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martedì 2 Giugno, 2026

Legge elettorale, il Trentino Alto Adige diventa un caso: «Rischio incostituzionalità» sul premio di maggioranza

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Centrosinistra all’attacco della riforma della legge elettorale. Nel mirino l’esclusione dei voti del Trentino Alto Adige dal calcolo del premio di maggioranza nazionale. Tonini e Fornaro: «Violato il principio del voto uguale»

È il centrosinistra che solleva il tema, ma anche il centrodestra sa bene che il punto che riguarda la declinazione della legge elettorale sul Trentino Alto Adige è delicato. La proposta della maggioranza escluderebbe i voti espressi a livello regionale dal calcolo del premio di maggioranza che scatta a livello nazionale, e di conseguenza non è previsto il listino da cui attingere nel caso di assegnazioni ulteriori di parlamentari in caso di superamento da parte di una coalizione della soglia del 42% dei suffragi. «Si rischia l’incostituzionalità», osserva l’ex senatore dem Giorgio Tonini, che di leggi elettorali si è occupato durante la sua attività parlamentare.

«Irragionevole esclusione»

«In tutte le ultime leggi elettorali — afferma il deputato Federico Fornaro, componente della commissione Affari costituzionali, anche lui del Pd — i voti del Trentino Alto Adige si sommavano ai fini del calcolo della cifra elettorale nazionale. Ma l’attuale proposta di riforma della legge elettorale — osserva — la esclude dal conteggio, ovvero i voti non vengono calcolati sia per il raggiungimento della soglia di attribuzione del premio di governabilità sia ai fini della soglia di sbarramento». E la denuncia: «C’è un dato di assoluta irragionevolezza».

A questo si aggiunga il commento, rilasciato a caldo ad alcuni dem dopo aver letto l’ultima versione della riforma elettorale, di Stefano Ceccanti, costituzionalista: «Si tratta di una discriminazione di quegli elettori che non pesano sul risultato complessivo del premio di maggioranza. Così si nega il principio del voto uguale e, in particolare, la differenza di voti del Trentino Alto Adige potrebbe in astratto ribaltare il vincitore».

Concorda l’ex senatore Tonini: «Se neutralizzi i voti del Trentino e dell’Alto Adige, un bacino di un milione di abitanti, quei voti non concorrono a far vincere e perdere una delle coalizioni. Ma potrebbero essere determinanti. Il centrodestra, o il centrosinistra, potrebbe vincere o perdere per uno scarto inferiore ai voti espressi da una parte o dall’altra in Trentino Alto Adige. E non è un ragionamento astratto, perché è già successo». Tonini ricorda le elezioni del 2006: «Vinse Romano Prodi per 20mila voti. Senza i voti espressi in Trentino e in Alto Adige avrebbe vinto Silvio Berlusconi».

La norma contestata

«Fino ad ora la legge elettorale della Camera — spiega Tonini — era sempre rimasta uguale al resto d’Italia. Ora invece una cosa diversa: il Trentino non rientra nel calcolo del premio di maggioranza, una cosa strana, difficilmente spiegabile dal punto di vista costituzionale».

Ma da dove nasce questa nuova ipotesi? «In passato — continua l’ex senatore dem — il Senato funzionava diversamente dal resto d’Italia. Sia il Porcellum di Calderoli che il Rosatellum avevano mantenuto lo schema del Mattarellum: collegi uninominali. Ma in nessuna di queste leggi elettorali era previsto, al Senato, il premio di maggioranza nazionale».

Questa volta, per evitare come in passato un Senato «ballerino», la proposta di un premio di maggioranza: «Il problema è che il calcolo viene fatto su base nazionale, quando la Costituzione afferma che il Senato è eletto su base regionale, e già questa è cosa incerta dal punto di vista costituzionale. Ma si arriva anche a proporre che il Trentino Alto Adige, sia alla Camera che al Senato, non concorra alla definizione di questo premio». E qui, per Tonini, «il profilo di incostituzionalità aumenta».

L’ex senatore prevede «ricorsi dell’elettorato attivo per non poter votare come tutti gli altri», ma anche dell’elettorato passivo: «Anche chi non sarà eletto potrebbe fare ricorso».

Richieste della Svp

Nessuno lo dice espressamente, ma sembra che sia stata la Svp a chiedere di togliere la regione dal bacino che definisce il premio di maggioranza. Il partito di raccolta non sarebbe dunque obbligato a stare da una parte o dall’altra. Per essere blockfrei fino in fondo, senza entrare in competizione con il centrodestra o con il centrosinistra.

«Per loro va bene — osserva Tonini — ma a tutti gli altri va bene uguale? La cosa è alquanto discutibile. Perché un elettore trentino non può concorrere a premiare una parte o l’altra? Siamo autonomi — conclude — ed è giusto trovare la formula che garantisca la rappresentanza dei gruppi linguistici, ma non siamo una terra d’oltremare a cui si dà solo il diritto di tribuna in Parlamento».