I numeri
sabato 4 Ottobre, 2025
Trentino, in vent’anni raddoppiati i soccorsi in elicottero
di Ubaldo Cordellini
Con i voli di notte e l’uso dei visori le missioni sono diventate ora più di 7 al giorno. Degasperi (Onda): «Molti interventi potrebbero essere fatti in ambulanza»
Soccorsi con l’elicottero raddoppiati nel giro di vent’anni. Un dato che dimostra come ormai l’ambulanza volante stia diventando sempre di più centrale nel sistema sanitario trentino. Nel corso di questi vent’anni il modello territoriale è completamente cambiato. Sono stati chiusi ospedali come quello di Mezzolombardo e sono stati accentrati servizi. Gli elicotteri sono passati da due a tre e, soprattutto, è stato introdotto il volo notturno, prima da piazzola a piazzola e poi anche con atterraggio fuori dalle piazzole grazie al visore notturno. Tutte innovazioni che servono ad avvicinare il paziente all’ospedale, in genere quello di Trento. L’ultimo passaggio è avvenuto con l’acquisto dei due nuovi elicotteri Airbus da soccorso al posto dell’Aw 139 Agusta precipitato qualche anno fa al lago di Nambino dopo un incidente dovuto a un white all, ovvero alla neve che rese impossibile la vista delle vicine pareti rocciose al pilota.
Per fortuna le conseguenze per le persone furono limitate. Ma la prima conseguenza è stata quella di un ripensamento sul modello organizzativo. Nel 2003 secondo l’Ispat gli interventi totali erano stati 1.170, nel 2024 sono arrivati a 2.133. Il numero di missioni è passato da 1.466 a 2.708 e il numero medio di interventi al giorno è passato da 4 a 7,4. Le ore volo sono passate da 669 a 1.227. Il nuovo manager del nucleo elicotteri, Luca Nabacino, spiega che l’incremento è dovuto alla tecnologia: «Gli incrementi maggiori nel corso degli anni si sono registrati quando è stato introdotto il volo notturno e poi il visore notturno. Attualmente abbiamo tre mezzi in servizio, due di giorno e uno di notte. I due nuovi mezzi sono leggermente più lenti dell’Aw139, ma sono più versatili. E questa varietà di permette ci avere una flotta di mezzi che non ha nessuno in Italia».
Il consigliere provinciale Filippo Degasperi non è d’accordo: «La giunta provinciale ha risposto a una mia interrogazione di qualche tempo fa che aumentano le ore di volo anche per permettere ai piloti di mantenere il brevetto su quegli apparecchi. Così certi interventi che si potrebbero fare in ambulanza a costi molto inferiori vengono portati a termine in elicottero».
Anche il consigliere provinciale Francesco Valduga ha presentato di recente un’interrogazione per chiedere che l’uso dell’elicottero sia appropriato: «L’elisoccorso rappresenta uno strumento di straordinaria importanza per la sanità in un territorio montano come il nostro. Proprio per questo innegabile valore è bene considerare l’appropriatezza dell’uso dell’elicottero per garantire l’accessibilità a chi veramente ne ha bisogno. Sembra, infatti, che l’elicottero non venga utilizzato solo per il trasporto di pazienti in emergenza, ma talvolta anche per garantire la presenza di personale sanitario specializzato laddove non disponibile in situazioni programmate che non rientrano nella stretta definizione di “urgenza” o per pazienti le cui condizioni cliniche consentirebbero il trasporto con mezzi alternativi. Ciò solleva interrogativi sull’effettiva organizzazione della rete ospedaliera, soprattutto dei presidi di valle, definendo bene chi fa che cosa. A ciò si aggiunge un fenomeno che appare sempre più frequente, ossia l’impiego dell’elicottero per il recupero di turisti rimasti bloccati in montagna a causa di imprudenza o inadeguata preparazione. Anche in questi casi l’intervento si rivela doveroso per garantire la sicurezza delle persone, ma pone la questione della sostenibilità del servizio».
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