Giustizia
venerdì 24 Aprile, 2026
Garlasco: Sempio è nel mirino. Nell’indagine nuove evidenze che cambiano tutto: «Stasi non era sulla scena del crimine»
di Redazione
La Procura di Pavia pronta a scoprire le carte: elementi contro il nuovo indagato e possibili sviluppi sul caso Stasi
Il caso Garlasco si avvia verso una nuova fase decisiva. Dopo oltre un anno di attività investigativa, la Procura di Pavia è pronta a chiudere il fascicolo d’indagine che ha riportato al centro dell’attenzione l’omicidio di Chiara Poggi. A breve verrà notificato alle parti l’atto di conclusione delle indagini preliminari, passaggio che apre la strada, salvo imprevisti, alla richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio, oggi unico indagato.
L’ipotesi degli inquirenti è chiara: gli elementi raccolti delineerebbero un quadro ritenuto sufficientemente solido da sottoporre al vaglio del tribunale. Sempio, all’epoca dei fatti diciannovenne e amico del fratello della vittima, viene indicato come possibile autore del delitto, in una ricostruzione che si discosta in modo significativo dalle conclusioni processuali che portarono alla condanna definitiva di Alberto Stasi.
Proprio su questo punto si concentra uno degli aspetti più delicati della nuova inchiesta. Secondo magistrati e investigatori del Nucleo investigativo dei carabinieri di Milano, non sarebbero emersi riscontri che collochino Stasi sulla scena del crimine. Al contrario, alcune nuove acquisizioni risulterebbero in contrasto con gli elementi che avevano sostenuto le sentenze di condanna. Un’eventualità che potrebbe aprire scenari finora impensabili, inclusa una possibile revisione del processo.
Nel frattempo, la Procura ha cercato di mantenere l’indagine ancorata a dati concreti, prendendo le distanze da piste alternative e ricostruzioni mediatiche emerse negli anni. Ipotesi suggestive — come presunti festini, coinvolgimenti multipli o scenari legati a riti — sono state escluse o non considerate rilevanti. Secondo gli inquirenti, si tratta di narrazioni che hanno alimentato il clamore ma che non trovano riscontro negli atti.
Sul piano tecnico, gli approfondimenti hanno riguardato diversi aspetti chiave. La consulenza medico-legale ha collocato l’orario della morte in una fascia compresa tra le 10.30 e le 12, con una maggiore probabilità tra le 11 e le 11.30, in linea con le prime valutazioni effettuate all’epoca dei fatti. Parallelamente, sono state riesaminate le tracce genetiche, partendo dai dati originari, con l’obiettivo di verificare la tenuta degli elementi già acquisiti.
Tra i punti oggetto di verifica anche il materiale biologico rinvenuto sulla bicicletta di Stasi, uno degli indizi centrali del processo. Le nuove analisi avrebbero evidenziato corrispondenze che riaprono interrogativi sulla lettura di quel reperto. Ulteriori accertamenti hanno riguardato la dinamica della scena del crimine e alcune impronte, che potrebbero incidere sulla ricostruzione dei movimenti all’interno dell’abitazione.
Con il deposito dell’informativa finale e delle ultime consulenze, l’inchiesta entra ora nella sua fase conclusiva. Sarà il giudice, eventualmente, a stabilire se il nuovo impianto accusatorio reggerà al confronto processuale. Intanto, a distanza di anni, il caso continua a interrogare la giustizia e l’opinione pubblica, in un equilibrio complesso tra verità giudiziaria e ricerca di nuovi elementi.
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