubo non è ancora finito: resta aperto come una ferita che fatica a rimarginarsi.
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