L'intervista
martedì 30 Giugno, 2026
Valter Gonnellini, studente all’Università della terza età: «Abbandonai ingegneria per lavorare. Studio perchè così la mente fatica a invecchiare»
di Massimo Furlani
Il racconto: «Ho frequentato corsi di preistoria, astronomia e Intelligenza Artificiale. Oltre a imparare si stringono nuove amicizie»
Non «solo» nuove conoscenze e competenze, ma anche la possibilità di stringere nuove amicizie e coltivare le proprie passioni anche dopo la pensione, perché così «la mente fatica a invecchiare». Valter Gonnellini, dopo gli studi e il diploma tecnico conseguito a Roma, durante la sua carriera lavorativa ha girato tutta l’Italia fino ad arrivare a Trento dove, dopo il pensionamento, si è anche iscritto all’Università della terza età. Dall’astronomia all’intelligenza artificiale, sono tanti i temi che ha approfondito durante i percorsi frequentati, così come è tanta la soddisfazione per l’esperienza che sta svolgendo: « Il motivo per cui studio ancora? La curiosità mai doma e la sensazione di benessere che ne deriva frequentando i corsi».
Gonnellini, qual è stato il suo percorso di studi e lavorativo prima di entrare all’Università della terza età?
«Da giovane ho vissuto a Roma, dove ho conseguito il diploma di tecnico delle telecomunicazioni. Poi ho iniziato a studiare ingegneria all’università, sempre nella Capitale, ma ho potuto frequentarla solo per un breve periodo perché poi ho trovato il lavoro che mi ha permesso di girare per l’Italia fino a Trento, dove vivo ora, e di arrivare alla pensione.
Come mai abbandonò gli studi?
«Conciliare gli impegni di studio di un corso complesso come ingegneria al lavoro che facevo per me era diventato complicato, motivo per cui ho dovuto abbandonare l’università da giovane».
Perché dopo il pensionamento ha cominciato a frequentare i corsi a Trento?
«Il primo motivo è sostanzialmente la mia curiosità mai doma. Credo che anche dopo la pensione ci sia sempre la necessità di crescere e migliorare, di arricchire e aggiornare le proprie conoscenze. Le Università della terza età offrono questa possibilità».
Quali percorsi ha seguito con l’Università?
«L’ultimo percorso che ho seguito riguardava l’Intelligenza Artificiale, diciamo che le lezioni hanno un po’ confermato quelle che nell’intimo sono sempre state le mie opinioni riguardo questo strumento. Prima di questi corsi poi ne ho seguiti altri, fra questi uno riguardante la Preistoria e le radici dell’umanità, con il preparatissimo personale del Muse, e uno di astronomia, su quelli che sono invece gli scenari futuri per la nostra specie».
È rimasto sempre in ambito scientifico e tecnologico.
«Sì, certo, in continuità con quello che è stato il mio percorso di studi e lavorativo. Sono le materie che mi hanno sempre appassionato, gli interessi che ho voluto coltivare anche dopo la pensione. L’Università della terza età è anche un modo per continuare a imparare in ambiti con cui ci si è confrontati per anni».
Come valuta l’esperienza con questa università? La raccomanderebbe ad altre persone?
«Assolutamente, è un bilancio del tutto positivo e raccomanderei a tutti di intraprendere un’esperienza di questo tipo. C’è proprio una sensazione di benessere che deriva quando frequento questi corsi. Ma oltre alla dimensione delle nuove conoscenze scientifiche e competenze acquisite, c’è anche tutta una fondamentale dimensione sociale dell’apprendimento: frequentare l’Università del tempo libero permette anche di sviluppare nuovi argomenti di conversazione con gli amici di sempre, e di stringere nuove conoscenze attraverso quelle che sono le proprie passioni e interessi personali. Così la mente “fatica” a invecchiare».
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