L'intervista

mercoledì 4 Novembre, 2026

Supermercati e catena del freddo sotto attacco, parla Shahin (Trentino digitale): «Abbiamo costruito una società ricca di servizi, ma anche molto fragile»

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Per il direttore generale della partecipata: «Serve una maggiore cultura della sicurezza»

Gli attacchi hacker che hanno colpito alcune catene di supermercati europee e anche italiane, di cui due in Trentino (vedi articolo a fianco), compromettendo i sistemi di refrigerazione degli alimenti, riportano al centro il tema della sicurezza informatica delle imprese. Ne parliamo con Kussai Shahin, direttore generale di Trentino Digitale, per capire quali sono i rischi e quali misure di prevenzione è necessario adottare.

Direttore, quanto accaduto mostra quanto la digitalizzazione possa rendere vulnerabili anche attività che non associamo immediatamente alla rete. Qual è il quadro?
«Viviamo in un mondo pieno di servizi digitali, comodi e funzionali. La digitalizzazione è entrata non solo nei supermercati, ma anche nelle nostre case: tutti abbiamo dispositivi collegati in rete. Abbiamo costruito una società ricca di servizi, ma anche fragile dal punto di vista della sicurezza. Siamo di fronte a un fenomeno nuovo: gli attacchi non riguardano più solo server o servizi digitali di aziende e pubbliche amministrazioni, ma possono toccare direttamente la vita quotidiana dei cittadini e delle imprese. Possono compromettere la disponibilità di cibo per le persone e provocare danni economici enormi alle attività commerciali».

Nel caso dei supermercati si è parlato di frigoriferi e sistemi di conservazione dei surgelati manomessi, con un innalzamento delle temperature. Come ci si può proteggere da rischi di questo tipo?
«Non ho i dettagli di questi specifici attacchi, ma il principio è chiaro: quando introduciamo strumenti digitali nelle nostre attività dobbiamo preoccuparci della sicurezza già prima che si verifichi un problema. Serve una valutazione preventiva dei rischi. Non è un esercizio teorico: bisogna chiedersi quali conseguenze potrebbero esserci, anche quelle che sembrano improbabili, e individuare le contromisure. Faccio un esempio: spesso a casa acquistiamo un dispositivo e lo configuriamo da soli. Ma siamo sicuri di averlo configurato correttamente? La stessa attenzione deve valere, a maggior ragione, per le imprese».

Questo significa che anche un supermercato deve dotarsi di competenze specifiche in materia di cybersicurezza?
«Sì. Non necessariamente assumendo personale dedicato: può rivolgersi a soggetti competenti e chiedere una consulenza. Quello che serve oggi è, prima di tutto, la consapevolezza che il mondo digitale, per quanto ricco di opportunità, presenta vulnerabilità intrinseche. Dobbiamo essere preparati alla possibilità che qualcosa accada e non sottovalutare i rischi. Chi avrebbe pensato, fino a poco tempo fa, che un attacco informatico potesse arrivare a colpire i frigoriferi di un supermercato? Accanto alle misure tecniche, serve una cultura della sicurezza: il proprietario o il gestore deve essere convinto che proteggere i sistemi è parte della gestione dell’attività».

In Trentino si sono verificati anche attacchi che hanno coinvolto due Rsa e dati sanitari, particolarmente delicati. Che cosa bisogna fare quando l’attacco è già avvenuto, soprattutto se sono stati sottratti dati personali?
«È un tema molto complesso. Anche in questo caso, però, la risposta comincia dalla prevenzione: tutti dovrebbero avere un piano di intervento in caso di incidente. Non ci si può improvvisare quando succede. Se si gestiscono sistemi che trattano dati, a maggior ragione quelli relativi alla salute, bisogna conoscere i rischi e predisporre una procedura da seguire. Non basta avere un documento sulla carta: occorre sapere che cosa fare, chi avvisare, quali passaggi compiere, come recuperare i dati e come verificare se siano stati sottratti.

A chi bisogna rivolgersi?
«Oggi possiamo contare sul supporto dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale e della Polizia postale. Sono interlocutori da informare e contattare quando si verifica un incidente: possono fornire un aiuto importante nella gestione dell’emergenza e anche nella prevenzione. È fondamentale che imprese ed enti sappiano in anticipo a chi rivolgersi e quali siano i passaggi da seguire».

Nel frattempo anche gli strumenti utilizzati dagli attaccanti si evolvono. Quanto pesa l’intelligenza artificiale?
«Come in tutte le evoluzioni tecnologiche, anche i malintenzionati utilizzano oggi l’intelligenza artificiale. Questo rende la difesa più difficile, perché questi strumenti permettono di individuare con facilità le vulnerabilità e riducono il tempo a disposizione per intervenire. Sono fenomeni nuovi con cui dobbiamo imparare a convivere e che dobbiamo capire come gestire. Torno quindi al punto: prevenzione significa anche predisporre piani di pronto intervento, procedure concrete per sapere come comportarsi quando si verifica un incidente. In quei momenti non si può improvvisare».

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