La cerimonia

martedì 2 Giugno, 2026

Festa della Repubblica, il discorso del sindaco Ianeselli: «La democrazia si misura sulla difesa dei diritti altrui»

di

Nel giorno dell’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica, il primo cittadino ha voluto ricordare il valore di quel «miracolo della ragione» nato dalle macerie del nazifascismo

Un profondo richiamo alla responsabilità individuale, l’orgoglio per il ruolo storico del Trentino e una ferma difesa dei principi di uguaglianza e giustizia sociale di fronte alle derive dell’indifferenza e dei conflitti internazionali. Sono questi i capisaldi dell’intervento del sindaco di Trento, Franco Ianeselli, pronunciato in occasione delle celebrazioni del 2 giugno. Nel giorno dell’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica, il primo cittadino ha voluto ricordare il valore di quel «miracolo della ragione» nato dalle macerie del nazifascismo, esortando la cittadinanza a non considerare i diritti conquistati come un dato acquisito, ma come un impegno quotidiano e collettivo.

Nel suo discorso, Ianeselli ha tracciato una linea netta tra il passato e il presente, ricordando come la transizione istituzionale del 1946 sia avvenuta in modo pacifico e con uno straordinario entusiasmo popolare. Un’epopea democratica che ha visto il territorio trentino assoluto protagonista:

«In questa epopea democratica, il Trentino si distinse perché fu una roccaforte repubblicana, anzi tra le più repubblicane d’Italia: al referendum istituzionale del 2 giugno si espresse in modo schiacciante contro la monarchia, bocciata dall’85 per cento dei trentini».

Un dato plebiscitario che, secondo il sindaco, rifletteva il profondo trauma dei venti mesi di occupazione nazista nell’Alpenvorland e il desiderio di riscatto dopo gli orrori della guerra. Fondamentale, in questo processo, è stato il debutto delle donne sulla scena politica, non più relegate dal fascismo al ruolo di subalterne ma «fiere protagoniste del cambiamento politico».

Il sindaco ha poi esaltato lo straordinario sforzo unitario dei membri della Costituente che, superando le profonde divisioni ideologiche nel nome dell’antifascismo, seppero redigere una Carta rivoluzionaria. Il cuore pulsante di questo impianto resta l’articolo 3, definito da Ianeselli come un testo che «risuona come una promessa postuma fatta dai Costituenti agli italiani del futuro».

Tuttavia, il primo cittadino ha espresso preoccupazione per l’assuefazione moderna verso le disuguaglianze sociali, in particolare per quanto riguarda i diritti fondamentali come la salute, l’istruzione e la casa:

«Eppure è proprio nella capacità di difendere i diritti di chi ci è estraneo, di chi è diverso da noi che si misura la maturità di una democrazia: perché, come ci insegna la storia, rimanere indifferenti o peggio giustificare le limitazioni della libertà o la disuguaglianza subite da altri apre una ferita che alla lunga può rivelarsi pericolosa per tutti».

L’orizzonte del discorso si è poi allargato allo scenario geopolitico globale, dove la Costituzione italiana impone il ripudio della guerra e la ricerca della pace attraverso il dialogo europeo e internazionale. Ianeselli non ha nascosto la gravità del momento storico presente, denunciando la parziale impotenza delle democrazie occidentali: «E invece oggi spesso accade che le nostre istituzioni siano afasiche e incapaci di reagire a soprusi immensi e a un orrore che, a Gaza come in Ucraina, è sempre più insopportabile».

In chiusura, il sindaco ha voluto rispolverare le storiche parole del politico trentino e allora Presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi, pronunciate alla vigilia del referendum del 1946, per ricordare il vero significato dell’essere cittadini e non più sudditi:

«La vera questione è se gli italiani siano pronti a passare da sudditi a cittadini, assumendosi la responsabilità del futuro del Paese. […] Col referendum del 2 giugno inizia l’era della responsabilità del cittadino».

Un invito all’impegno e alla fiducia collettiva, stringendosi attorno alla Carta costituzionale vista come un «baluardo contro ogni tentazione antidemocratica» e una bussola imprescindibile per la comunità contemporanea.