La nota
martedì 14 Aprile, 2026
Trump attacca il Papa e il vescovo trentino don Ivan Maffeis difende Leone: «Il profeta non teme il delirio di onnipotenza»
di Redazione
Dopo le dure esternazioni di Donald Trump contro Papa Leone XIV — accusato dal presidente Usa di essere «debole» e di non capire le dinamiche della guerra — interviene il vescovo di Perugia
Il clima diplomatico internazionale è scosso dalle pesanti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che in questi giorni ha lanciato un durissimo attacco frontale contro Papa Leone. Il capo della Casa Bianca, attraverso i suoi canali social ha criticato aspramente il Pontefice, accusandolo di essere «pessimo in politica estera» e di «non capire quello che sta succedendo» in merito al conflitto e alla situazione in Iran.
A queste esternazioni aveva risposto la premier Giorgia Meloni, definendole «inaccettabili», una presa di posizione che ha scatenato la furiosa controreplica del presidente americano. In questo scenario di alta tensione, interviene con fermezza don Ivan Maffeis, vescovo di Perugia, che in una riflessione profonda ha voluto rispondere a questo clima di attacchi e minacce, ribadendo il ruolo profetico della Chiesa.
Il presule, richiamando la figura biblica di Geremia, ha puntato il dito contro un certo modo di intendere il potere, lontano dai valori del Vangelo: «Politicanti venali e affaristi senza scrupoli amano circondarsi di sacerdoti prezzolati, pronti a dispensare benedizioni divine a mani basse. Anche al tempo di Geremia c’era chi pensava che per essere salvi bastasse sbandierare una fiducia magica nel Tempio e ripetere “parole religiose”. Di qui la reazione scomposta e scocciata davanti a chi osa sbugiardare la corruzione e denunciare come abominio l’ingiustizia» ha sottolineato don Maffeis.
Il vescovo ha quindi difeso il ruolo della Chiesa come voce critica e libera di fronte alle logiche della forza. Secondo don Maffeis, la libertà del profeta gli consente di «parlare senza tentennamenti, anche quando può costare incomprensione e disprezzo». Un monito chiaro, che si rivolge a chi, oggi, detiene le redini del mondo: il profeta «non teme di denunciare “quel delirio di onnipotenza” che “si fa sempre più imprevedibile e aggressivo”».
Don Maffeis ha poi bollato come profondamente estranee allo spirito cristiano le logiche di dominio che portano a scontrarsi con chi invoca la pace. «Giudica “inaccettabile” la minaccia di “far sparire un’intera civiltà” se questa non si piega ai desiderata del mercante di turno» ha aggiunto il vescovo, ribadendo la centralità della dignità umana rispetto agli interessi economici o geopolitici.
Infine, il messaggio di speranza che arriva direttamente da una terra africana, definita dal presule «crocevia di culture e religioni». Da lì, il vescovo don Ivan Maffeis lancia un appello alla concordia, ricordando che «al di là di ogni apparenza, la violenza non avrà mai l’ultima parola». Perché, conclude il vescovo, «il futuro appartiene agli uomini e alle donne di pace».
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