La rubrica

martedì 31 Marzo, 2026

Guida al Cinema: il flop di «Notte prima degli esami 3.0», la delicatezza di «Arco» e il restauro 4K di «Barry Lyndon»

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Le recensioni della settimana: il deludente ritorno del teen-movie italiano, la perla d’animazione, il capolavoro di Kubrick in sala e il grande cinema d'autore di Audiard in streaming

NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI 3.0
(Italia 2026, 95 min.)
Regia di Tommaso Renzoni, con Tommaso Cassissa, Sabrina Ferilli

Il primo film della serie «Notte prima degli esami», firmato da Fausto Brizzi, uscì in Italia nel 2006 e riscontrò un notevole successo di pubblico, bissato poi dal nuovo capitolo uscito nel 2007, «Notte prima degli esami – Oggi», diretto dallo stesso regista. La terza versione, diretta dall’esordiente Renzoni, che scrive però la sceneggiatura insieme e Brizzi, esce in occasione dei vent’anni del prototipo ed ha fondamentalmente un unico scopo: cercare di aggiornare i meccanismi che avevano funzionato per i primi due capitoli (sorrisi e lacrimucce facili, colonna sonora furbetta e ammiccante, un po’ di sesso, un po’ di nostalgia per i bei tempi andati, identificazione con i personaggi) ai gusti degli adolescenti di oggi. Dati degli incassi alla mano (ad oggi il film non ha ancora raggiunto il milione di euro, lontano anni luce dai predecessori), l’operazione si può considerare un sostanziale fallimento. Non che ci sia nulla di male nel tentare di aggiornare un modello e il regista dimostra anche di avere qui e là qualche capacità in più di tanti suoi colleghi all’esordio, ma l’intero film fa veramente fatica ad ingranare, soprattutto a livello di ritmo, che accelera solo nell’ultima mezz’ora. Le risate latitano, i duetti tra i personaggi più giovani sono messi a dura prova dal livello medio della recitazione, mentre quelli tra gli attori più esperti sono interessanti solo per i pochi genitori presenti in sala.

In compenso assistiamo ad un Bignami gigante della contemporaneità, in cui c’è posto per tutto: dall’ecoansia del protagonista, alla comunità poliamorosa, passando per le relazioni omosessuali e l’abuso delle nuove tecnologie. Peccato che nulla sia approfondito come meriterebbe e lasci spesso l’impressione di un album di luoghi comuni, fatto per non scontentare nessuno e offrire facili identificazioni. Sullo sfondo una visione della scuola piuttosto antiquata e, sorprendentemente, una descrizione dell’amicizia scontata e banale per essere un film che parla di adolescenza. Un film sottotono, salvato solo in minima parte dalla simpatia di alcuni interpreti e dalla professionalità di Ferilli e Tognazzi. Eccessivo e molesto il product placement.

ARCO – UN’AMICIZIA PER SALVARE IL FUTURO
(Arco, Francia/USA 2025, 89 min.)
Regia di Ugo Bienvenu

Siamo nel 2075, l’umanità vive in case protette da cupole che le mettono al sicuro dai sempre più imprevedibili eventi meteorologici. Un giorno nel bosco precipita Arco, un bambino che viene dall’anno 3000. Ha indossato di nascosto il magico mantello colorato che permette alla sua famiglia di viaggiare nel tempo, disegnando giganteschi arcobaleni. Voleva vedere i dinosauri, ma la sua inesperienza lo ha fatto precipitare nell’epoca sbagliata. È ferito e ha bisogno di aiuto per tornare a casa. Inoltre qualcuno è sulle sue tracce. Di lui si occupa la piccola Iris, che vive con il fratellino neonato e un affettuoso robot tuttofare di nome Mikki. Sono quasi sempre soli, i genitori lavorano in città e mantengono i rapporti solo tramite videochiamate olografiche. Tra Iris e Arco nasce un’amicizia profonda che sarà la base di un’avventura straordinaria.

Una perla di rara delicatezza, formalmente raffinato, originale e creativo, con una narrazione coinvolgente ed emotivamente intensa capace di rivolgersi a grandi e piccini. Candidato all’Oscar e al Golden Globe come miglior film d’animazione (dopo la presentazione al Festival de Cannes), ha vinto il César e l’European Film Award nella stessa categoria. L’animazione bidimensionale, che guarda ai maestri giapponesi ma con un taglio molto personale, raccoglie una storia che mette in luce poeticamente una serie di valori preziosi dell’umanità migliore, quella disposta a prendersi cura degli altri. Tra sequenze indimenticabili (l’incendio, l’ingresso a scuola, il finale) e personaggi commoventi, c’è anche spazio per riflettere sull’ambiente, la memoria, la vita e la morte. Un film profondo ed immediato al contempo, dote estremamente rara. Clamorosamente ignorato nelle nostre sale, da recuperare assolutamente.

