Il lutto
venerdì 1 Maggio, 2026
Meano, l’addio di Sara al marito Martino Debiasi: «Amore mio eri la mia roccia, ho rabbia per questa vita ingiusta»
di Patrizia Rapposelli
Erano oltre 500 ai funerali del 29enne agricoltore e comandante dei vigili del fuoco della frazione, morto sul lavoro. Gli amici: «Il mondo senza lui non sarà divertente». Il sindaco Ianeselli: «Rassicurava e dava coraggio»
«Le mie lacrime sono piene di emozioni. Provo rabbia per questa vita ingiusta. Tutti i progetti che avevamo immaginato insieme sono svaniti. Mi ritrovo a cercare una forza che non sento di avere. Senza di te mi sento sola, eri la mia roccia. Amore mio, grazie per tutto quello che mi hai donato». Sara, la moglie di Martino Debiasi, non si è sentita di salire sull’ambone, ma ha affidato le sue parole alla voce della sorella. Ieri, 30 aprile, più di cinquecento persone tra amici, conoscenti e colleghi si sono riuniti attorno a Sara e al suo dolore per l’ultimo saluto all’agricoltore e comandante dei vigili del fuoco di Meano 29enne morto nel tragico incidente sul lavoro lunedì: travolto e schiacciato dal suo trattore mentre si trovava nel vigneto accanto alla casa di famiglia, in via Camparta Bassa, a San Lazzaro di Meano. Nella piccola chiesa del paese non c’era più spazio già oltre un’ora e mezza prima dell’inizio della celebrazione. I banchi occupati, la piazzetta gremita, una comunità intera raccolta in silenzio. Dentro e fuori, tutti stretti attorno alla famiglia Debiasi. C’erano i vigili del fuoco volontari: la seconda famiglia di Martino. In uniforme schierati all’esterno della chiesa con gli occhi lucidi e i volti segnati dalla stanchezza e dal dolore. Tra loro anche il gruppo allievi. Presenti il sindaco di Trento Franco Ianeselli, il comandante della polizia locale Alberto Adami, il presidente della Provincia Maurizio Fugatti e i vertici della Protezione civile.

Al centro della navata la bara in legno chiaro, appoggiate sopra margherite gialle e rose bianche, accanto al cappello da vigile del fuoco. Davanti all’altare, il casco da pompiere appoggiato come un ultimo segno di appartenenza. Intorno, composizioni di rose arancioni, girasoli e gigli. All’ingresso della chiesa, invece, i santini con la fotografia di Martino sorridente in divisa e una frase che ha accompagnato l’abbraccio collettivo della comunità: «Insieme a te è volato in cielo un pezzo del nostro cuore. Il tuo sorriso, la tua simpatia e la tua bontà ci accompagneranno sempre». Nei primi banchi, mamma Alessandra che ha sorretto per tutto il tempo Sara, distrutta dalle lacrime. Accanto a loro il padre Marco e la sorella Matilde. A destra i vigili del fuoco immobili, quasi a custodire il loro comandante fino all’ultimo. A celebrare il funerale è stato il parroco don Ferruccio Furlan, affiancato da don Lino Zatelli, ex parroco che trent’anni fa ha battezzato Martino ancora neonato, e da don Paolo Devigli, parroco di Cognola che, invece, aveva celebrato il matrimonio del comandante dei vigili del fuoco e appena due settimane fa il battesimo del suo piccolo Gabriele. Nell’omelia, don Furlan ha scelto parole semplici, senza retorica: «Martino ha amato — ha detto — In questi momenti, in cui la vita si manifesta nel mistero della morte, vogliamo credere che la vita sia più forte della morte». Poi il pensiero alla fragilità dell’esistenza in un territorio dove gli incidenti nei campi hanno già segnato troppe famiglie: «Basta così poco perché tutto finisca — ha continuato — Anche sulle nostre colline ne abbiamo avuti troppi. Ma noi non siamo solo questo». Così il sacerdote ha invitato la comunità a custodire ciò che Martino ha lasciato: «Preghiamo perché la sua generosità non si concluda qui, ma continui nella forza di quello che ci ha insegnato nella sua breve vita: l’attenzione all’altro. Grazie per la tua vita». E rivolgendosi ai familiari: «Non siete soli». Anche don Lino ha voluto ricordarlo: «Martino, figlio, marito e padre. Amante della vita e del farsi dono agli altri». E non è mancato un pensiero del sindaco Ianeselli: «Lui sapeva rassicurare e infondere coraggio — ha detto — Porto il saluto della città e la vicinanza alla sua famiglia». L’addio a Martino è stato lungo e struggente, dall’ambone è stato un susseguirsi di ricordi e racconti, lettere piene di emozioni. «Eri una presenza preziosa — hanno detto i vigili del fuoco di Meano — Sei stato un punto fermo per tutti noi, un uomo vero e concreto». Poi è stato il turno degli amici: «Il mondo sarà meno divertente senza di te. Ma stai tranquillo, la banda bassotti continuerà a stare vicina a Sara e al tuo piccolino».

Anche una delegazione dei vigili del fuoco di Torino, legata ai colleghi di Meano da un gemellaggio nato trent’anni fa ha voluto essere presente per l’ultimo saluto ricordando con dolcezza la «testardaggine» e il «grande cuore» di Martino. Al termine della celebrazione, la bara, sulle spalle dei vigili del fuoco con cui il comandante ha condiviso fatiche e gioie, è stata accompagnata all’esterno da un lungo applauso e una folla silenziosa e commossa. Mamma Alessandra e papà Marco hanno seguito il feretro passo dopo passo, senza mai lasciarlo andare davvero, stretti in un dolore silenzioso che diceva più di qualsiasi parola: l’ultimo tratto di strada insieme al loro figlio.

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