Giudicarie

venerdì 5 Giugno, 2026

Medica di base aggredita in ambulatorio: si barrica all’interno dello studio mentre il paziente la minaccia

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Vittima una giovane dottoressa che esercita a Ponte Arche. Lo Smi: «I camici bianchi hanno sempre più paura»

Un nuovo episodio di violenza ai danni di una medico di famiglia riaccende il dibattito sulla sicurezza degli operatori sanitari negli ambulatori territoriali del Trentino. A denunciarlo è lo Smi Trentino (Sindacato Medici Italiani), che parla di una situazione ormai insostenibile per molti professionisti, soprattutto nelle sedi periferiche prive di sistemi di sorveglianza e allarme.

Secondo quanto riferito dal sindacato, nella mattinata di ieri una giovane dottoressa in servizio presso l’ambulatorio comunale di Ponte Arche sarebbe stata vittima di minacce da parte di un uomo entrato nella struttura. L’individuo, dopo essere entrato nella sala d’attesa, avrebbe fatto irruzione nello studio medico senza attendere il proprio turno, rivolgendosi alla professionista con atteggiamenti aggressivi e minacce verbali.

Sempre secondo la ricostruzione dello Smi, la situazione sarebbe degenerata al punto che la dottoressa avrebbe tentato di chiudersi nello studio per sottrarsi all’aggressione, mentre l’uomo avrebbe cercato di impedirle di chiudere la porta, arrivando a minacciarla ulteriormente prima di allontanarsi. Successivamente avrebbe avuto atteggiamenti aggressivi anche nei confronti del personale presente nella struttura.

Al momento dei fatti nel poliambulatorio erano presenti tre collaboratrici di studio e tre professionisti sanitari.

«Sempre più medici lavorano con paura»

La professionista, riferisce il sindacato, sarebbe rimasta profondamente scossa dall’accaduto, tanto da avere difficoltà a portare a termine la giornata lavorativa. L’episodio è stato segnalato ai Carabinieri e all’Azienda sanitaria, che dovranno ora approfondire quanto accaduto.

Lo SMI, per bocca del segretario Nicola Paoli, collega l’episodio a un fenomeno più ampio di crescente tensione nei confronti dei medici di medicina generale. «I professionisti sono spesso percepiti come il volto più immediato delle difficoltà del sistema sanitario, pur non essendone i responsabili», sostiene il sindacato, che evidenzia come le criticità legate alle liste d’attesa, alla carenza di servizi e alle aspettative dei cittadini finiscano per riversarsi sui medici presenti sul territorio.

«Serve più sicurezza negli ambulatori»

Nel comunicato lo SMI denuncia la mancanza di adeguate misure di sicurezza negli studi medici pubblici e torna a chiedere l’installazione di telecamere e sistemi di allarme nelle sedi comunali e aziendali.

«Avevamo chiesto di mettere in sicurezza gli studi con sistemi di videosorveglianza e dispositivi di allarme immediato. Nulla è stato fatto», afferma il sindacato, che sottolinea come molti professionisti, in particolare le donne, vivano con crescente preoccupazione l’attività quotidiana negli ambulatori.

Clima teso

Lo Smi ricorda inoltre di essere già impegnato in una mobilitazione nazionale contro la riforma della medicina territoriale e annuncia che valuterà ulteriori iniziative qualora continuassero a verificarsi episodi di minacce o aggressioni ai danni dei propri iscritti.

Tra le ipotesi sul tavolo vi sarebbe anche la chiusura temporanea degli ambulatori gestiti dai medici aderenti al sindacato, come forma di protesta per richiamare l’attenzione delle istituzioni sul tema della sicurezza.

«La situazione sta diventando drammatica», conclude Paoli, chiedendo risposte concrete da parte delle autorità sanitarie e provinciali per garantire condizioni di lavoro sicure ai professionisti della medicina territoriale.