EVENTO SPECIALE: BARRY LYNDON 50° ANNIVERSARIO – VERSIONE RESTAURATA IN 4K
(USA/Regno Unito 1975, 184 min.)
Regia di Stanley Kubrick, con Ryan O’Neal, Marisa Berenson

A cinquant’anni dall’uscita nelle sale torna sul grande schermo uno dei capolavori assoluti del maestro Stanley Kubrick, in un’edizione restaurata ed integrale. Piuttosto incompreso all’epoca, soprattutto dal pubblico americano, è un film che ha vissuto una costante rivalutazione ed è oggi considerato come uno tra i più prossimi all’ideale di perfezione cinematografica. Buona parte del merito va alla straordinaria e come sempre accuratissima messinscena ideata dal regista, che questa volta si ispirò alla pittura paesaggista del Settecento e trovò nelle incisioni d’epoca i riferimenti necessari a costumi, arredi e scenografie. Ma il colpo di genio è dato dalla luce, quasi sempre naturale o proveniente esclusivamente da candele e lampade ad olio, come all’epoca dell’ambientazione. Una sfida tecnica che richiese l’utilizzo di appositi obiettivi con lenti specifiche (originariamente progettate dalla Zeiss per la NASA) e di nuove macchine da presa. Il risultato lascia ancora oggi a bocca aperta ed è da considerarsi tra le vette assolute della settima arte. Il film, diviso in due parti più intervallo e ispirato al romanzo «Le memorie di Barry Lyndon» di William Makepeace Thackeray, segue le vicende di un giovane avventuriero irlandese all’epoca della guerra dei sette anni (1756-1763).

Fuggito dopo aver ferito un ufficiale in duello, si arruola nell’esercito inglese ed è mandato a combattere sul suolo tedesco. Dopo mille peripezie finirà per trovarsi anche con la divisa dell’esercito prussiano, per poi diventare una spia poco affidabile e un giocatore d’azzardo professionista. In questa fase della sua vita conosce Lady Lyndon, che sposa non appena lei rimane vedova. Resosi conto che il matrimonio è per lui solo una facciata, decide di ottenere un titolo nobiliare. Impossibile riassumere ulteriormente in poche righe questo straordinario racconto che è al contempo il ritratto di un eroe arrogante che di eroico non ha quasi nulla, totalmente inadeguato alla dimensione alla quale ambisce spasmodicamente e confusamente, e quello di una società fatta di forma e apparente eleganza, ma in realtà violenta e ingiusta. Un film magistrale, acuto e raffinato come pochi altri, da gustare nello splendore della sala cinematografica.

STREAMING – PERLE DA RECUPERARE
 PARIGI, 13ARR.
DISPONIBILE SU AMAZON PRIME VIDEO
(Les Olympiades, Francia 2001, 106 min.) Regia di Jacques Audiard, con Lucie Zhang, Makita Samba, Noémie Merlant

Terminate le Olimpiadi invernali, per assonanza suggeriamo di recarci in un quartiere parigino denominato Les Olympiades, progettato nel 1970 in occasione dei giochi disputatisi nella capitale francese e inizialmente proposto come modello architettonico destinato alla borghesia cittadina. Poco apprezzato dai presunti clienti ideali, il quartiere fu lentamente popolato da varie generazioni di immigrati di diverse etnie, in particolare cinesi, che lo trasformarono nello stratificato esempio di melting pot che è ancora oggi. Qui, nella Parigi contemporanea, si svolge la storia di tre personaggi. Émilie, laureata in scienze politiche che preferisce lavorare per un’azienda telefonica, affitta una stanza all’attraente Camille, professore in crisi che vuole cambiare vita. Tra i due è attrazione immediata, ma l’accordo è quello di escludere coinvolgimenti emotivi. Nel frattempo da Bordeaux arriva Nora, che vuole studiare legge e dimenticare un passato complesso. Dopo una brutta esperienza in cui viene scambiata per una pornostar, Nora lascia l’università e trova lavoro nell’agenzia immobiliare che Camille porta avanti per conto di un amico dopo aver deciso di smettere di insegnare. Tra i due nasce una rapporto complicato. Audiard, tra i più grandi registi viventi, scrive la sceneggiatura insieme a Céline Sciamma e Léa Mysius e filma in un bianco e nero elegantissimo una generazione alle prese con le incertezze della contemporaneità. All’inizio si diverte a mostrare la ricerca di una libertà, anche sessuale, che dovrebbe essere rappresentativa della forza di una comunità, ma man mano che il film evolve la riflessione si fa più intima e rarefatta, disegnando con maestria le fragilità, i dubbi, le paure e i desideri di una gioventù variegata eppure così uniformemente confusa. Sullo sfondo il ritratto coraggioso di un mondo in cui le origini e il colore della pelle passano in secondo piano e cittadini e cittadine del mondo vivono la loro vita in una continua altalena emotiva. Elegante e intenso, da vedere.