Il discorso
sabato 25 Aprile, 2026
25 aprile, il monito di Ianeselli: «La democrazia è un cantiere aperto, contro i nuovi fascismi serve giustizia sociale»
di Redazione
Il discorso del sindaco di Trento alle celebrazioni ricordando il sacrificio di Gobetti e De Gasperi: «La Liberazione non è una festa di parte, ma l'antidoto alla barbarie e al nazionalismo»
In occasione delle celebrazioni per la Festa della Liberazione 2026, il sindaco di Trento, Franco Ianeselli, ha rivolto alla cittadinanza e alle autorità un discorso profondo, centrato sul valore attuale della Resistenza e sui rischi che corrono le moderne istituzioni democratiche. Un intervento che ha spaziato dalla memoria storica degli oppositori del regime alla necessità di coniugare libertà e giustizia sociale.
Il sindaco ha esordito sottolineando come il 25 aprile non sia una ricorrenza statica, ma un dialogo costante con le sfide del presente. Secondo Ianeselli, la Liberazione non è solo il ricordo della fine della dittatura, ma un progetto di trasformazione sociale ancora in corso.
«Quando parliamo di Festa della Liberazione non ci riferiamo dunque a un vecchio monumento, ma piuttosto a un edificio in costruzione, che ha le sue fondamenta nella Resistenza: è il cantiere aperto della democrazia italiana, che ha bisogno del contributo di tutti perché il progetto iniziale non venga snaturato».
Un passaggio cruciale dell’intervento ha riguardato la natura del fascismo, definito come un fenomeno capace di mutare per riemergere in forme nuove e insidiose, come il nazionalismo, la guerra e la repressione del dissenso.
«Il fascismo è una sorta di “bersaglio mobile”, ovvero ha una natura proteiforme e sfuggente, capace di mutare per adattarsi e riemergere in contesti diversi da quello originario. Non possiamo permetterci di sottovalutare i segnali inquietanti che il nostro tempo ci propone: il ritorno del nazionalismo, la guerra come metodo per risolvere i conflitti e la tentazione di reprimere il dissenso».
Il 2026 segna anniversari fondamentali per la storia dell’antifascismo italiano. Ianeselli ha ricordato il sacrificio di figure come Piero Gobetti e Giovanni Amendola, morti nel 1926 a causa delle violenze squadriste, e la carcerazione di Alcide De Gasperi nel 1927.
«Quella di Matteotti, Gobetti, Amendola e De Gasperi può essere considerata a pieno titolo la prima Resistenza, anticipazione ideale della successiva guerra di Liberazione portata avanti da partigiani coraggiosi come i “nostri” Giannantonio Manci, Mario Pasi, Ancilla Marighetto e Clorinda Menguzzato».
Citando l’attivista Ece Temelkuran e il presidente Sandro Pertini, il sindaco ha avvertito che la democrazia rischia di indebolirsi se non garantisce la dignità economica ai cittadini. La disuguaglianza estrema, infatti, è il terreno fertile su cui prosperano i demagoghi. «Come ha sintetizzato in modo mirabile l’indimenticato presidente-partigiano Sandro Pertini, “la libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame”. Senza giustizia sociale dilaga il rancore e i demagoghi prosperano».
In conclusione, Ianeselli ha ribadito che l’antifascismo è una condizione imprescindibile per chiunque creda nei valori democratici, respingendo l’idea che il 25 aprile possa essere considerata una “festa di parte”. «In Italia oggi non è possibile essere a-fascisti, non è ammissibile sospendere il giudizio sull’operato di Mussolini. La Liberazione appartiene a tutti coloro che credono nella democrazia e mettono al primo posto la dignità della persona, in ogni circostanza e nessuno escluso».
L’intervento si è chiuso con un ringraziamento alla corale Bella Ciao, il cui canto rimane, a ogni latitudine, l’inno universale alla fratellanza e alla libertà.
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