Il caso

martedì 31 Marzo, 2026

Ortopedico accusato di violenza sessuale su una turista polacca: «Ho agito in modo professionale, nessun abuso»

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Il medico 62enne è finito agli arresti domiciliari. La difesa: «Manovre necessarie per accertare la frattura del bacino»

«Le manovre che ho attuato erano necessarie per accertare la frattura del bacino alla paziente. Ho agito in modo professionale, ineccepibile: non ho certo abusato di quella ragazza. Non escludo comunque che possa esserci stata qualche incomprensione dovuta alla barriera linguistica, all’inglese non così fluente, e anche il tecnico radiologo potrebbe averle fatto confusione». Così, in sintesi, si sarebbe difeso, venerdì scorso, una volta davanti al giudice per le indagini preliminari Gianmarco Giua, il medico ortopedico finito agli arresti domiciliari su ordinanza. Per violenza sessuale aggravata nei confronti di una turista ventenne polacca che due settimane fa si era infortunata sulle piste da sci della val di Sole e si era rivolta alla clinica privata in cui operava il 62enne abruzzese (operava perché dopo l’episodio è stato allontanato). Per l’accusa si sarebbe arrogato la libertà di andare oltre le sue competenze, di allungare ingiustificatamente le mani su altre parti del corpo della giovane paziente, quelle più intime. Sulle prime la ventenne era rimasta impietrita, incredula e sotto choc, ma non ci ha messo molto a reagire chiedendo spiegazioni al medico, tra le urla, traumatizzata e furiosa per quanto aveva appena subito da quel medico che aveva fatto d’iniziativa ben più che una approfondita visita ginecologica che certo non era motivata né tanto meno richiesta.

La denuncia della ragazza ai carabinieri ha fatto scattare l’apertura di un’inchiesta da parte della Procura di Trento e, come previsto dal «codice rosso», in tempi altrettanto rapidi, anche l’audizione della vittima. Che, sempre su richiesta del pm Giorgio Bocciarelli, potrebbe essere sentita presto nell’ambito di un incidente probatorio, così da cristallizzare le sue dichiarazioni. Dall’altra il medico, già con due condanne definitive per lo stesso reato, rimane ai domiciliari in Abruzzo ma la difesa ha anticipato che chiederà per lui la liberazione, una volta depositata la consulenza di un luminare dell’ortopedia.