Canal San Bovo

lunedì 6 Luglio, 2026

Vanoi, gli Stóli de la Totoga diventano visitabili. Gallerie scavate nella roccia come avamposti difensivi della Grande Guerra, offrono un’esperienza tra natura, memoria e paesaggio

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Si tratta di un complesso di gallerie su due livelli, con sette sale principali affacciate sulla Valle del Vanoi

C’è una novità che arricchisce l’offerta escursionistica delle valli di Primiero e Vanoi: l’apertura al pubblico degli Stóli de la Totoga. Situati sul monte omonimo, questi manufatti rappresentano una delle testimonianze più imponenti della Grande Guerra nel territorio. L’inaugurazione, avvenuta il mese scorso, completa un tassello importante del più ampio progetto di riqualificazione dei sentieri storici della Grande Guerra. I lavori di recupero, commissionati dal Comune di Canal San Bovo in cofinanziamento con la Comunità di Valle, sono costati complessivamente 150 mila euro. Il progetto porta la firma dell’architetto Giampietro Pitteri, mentre l’esecuzione è stata affidata alla ditta Dino Cosner.

Ma cosa sono, esattamente, gli stóli? La parola deriva dal tedesco Stollen, mutuato dal dialetto locale già in epoca mineraria, quando indicava le gallerie di scavo. Sono ambienti scavati direttamente nella montagna, collegati tra loro da cunicoli e gallerie, realizzati dall’esercito italiano nella Prima guerra mondiale come avamposto difensivo. Quelli della Totoga si sviluppano su due livelli, con sette sale principali affacciate sulla valle del Vanoi e sul monte Cauriol e quattro ambienti interni più piccoli, collegati da un passaggio verticale. Davanti all’ingresso della galleria inferiore restano ancora due basamenti in cemento destinati all’artiglieria contraerea. Sul fronte opposto, gli Stóli di Morosna, sul Monte Vederna, completano idealmente il racconto di questo sistema difensivo. Se dalla Totoga lo sguardo domina la valle del Vanoi, da Morosna si apre invece la vista sulla conca di Primiero.

Per raggiungere gli stóli si può percorrere un anello di circa 13 chilometri, con un dislivello complessivo attorno agli 860 metri e cinque ore di sola camminata: un itinerario adatto a buoni camminatori. Si parte da Passo Gobbera, dove sono presenti parcheggio e fontana, imboccando la forestale che sale leggermente sul versante nord della Totóga e passa accanto a una calchèra restaurata, utilizzata per la produzione della calce fino al 1950. Il sentiero prosegue verso il panoramico Còl de la Crós e poi sul versante ovest del monte, tra passaggi rocciosi esposti ma ben protetti, fino ai ruderi dei vecchi Masi de Totoga e ai Pradi de Totoga Alta. Da qui si sale al rifugio forestale San Giovanni Gualberto, punto di sosta sempre aperto, a due passi dagli stóli.

Dopo la visita alle gallerie, merita raggiungere la cima del Monte Totoga, a 1705 metri, dove lo sguardo spazia sulle valli di Primiero e Vanoi e sulle montagne circostanti. Il rientro riparte dal sentiero vicino agli stóli, che torna a Passo Gobbera passando sopra la chiesetta di San Silvestro, con ampie vedute sulla valle di Primiero. È un itinerario ancora poco conosciuto, immerso quasi per intero nel bosco, tra panorami di grande respiro e un silenzio raro in alta stagione: una montagna bella, severa senza essere respingente, che aggiunge alla proposta escursionistica del Vanoi un’esperienza fatta di natura, memoria e paesaggio.

Il contesto storico spiega perché la montagna custodisca queste tracce. Quando l’Italia entrò in guerra, nel maggio 1915, Primiero e Vanoi facevano parte dell’Impero austro-ungarico, che scelse di lasciare le due valli agli italiani per attestarsi su una linea più arretrata, dietro Passo Rolle e il Cauriòl. Sulla Totoga e sulla Vederna vennero così costruiti trinceramenti e postazioni di artiglieria. Rimasti inattivi per gran parte del conflitto, gli avamposti entrarono in azione nel novembre 1917, dopo Caporetto, quando le truppe austro-ungariche occuparono Mezzano e Canal San Bovo. Le artiglierie della Totoga e della Vederna riuscirono a rallentare l’avanzata per tre giorni, prima che la fanteria austro-ungarica conquistasse la posizione, costringendo gli italiani alla ritirata e alla distruzione dei pezzi di artiglieria.