Dal Tribunale
mercoledì 25 Marzo, 2026
Investita in bici in via Caneppele: maxirisarcimento per i familiari di Annamaria Frioli: il giudice chiede 1,3 milioni
di Ubaldo Cordellini
L'incidente nel luglio del 2024. Morì una nota attivista del Movimento 5 Stelle
Maxirisarcimento riconosciuto dal giudice ai familiari di Annamaria Frioli, la nota consulente del lavoro e attivista del Movimento 5 stelle investita ed uccisa a 70 anni, il 20 giugno del 2024, in via Caneppele, a Trento nord. Ieri il giudice dell’udienza preliminare Enrico Borrelli ha letto la sentenza con la quale ha condannato a cinque mesi e dieci giorni di reclusione il giovane trentino, che ora ha 23 anni, che guidava la Volkswagen Polo che ha travolto la donna in sella alla sua bici mentre stava attraversando la strada. Il giudice ha riconosciuto le attenuanti generiche in virtù della sua condotta processuale e degli sforzi fatti anche dal suo avvocato Claudio Tasin per fare in modo che l’assicurazione risarcisse il danno che, però, aveva sempre ritenuto che non ci fossero responsabilità del ragazzo e quindi si era sempre rifiutata di pagare. Al giovane è stato concesso il beneficio della sospensione della pena a condizione che il danno venga risarcito dall’assicurazione. Infine gli è stata sospesa la patente per un anno.
La sentenza
Il giudice ha riconosciuto un risarcimento totale di un milione e 350 mila euro alle parti civili costituite, tutte difese dall’avvocata Marina March. Nelle specifico sono stati riconosciuti 450 mila euro alla figlia convivente, 400 mila euro all’altro figlio che vive a Napoli e 125 mila euro a testa ai quattro nipotini. La sentenza è provvisoriamente esecutiva. Questo significa che quando verrà depositata in cancelleria, la parte civile potrà subito chiedere il pagamento all’assicurazione. Come da capo di imputazione del pm Alessandro Clemente è stato riconosciuto un concorso di colpa tra il giovane alla guida della Polo e la vittima che stava attraversando la strada in bicicletta. L’avvocato difensore Claudio Tasin si riserva di presentare ricorso in appello una volta lette le motivazioni.
La battaglia di perizie
Nelle udienze precedenti c’era stata una battaglia di perizie sulla dinamica dell’incidente. La donna era in sella sua bicicletta e venne sbalzata ad alcuni metri di distanza morendo dopo essere stata portata in ospedale. L’avvocato Tasin aveva depositato una perizia cinematica basata sulle immagini di un filmato delle telecamere che avevano ripreso l’incidente. Secondo la perizia, il giovane non poteva vedere la ciclista che stava attraversando la strada in bici proprio dietro a un furgone che stava procedendo in senso contrario all’auto del ragazzo e che si era appena immesso sulla strada. La perizia della parte civile, invece, sosteneva che il giovane aveva comunque lo spazio per rendersi conto che la donna stava attraversando la strada e per fermarsi.
L’accusa
Dalle indagini è emerso che il conducente della Polo aveva frenato e si era spostato per evitare la bicicletta che aveva visto all’ultimo, ma l’impatto era stato inevitabile. L’accusa, comunque gli contestava di procedere a una velocità di 60 chilometri all’ora, superiore al limite di 50 e di non tenere un’andatura adeguata e di non aver rallentato nei pressi di un attraversamento pedonale e con una pista ciclabile parallela alla carreggiata. Il giovane imputato aveva chiesto di poter essere ammesso a un programma di messa alla prova, quindi di giustizia riparativa, che prevede la sospensione del procedimento e l’affidamento ai servizi sociali, ma in base a una recente sentenza della Cassazione la messa alla prova non è permessa per l’omicidio stradale aggravato, reato potenzialmente ipotizzabile in questo caso.
L’incidente
Secondo quanto accertato dalla indagini quel pomeriggio del 20 giugno 2024 l’indagato procedeva lungo via Caneppele a Trento, verso sud, quindi verso via Maccani. Mancavano pochi minuti alle 13.50 quando Annamaria Frioli, che aveva un ufficio nello spazio di coworking della sede di Confesercenti, si era messa ad attraversare la strada per raggiungere la sua casa di Roncafort per la pausa pranzo. Superata la ciclopedonale, si era immessa su via Caneppele per arrivare dall’altra parte: lo ha fatto in corrispondenza dell’intersezione di via Goito, all’altezza del cavalcavia della tangenziale, proprio mentre sopraggiungeva la Volkswagen Polo. Il conducente, quando l’ha vista attraversare la strada da sinistra a destra, ha piantato il piede sul freno e si è spostato sulla sinistra. Ma l’impatto c’è stato comunque, violento: la ciclista è stata travolta e morì poi in ospedale. U.C.