Cronaca
martedì 14 Aprile, 2026
Ucciso di botte in piazza, per l’omicidio di Giacomo Bongiorni fermato un 17enne. È una promessa del pugilato
di Redazione
Svolta nell'inchiesta sulla morte del 47enne aggredito nel weekend. Il minore, promessa della boxe toscana, avrebbe sferrato il pugno decisivo. Le famiglie degli altri indagati chiedono scusa: «Siamo distrutti, vogliamo aiutare il figlio della vittima»
Sarebbe una promessa della boxe toscana lo studente di 17 anni fermato con l’accusa di concorso in omicidio aggravato dai futili motivi per la morte di Giacomo Bongiorni, padre di famiglia di 47 anni aggredito e ucciso nella notte tra sabato e domenica a Massa. Sarebbe stato proprio il minore a sferrare il pugno che ha provocato la caduta a terra di Bongiorni. Il giovane è stato interrogato dai magistrati della procura di Genova che, in seguito all’interrogatorio, hanno scelto per lui la strada della reclusione in comunità. Per tentare di giustificare quanto accaduto, e soprattutto la sua reazione, il 17enne avrebbe detto ai magistrati di aver ricevuto una «testata sul naso da Bongiorni». Circostanza, quest’ultima, che i militari dell’Arma dei Carabinieri stanno tentando di approfondire attraverso la visione dei filmati delle telecamere di sicurezza che hanno ripreso la scena della presunta aggressione.
Il minore, 54 chili, ha all’attivo numerosi incontri e parecchie vittorie. Si era qualificato alla semifinale di boxe dei campionati giovanili italiani e, nel 2023, aveva vinto un importante torneo «dopo un importante match equilibrato e tattico». Fino allo stesso anno, il giovane ha militato nella Pugilistica Massese che, sulla propria pagina Facebook, ha comunicato la sua partecipazione alla fiaccolata di ieri sera in ricordo di Bongiorni.
Intanto le famiglie di Alexandru Ionut Miron e di quella di Eduardo Alin Carutasu, i due giovani romeni arrestati dai carabinieri con l’accusa di concorso in omicidio volontario aggravato dai futili motivi, sono distrutte per quanto accaduto. Miron e Carutasu avrebbero colpito a ripetizione – insieme ad altri tre giovanissimi – il 47enne, anche quando era già a terra. «Siamo distrutti, non gli abbiamo insegnato a essere violenti, speriamo di poter chiedere scusa», sono le parole dei padri dei due indagati riportate dal Corriere Fiorentino.
«Noi chiediamo scusa alla famiglia per quello che è successo», afferma Gabriele, padre del 19enne Eduardo. «Credo che debba essere successo qualcosa, loro dicono che si sono difesi. Io posso dire che non ho insegnato a mio figlio la violenza, mio figlio non è violento. Ma non è questo il momento di dire queste cose», spiega dopo aver tentato, da padre, di allontanare da suo figlio l’ipotesi che possa trattarsi di un ragazzo incline alla brutalità. «Il mio pensiero è alla famiglia di quell’uomo, al suo bambino che era lì», afferma il padre di Eduardo.
Già, perché il figlio 11enne di Bongiorni ha assistito direttamente al pestaggio e alla morte del papà. Gabriele non si dà pace. Dice che vuole capire. «È tutto così assurdo, è tutto così terribile. Io voglio capire. Noi siamo lavoratori. Siamo devastati e pensiamo a quel bambino di 11 anni che ha visto morire suo padre», dice. Il padre di Eduardo spera, con il passare del tempo, di poter chiedere scusa direttamente ai genitori e ai familiari della vittima e di poter dare un contributo nella crescita del figlio di Giacomo. «Io farò di tutto per aiutare questo bambino di 11 anni, se i loro familiari vorranno, io lo farò. Sono pronto a pagare tutti i suoi percorsi di studio», ha affermato.
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