Tecnologia

domenica 25 Ottobre, 2026

«Più tempo per pensare, non per pensare meno»: come AI e digitale cambiano il lavoro dei professionisti trentini

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Dal Bim ai processi telematici, dalla storia clinica consultabile in pochi clic ai blackout informatici di Asuit: i vertici degli ordini tracciano un bilancio tra opportunità e criticità

Quello della digitalizzazione, cioè della progressiva adozione di tecnologie e sistemi digitali, è un processo che interessa direttamente anche il mondo del lavoro, in tutti i settori. Negli ultimi anni fra portali, applicazioni e intelligenza artificiale (AI) sono state stravolte le modalità di accesso ai dati e alla conoscenza, l’interazione con le pubbliche amministrazioni, in certi casi sono anche cambiati i rapporti con i clienti. Ma c’è anche chi evidenzia nuovi rischi o difficoltà legate a queste innovazioni.

Professioni tecniche

Flavio Zanetti, alla guida del Collegio dei geometri e coordinatore della rete delle professioni tecniche del Trentino, si dichiara un «fautore» del processo di digitalizzazione della categoria: «È un processo da cui non è più possibile tornare indietro – spiega – Sono anche i tempi e le nuove esigenze a richiederlo: edifici con classi energetiche più avanzate o impianti rinnovabili, ad esempio, hanno bisogno di una progettazione più complessa, difficile da realizzare senza l’ausilio delle tecnologie digitali».

Uno dei cambiamenti più rilevanti è stato quello dalla progettazione con software di disegno come Autocad a quella in Bim (abbreviativo di «Building Information Modeling»), che permette la realizzazione di modelli virtuali tridimensionali: «Ad oggi è l’unica strada per arrivare a costruire un “gemello digitale” e tenere d’occhio il quadro completo durante la progettazione – prosegue Zanetti – Il rilievo è più dettagliato grazie ai laser scanner, quindi diventa possibile lavorare in un team allargato e tener conto di tutte le particolarità dell’impianto man mano che la progettazione procede. Se ad esempio in un punto viene prevista una colonna di scarico, lo strutturista potrà ragionare di conseguenza». Un’evoluzione che ha riguardato diverse professioni tecniche: «Quello al Bim è stato un passaggio quasi obbligatorio, cominciato una decina di anni fa — osserva il presidente dell’Ordine degli Ingegneri Fabio Ferrario — Mette a disposizione anche tutta una serie di possibilità, ad esempio si può attribuire al progetto un fattore tempo per avere un cronoprogramma della realizzazione o un fattore di costo per sapere quanto si spende con l’avanzamento temporale».

Anche l’intelligenza artificiale, spiega Ferrario, sta entrando negli studi professionali, anche se talvolta accompagnata da una preparazione inadeguata: «Non sempre una maggior velocità corrisponde a una maggiore qualità. Soprattutto quando si parla di intelligenza artificiale, capita di farne un utilizzo ancora sbagliato». Un’evoluzione tecnologica che ha avuto risvolti anche sui rapporti con la clientela: «Con i nuovi mezzi i clienti si aspettano tempi più brevi — prosegue Ferrario — Il rischio però è quello di svalutare il lavoro intellettuale che c’è dietro alla nostra professione. La sfida è quella di mantenere il professionista al centro del ragionamento».

Zanetti ritiene invece che andrebbero fatti dei passi avanti in termini di semplificazione delle piattaforme: «I portali sono comodi, sia quelli per consultare il catasto che quelli per la consegna dei progetti — dichiara il coordinatore della rete delle professioni tecniche – Ci vorrebbe però forse una razionalizzazione con dei portali unici, piuttosto che trovarsi a navigare in cinque o sei portali diversi a seconda dei comuni».

Sanità

A tracciare un bilancio positivo del processo di digitalizzazione nella propria professione è anche Giovanni de Pretis, presidente dell’Ordine dei Medici trentini: «Intesa in senso generale, l’informatizzazione per la sanità è qualcosa di preziosissimo — spiega — Poter consultare i dati e la storia clinica è una grande sicurezza in primis per i pazienti stessi. Faccio un esempio per quello che è il mio lavoro: da gastroenterologo posso rivedere facilmente filmati di esami o radiografie precedenti, così ho accesso a informazioni anche visivamente dove invece prima potevo appoggiarmi solo a referti cartacei o confronti diretti con il radiologo o chi aveva visitato il paziente». Nel settore specifico della sanità il Trentino è stato un pioniere del processo. «Dall’altra parte, l’aspetto forse più negativo è quello che riguarda il carico di lavoro, perché vengono trasferiti al personale sanitario compiti che non sono strettamente sanitari — prosegue de Pretis — Quando vengono introdotti nuovi sistemi informatici non sempre si tiene conto del tempo necessario a un medico per conoscere e abituarsi a questo nuovo strumento». E poi c’è il tema della tenuta dell’infrastruttura digitale, tema «caldo» negli ultimi mesi all’interno dell’Azienda sanitaria provinciale (Asuit) con i numerosi episodi di blackout dei sistemi informatici: «C’è sempre il rischio, come abbiamo visto negli ultimi tempi, che i sistemi informatici possano andare in tilt e blocchino tutto quanto. Servono, da questo punto di vista, dei sistemi che permettano di ovviare rapidamente agli eventuali guasti».

Giustizia

Anche la giustizia è interessata direttamente dal fenomeno della digitalizzazione, ma viene evidenziato come le modalità più «tradizionali» conservino ancora un’importanza da non trascurare: «È chiaro che questo processo ha impattato la nostra professione sotto il profilo dei processi telematici e dei rapporti con il tribunale – commenta il legale Antonio Angelini, presidente dell’Ordine provinciale degli avvocati — Dove prima esisteva unicamente l’accesso fisico, adesso ci sono le possibilità di udienze in remoto e di trattazione scritta. L’accesso è semplificato, ma ci sono passaggi in cui ritengo ancora che la presenza in Aula rimanga indispensabile: solo in un contraddittorio “in diretta” si possono esprimere delle argomentazioni e avere idee più precise sulle posizioni dei soggetti coinvolti». In alcuni studi entra anche l’AI: «Come professionista faccio utilizzo anche di software di intelligenza artificiale, chiaramente non in una logica predittiva ma piuttosto analitica — dichiara il penalista Nicola Canestrini – Poter accedere e ricercare dati, dichiarazioni, atti o intercettazioni fra migliaia di casi anche lontani nel tempo, talvolta magari trascritti in lingua straniera, era un lavoro che chiedeva tempo e risorse non indifferenti. Adesso in pochi minuti posso avere accesso al file specifico che ricerco. Ai miei clienti faccio firmare una policy in cui informo loro che nel mio studio si utilizza l’AI con questo fine». Riguardo l’impiego di AI, Angelini precisa: «Deve rimanere un supporto per l’attività preparatoria: il punto è che rimanga uno strumento per avere più tempo per pensare, non per pensare meno». Al di fuori dell’utilizzo “privato”, però, Canestrini evidenzia come il processo di digitalizzazione della giustizia penale presenti ancora diverse lacune: «È ancora una ferita aperta – spiega – Il Covid ha ovviamente dato una spinta importante, ma inizialmente la nostra giustizia non era munita nemmeno di infrastrutture proprie. Sono stati poi sviluppati dei programmi che però presentano limiti forti, probabilmente perché pensati da tecnici che non conoscono le esigenze di chi lavora in questo campo. Succedeva ad esempio che aprendo il menù a tendina per indicare il tipo di atto da caricare questo non fosse indicato nell’elenco. Problemi di questo tipo l’avvocatura li riscontra ancora».

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