Il fatto
lunedì 5 Giugno, 2023
Trento, nuova azione fascista alla sede dell’Arci, comparso uno striscione nella notte. Il presidente La Malfa: «Pura inciviltà»
di Simone Casciano
Lo striscione è stato rinvenuto questa mattina davanti agli uffici in viale degli Olmi e prontamente rimosso, l'associazione: «Condanniamo con forza questi atti intimidatori e vandalici, ma non ci sentiamo certo impauriti»
La sede dell’Arci del Trentino è stata oggetto di un’azione di matrice fascista. «Stamattina, lunedì 5 giugno 2023 – scrive in una nota l’associazione – È stato ritrovato – e successivamente rimosso – uno striscione riconducibile a matrice fascista incollato sul muro della sede di Arci del Trentino». Lo striscione recava una frase contro la gestazione per altri proprio nei giorni del Dolomiti Pride. Si tratta del secondo episodio simile per la sede a Trento dell’associazione che già era stata oggetto di un’azione simile lo scorso 13 maggio. La prima volta Arci aveva rimosso i manifesti senza dire nulla, ma visto il ripetersi di questi attacchi questa volta ha deciso di raccontare il fatto. « Il Comitato provinciale, valutata anche la reiterazione di questi gesti, ha incaricato i propri legali di sporgere denuncia alle autorità competenti perché i responsabili siano individuati e perseguiti, valutando ogni altra azione anche in sede civile a tutela dell’associazione». Il presidente di Arci del Trentino, Andrea La Malfa dice che: «Pura inciviltà. Un atto grave perché individuare il “nemico” e andare a cercarlo, imbrattarne reiteratamente i luoghi di ritrovo, è il primo passo di gente che ha poca dimestichezza con che cosa sia la democrazia. Condanniamo con forza questi atti intimidatori e vandalici, ma non ci sentiamo certo impauriti. Sappiamo di avere affianco la comunità democratica, pronta ad isolare chi usa la violenza e la prevaricazione come metodo di affermazione. Non possiamo però non essere preoccupati dal fatto che in questo mese si siano susseguiti gesti singoli, anche verso esponenti delle istituzioni, legati dal filo dell’intolleranza e del disconoscimento del metodo democratico. Questo clima non agevola chi come noi ha da sempre tenuto aperta la porta del dialogo nella fermezza delle nostre convinzioni ma nel confronto democratico e civile con tutte le diverse opinioni che si riconoscono nella Costituzione».
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