Sanità

lunedì 4 Maggio, 2026

Liste d’attesa, la denuncia della Cimo: «Pressioni sui medici per diminuire il tempo da dedicare ai pazienti»

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La presidente Brugnara: «Si chiede aiuto anche ai medici reperibili per emergenze. Una gara a trovare metodi fantasiosi che non porta da nessuna parte»

Le liste d’attesa e – soprattutto – la possibile «cura» che può arrivare dalla politica, continuano a creare polemiche nel mondo della sanità trentina. L’ultima presa di posizione – durissima – arriva dalla Cimo – Fesmed, uno dei principali sindacati dei medici ospedalieri, che denuncia come «sia in corso una gara a chi inventa il metodo più fantasioso» per contrastare il fenomeno. Nelle ultime settimane ci  sarebbero state all’interno dell’Asuit dei tentativi di riorganizzazione dei servizi che avrebbero messo pressione agli specialisti. Prevalentemente in due modi: con richieste di ridurre il tempo di visita per utente e con la richiesta di disponibilità a specialisti di guardia, durante le attese di turno, per «sfoltire» i pazienti con impegnativa.

Sul tema interviene la presidente trentina di Cimo, Sonia Brugnara: «Sappiamo bene che, politicamente, abbattere le liste d’attesa sia diventato un mantra quasi religioso. Ma per inseguirlo non siamo disposti ad accettare l’uso di scorciatoie quantomeno discutibili – dichiara -. Ai medici in pronta disponibilità, invece di essere pronti a intervenire in caso di emergenza, viene chiesto di “portarsi avanti” in ambulatorio. Come se le emergenze avessero la cortesia di mettersi in fila. E non basta: ci viene anche suggerito di accorciare i tempi delle visite, ignorando con sorprendente leggerezza il fatto che ridurre il tempo significa aumentare il rischio di errori o di valutazioni incomplete»

E la presidente di Cimo si toglie un altro sassolino dalla scarpa: un sassolino che riguarda la vexata quaestio delle visite intramoenia, cioè quelle condotte in ospedale, in libera professione, dagli stessi medici dipendenti del servizio sanitario provinciale. Il Trentino si distingue per la percentuale più alta d’Italia (mentre Bolzano ha la più bassa) e il tema causa da tempo scintille con l’assessorato alla Salute. Secondo Brugnara «sono trattate come il capro espiatorio universale, quando in realtà potrebbe essere parte della soluzione. Due anni fa la Provincia ha stanziato 700mila euro per offrire una via alternativa ai pazienti che non riuscivano a prenotare una prestazione nei tempi previsti: essere visitati in intramoenia, e quindi al di fuori dell’orario di lavoro del medico resosi disponibile, pagando solo il ticket. Un meccanismo virtuoso, sebbene emergenziale, almeno sulla carta. Peccato che, nella pratica, il meccanismo continui a funzionare a metà: tra percorsi amministrativi farraginosi e la cronica difficoltà di reperire personale infermieristico in alcune specialità, l’ingranaggio si inceppa prima ancora di partire. Il problema delle liste d’attesa si risolve solo con l’appropriatezza delle richieste: se la domanda si gonfia a dismisura, l’offerta, di per sé limitata, non potrà mai gestirla in modo efficace. È questa l’unica soluzione strutturale: il governo della domanda e dell’offerta, che deve necessariamente essere fatto seguendo i suggerimenti forniti dai clinici».

La conclusione: «Forse è il caso di ricordarlo: l’ospedale non è una catena di montaggio. I pazienti non sono numeri da smaltire, ma persone da visitare, ascoltare e curare. Ridurre le liste d’attesa è un obiettivo più che legittimo, ma non può diventare un gioco al ribasso sulla sicurezza. Finché si continuerà a ragionare in questi termini, il rischio non sarà solo quello di allungare le liste, ma di accorciare la qualità delle cure».

Insomma, il problema è sempre quello, la coperta è troppo corta: e non per mancanza di soldi, quanto per la difficoltà di reperire professionisti. Ma in mezzo c’è anche un ventaglio di altre possibili scelte politiche, come quella fatta dal Bolzano, per l’appunto. Lo scontro è destinato a continuare e le possibili soluzioni (non fantasiose) sono ancora lontane.