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lunedì 2 Marzo, 2026

Chi sono i Pasdaran: l’esercito ombra che controlla l’Iran e dopo l’attacco Usa-Israele minaccia il Medioriente

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Nati per proteggere la Rivoluzione, i Guardiani della rivoluzione islamica sono oggi una potenza militare ed economica globale, pronti a tutto per difendere la teocrazia di Teheran

Il Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica, noti come Guardiani della rivoluzione o Pasdaran, è diventato una forza potente all’interno della teocrazia iraniana, supervisionando l’arsenale di missili balistici e lanciando attacchi all’estero. Ora che l’Iran sta ampliando gli attacchi in tutto il Medioriente, dopo l’inizio della campagna di raid di Usa e Israele che ha già ucciso il leader supremo, l’Ayatollah Ali Khamenei, i Pasdaran sono tornati al centro dell’attenzione internazionale.

Il Corpo è nato dalla Rivoluzione islamica iraniana del 1979 come forza destinata a proteggere il governo del Paese, supervisionato dai religiosi sciiti, e in seguito la sua esistenza e la sua funzione sono state esplicitamente codificate nella Costituzione. Ha operato parallelamente alle forze armate regolari iraniane, acquisendo importanza e potere durante la lunga e rovinosa guerra con l’Iraq degli anni ’80. Sebbene dopo il conflitto i Pasdaran rischiassero lo scioglimento, Khamenei concesse loro il potere di espandersi nel settore privato, permettendo alla forza di prosperare. La Guardia rivoluzionaria gestisce una grande impresa di costruzioni chiamata Khatam al-Anbia e possiede aziende che gestiscono porti, reti di telecomunicazioni e infrastrutture critiche.

La Forza Quds della Guardia è stata fondamentale nella creazione di quello che l’Iran descrive come il suo ‘Asse della Resistenza’ contro Israele e gli Stati Uniti. Ha sostenuto l’ex presidente siriano Bashar al-Assad, il gruppo militante libanese Hezbollah, i ribelli Houthi dello Yemen e altri gruppi nella regione, rafforzando il proprio potere sulla scia dell’invasione dell’Iraq guidata dagli Stati Uniti nel 2003. Si ritiene che la Forza Quds, così come le agenzie di intelligence iraniane, abbiano assunto bande criminali per colpire i dissidenti all’estero. Teheran ha negato qualsiasi coinvolgimento in tali complotti. Si ritiene inoltre che i Pasdaran siano fortemente coinvolti nel contrabbando in tutto il Medioriente e gestiscano propri servizi di intelligence, responsabili di arresti di cittadini con doppia nazionalità con l’accusa di spionaggio.

L’Asse della Resistenza pianificato dai Guardiani della rivoluzione ha affrontato la sua sfida più grande dopo l’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023. Tel Aviv ha duramente colpito l’organizzazione palestinese e gli altri gruppi sostenuti da Teheran. In Siria, il governo di Assad caduto nel dicembre 2024 ha privato l’Iran e la Guardia di un alleato chiave. A giugno 2025 Israele e gli Usa hanno lanciato una massiccia campagna di attacchi aerei contro l’Iran, uccidendo generali di alto rango dei Guardiani della rivoluzione e colpendo siti e lanciatori di missili balistici.

In Iran uno dei modi principali con cui la teocrazia può reprimere le manifestazioni è attraverso il Basij, il braccio volontario della Guardia. I video delle proteste iniziate il 28 dicembre mostrano membri del Basij armati di fucili e manganelli mentre aggrediscono i manifestanti. A gennaio l’Unione europea ha inserito i Guardiani della rivoluzione nella lista delle organizzazioni terroristiche a causa della sanguinosa repressione delle proteste.

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, interrogato sugli attacchi alle nazioni arabe del Golfo, ha suggerito che le unità militari agiscano indipendentemente da qualsiasi controllo del governo centrale. Ci sono stati attacchi contro l’Oman e il Qatar, che condividono con la Repubblica islamica giacimenti di gas naturale. «Quello che è successo in Oman non è stata una nostra scelta. Abbiamo già detto al nostro esercito di stare attenti agli obiettivi che scelgono», ha detto Araghchi, suggerendo che le unità militari siano ormai «di fatto indipendenti e agiscano sulla base di istruzioni fornite in anticipo». Dichiarazioni che potrebbero servire come scusa per stemperare le tensioni con i vicini arabi del Golfo, irritati per le reiterate offensive subite.