La rubrica

martedì 31 Marzo, 2026

Benessere e natura: come combattere lo stress e ritrovarsi. «Bastano due minuti nel verde per abbassare il cortisolo»

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La nuova puntata di PsicoT. Beatrice Monticelli: «Uscire dalla zona di comfort attraverso l'outdoor rafforza l'autostima e l'autoefficacia dei giovani»

Care ragazze, cari ragazzi, in un tempo che corre veloce e ci chiede di essere sempre performanti, fermarsi sembra quasi un gesto controcorrente. Eppure è proprio nella pausa, nel respiro, nel ritorno al corpo e alla natura che possiamo ritrovare uno spazio autentico di ascolto. In questa intervista, la counselor e formatrice Beatrice Monticelli ci accompagna in una riflessione delicata e concreta insieme: su cosa accade dentro di noi quando siamo sotto stress, su come la natura possa diventare alleata nei processi di regolazione emotiva e su quali pratiche semplici possiamo introdurre nella quotidianità per tornare a sentirci davvero.

Beatrice, in che modo il contatto con la natura può aiutare ragazzi e ragazze a riconoscere e regolare le proprie emozioni, soprattutto nei momenti di stress o difficoltà?

«Quando siamo stressate e stressati, la nostra capacità di stare con le emozioni intense si riduce: il sistema interno è già impegnato a reggere il carico e “non ha spazio” per ciò che sentiamo. È quella che possiamo chiamare una minore regolazione emotiva. La ricerca mostra che anche solo osservare per due minuti il verde abbassa il cortisolo, l’ormone dello stress. Per noi Homo sapiens, il verde è il colore della casa originaria: la natura. Gli ambienti naturali attivano il sistema parasimpatico, favorendo calma e riequilibrio. Non a caso, in Giappone i medici prescrivono i “bagni di foresta”: tempo quotidiano immersi nel verde, lontano dal resto. Come specie abbiamo vissuto molto più a lungo lì che tra quattro mura. E una parte di noi lo ricorda: quando torniamo nella natura entriamo in uno stato di maggiore presenza. Non solo “stiamo meglio”, ma sentiamo meglio: percepiamo emozioni e sensazioni senza esserne sopraffatte e sopraffatti, con più disponibilità ad ascoltarci ed esplorarci».

Quali benefici osservi, nella tua esperienza, sul benessere relazionale e sull’autostima quando adolescenti e giovani trascorrono tempo in ambienti naturali?

«Nel mio lavoro di formatrice esperienziale in contesti outdoor ho visto persone che, già dopo poche ore in natura, abbassano le difese, si aprono all’ascolto e accettano la sfida. Riscoprono il piacere di provare, anche sbagliando, trasformando l’errore in apprendimento. La natura fa sentire parte di qualcosa di più grande: questa connessione dà a ragazze e ragazzi la forza di affrontare prove che da sole e soli eviterebbero (costruire un riparo, dormire all’aperto, camminare a lungo con uno zaino, accendere un fuoco). Accanto a questo, emergono anche disagio e resistenza: terreno irregolare, caldo o freddo, insetti, frustrazione. Ma è proprio lì che avviene l’apprendimento: senza un po’ di fatica restiamo nella zona di comfort, dove nulla cambia. Uscirne, incontrare l’imprevisto e il nuovo, rafforza l’autoefficacia e la fiducia in sé».

La natura può diventare uno spazio di cura e di ascolto di sé: quali pratiche semplici consiglieresti a ragazzi e ragazze per costruire un legame più consapevole e nutriente con l’ambiente naturale?

«Apri la porta e vai in natura: anche un piccolo parco sotto casa è sufficiente. Siediti all’ombra di un albero o su una panchina, allunga lo sguardo, lascia che gli occhi si posino lontano. Osserva il verde, i movimenti leggeri attorno a te, e inizia a respirare più profondamente. Lascia emergere ciò che senti, senza forzare. Sei al sicuro: puoi affidare quello che hai dentro a questo spazio che accoglie senza giudicare. Segui i sensi, uno alla volta: annusa l’aria, tocca la corteccia di un albero, ascolta i suoni degli uccelli, senti il vento sulla pelle. Respira ancora, con calma. All’inizio può sembrarti insolito, perfino un po’ ridicolo. Va bene così. Se è più semplice, comincia camminando: una passeggiata breve, ogni giorno. Poi, poco alla volta, lascia che la pratica si allarghi. Ricorda il corpo bambino: il desiderio di rotolarsi nell’erba, di togliersi le scarpe, di sentire la terra. Torna a quel gesto semplice, a quella libertà. La natura non chiede nulla, non valuta: accoglie. E, nel farlo, ti restituisce una memoria antica: sei parte di tutto questo, perché anche tu sei natura».