Il lutto

sabato 21 Marzo, 2026

Addio a Ferdy Guadagnini, il maestro del rame: la Val di Fiemme piange l’artista che trasformò il metallo in opere monumentali

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È scomparso a 81 anni l'artigiano-artista di Carano. Dal premio del Parlamento Europeo all'Oscar dell'arte, il ricordo di una vita tra creatività e passione

Poliedrico, inquieto (ma c’è arte senza inquietudine?), uno degli ultimi depositari di un’antica liturgia della lavorazione del rame. Ferdinando «Ferdy» Guadagnini, 81 anni, si è spento due giorni fa a Mezzolombardo, epilogo di una malattia che lo aveva aggredito da alcuni mesi. La val di Fiemme perde così uno dei suoi artisti-artigiani più noti e apprezzati, maestro nel trasformare il rame – con l’antica arte del cesello e dello sbalzo – in volti, luoghi, oggetti e sentimenti.

Nato a Carano il 30 luglio del 1944, Guadagnini è stato rapito sin dalla tenera età dalla passione per la lavorazione del rame. A 9 anni già cercava di «rubare» il segreto del mestiere ad un anziano del paese, Fontana, che cesellava i paioli. Troppo poco quello che Ferdy poteva imparare nel paesello e così il padre lo spedì nel prestigioso laboratorio dei Benetti a Trento. Ma la ripetitività dei lavori che gli facevano eseguire non placava la sua fame, così tornò in val di Fiemme, dove il padre gli ricavò nella casa di famiglia un laboratorio: qui il giovane riuscì finalmente a dare sfogo alla sua creatività, dedicandosi soprattutto alle figure di gnomi e fiori, per poi «scoprire» gli animali.

Nel 1977 l’incontro con la donna con cui ha condiviso la vita, la pittrice bolzanina Claudia Bonifaccio. Un matrimonio d’amore ma anche artistico, visto che Ferdy e Claudia si sono influenzati a vicenda: «Da una parte lui batteva forte, io dall’altra accendevo la musica e dipingevo. A me piaceva “uscire”, leggere e sperimentare con l’astrazione e la poesia – ricorda Claudia – che lui poi trasformava in forma plastica. Prima i suoi ceselli erano molto articolati, poi hanno preso forme più allargate, respiravano. Ferdy ha portato la materia all’estremo, rovinandosi la salute». Guadagnini si era appassionato alle opere monumentali, lastre di rame spesse un millimetro da 30, 40 chili che lavorava senza alcun riguardo a colpi di martello e fuoco. Una furia creativa che affrontava senza risparmiarsi, ma creando opere di grandissimo impatto, come «L’ultima cena». «Trovava ispirazione nell’impotente disperazione di chi è arrabbiato per ciò che vedeva nel mondo», sottolinea Claudia.

Per Guadagnini, l’arte era una grande passione che affrontava con il piglio del professionista, ma il pane se lo guadagnava (anche) con l’attività che lo ha fatto conoscere in tutta la valle: lo scuolabus. Un mestiere poi ereditato dai figli. La sua seconda casa era la Galleria Europa, l’atelier che si trova a Carano, a ridosso della Statale 48. Un nome, Galleria Europa, che richiama anche il premio, istituito dal Parlamento Europeo, vinto nel 1988 e consegnato in una cerimonia a l’Aquila. Nel 2004 un altro riconoscimento importante: l’Oscar dell’arte ricevuto nel Principato di Monaco.

Nella Galleria Europa non solo si dedicava al rame (con divagazioni sul bronzo e sul legno), ma era il suo rifugio: circondato dalle sue opere, si dedicava ad un’altra passione, quella per la chitarra. Ferdy è stato artista fino all’ultimo, anche se aveva abbandonato le opere monumentali – troppo faticose con l’avanzare degli anni – per dedicarsi alla bigiotteria. «Ferdy è stato un grande padre, un grande uomo e un amico di tutti», lo ricorda ancora la moglie.

Tantissime le mostre, in Italia ma anche all’estero, che hanno visto protagonista Ferdy Guadagnini (non di rado ha esposto con la moglie Claudia). Le sue opere si trovano in molte collezioni private in Italia e all’estero. «Ma lui è sempre rimasto ancorato alla sua valle, che amava», dice Claudia.

«Un artista importante, che ha avuto belle intuizioni – lo ricorda Paride Gianmoena, sindaco di Ville di Fiemme – una persona che ha lasciato un segno nella comunità e che ha influenzato il mondo della cultura». Una sua opera, che rappresenta lo stemma dell’ormai ex municipalità di Carano, si trova oggi negli uffici comunali. «La Val di Fiemme perde un grande artista e una bella persona», ha invece scritto Beatrice Calamari, consigliera comunale a Cavalese ed ex assessora alla cultura.

«Ferdy è stato uno degli ultimi grandi artigiani del rame, un lavoro che stava al limite tra arte e artigianato – il ricordo di Elio Vanzo, per 17 anni direttore del Museo di arte contemporanea di Cavalese – lui è stato uno dei più abili artigiani scultori del rame, sicuramente italiano, forse anche europeo. Personalmente non ho mai visto una capacità come quella di Ferdy, vedere le sue opere in lavorazione era una meraviglia».

Ferdy si è spento a Mezzolombardo circondato dall’affetto della moglie Claudia e dei figli Guendalina, David e Sergio.