La nota

sabato 25 Aprile, 2026

Sanità, la Cisl dopo il blackout nei Pronto Soccorso: «I vertici si assumano le loro responsabilità, basta esternalizzare»

di

Il sindacato attacca dopo il caos informatico: «Le scuse di Tonina non bastano, Asuit rispetti il protocollo 2022. Serve una seria verifica sulle società esterne e più tutele per il personale in prima linea»

Il blackout informatico che, nella notte tra giovedì e venerdì, ha paralizzato simultaneamente tutti e sette i Pronto Soccorso della provincia di Trento ha riacceso  il dibattito sulla gestione dei servizi esternalizzati in sanità. Un guasto durato sei ore che ha costretto medici e infermieri a tornare a “carta e penna”, mettendo in ginocchio operatori già stremati da turni massacranti e carenze di organico. Se l’assessore alla Salute Mario Tonina ha scelto la via del confronto pubblico assumendosi la responsabilità politica del disservizio, per la Cisl Fp del Trentino questo non può bastare. Il sindacato punta il dito direttamente contro la dirigenza di Asuit (Azienda Sanitaria), chiedendo un cambio di rotta radicale che metta fine alla frammentazione dei servizi tecnici.

Secondo la Cisl, il problema non è un mero incidente tecnico, ma il frutto di una strategia organizzativa fallimentare basata sull’affidamento di servizi strategici a ditte esterne. «Apprezziamo che l’assessore Tonina abbia sentito il bisogno di scusarsi pubblicamente, è un gesto di responsabilità politica di cui prendiamo atto. Ma le scuse che contano davvero devono venire dai vertici aziendali di Asuit, che hanno la responsabilità primaria di quanto accaduto» affermano con decisione Giuseppe Pallanch, Segretario Generale Cisl Fp Trentino, e Silvano Pilotti, Segretario Sanità della sigla sindacale. La tesi del sindacato è chiara: scaricare le colpe sul fornitore del software è una strategia per eludere il cuore del problema.

«Dire oggi che la colpa è della ditta è troppo facile, è una risposta che scavalca le responsabilità di chi ha scelto di esternalizzare, di chi ha introdotto il sistema senza adeguate garanzie di sicurezza e di chi avrebbe dovuto presidiare i rischi fin dalla fase di rodaggio».

Il sindacato richiama con forza un impegno scritto che risale a quattro anni fa. Nel 2022, infatti, era stato sottoscritto un protocollo specifico sui processi di reinternalizzazione dei servizi. L’obiettivo era chiaro: riportare sotto il controllo diretto dell’Azienda Sanitaria quelle funzioni vitali che, se affidate all’esterno, rischiano di creare zone d’ombra operative e pericolosi sovraccarichi per chi lavora sul campo.

«La reinternalizzazione non è uno slogan: Asuit dispone di personale interno competente e motivato, che va valorizzato e sul quale occorre puntare con convinzione, investendo in formazione invece di continuare ad affidare all’esterno funzioni che potrebbero essere gestite con maggiore efficacia».

Pallanch e Pilotti ricordano come l’allarme fosse già stato lanciato durante l’estate 2025, quando i primi malfunzionamenti dei Servizi Informatici Asuit avevano dato segnali preoccupanti proprio nei dipartimenti di emergenza.

«Quegli avvertimenti non furono ascoltati e il risultato è il caos di questa notte. La sicurezza informatica in sanità non è una questione tecnica di secondo piano, riguarda la dignità del lavoro di chi opera in prima linea e la tutela concreta dei pazienti».

Oltre al disagio operativo, la Cisl mette in dubbio l’effettiva convenienza economica dell’appalto a società terze. Spesso, ciò che appare come un risparmio nel bilancio preventivo si trasforma in un costo sociale e professionale altissimo.

«Va aperta un’analisi puntuale sull’effettiva convenienza economica di queste esternalizzazioni: la loro economicità è tutta da verificare, soprattutto quando i costi nascosti — in termini di disservizi, aggravio sul personale e disagi per i pazienti — non vengono mai messi in conto».

Il sindacato chiede dunque l’apertura immediata di un tavolo di verifica serio tra Provincia e Azienda Sanitaria, che analizzi non solo la tenuta dei sistemi informatici, ma anche il rispetto dei contratti di lavoro del personale impiegato dalle ditte esterne, per evitare che questi lavoratori restino in una “zona grigia” di tutele ridotte rispetto ai colleghi del pubblico. In chiusura, resta l’immagine di una sanità che regge solo grazie all’abnegazione dei singoli. Medici e infermieri hanno assorbito l’ennesimo colpo tecnologico garantendo comunque l’assistenza nei momenti più critici.

«Non è tollerabile che ogni nuovo stop dei sistemi si trasformi in un ulteriore aggravio per chi già regge un sistema sotto pressione e che quella pressione l’ha assorbita anche questa notte, carta e penna alla mano, senza mai smettere di fare il proprio lavoro».