Cronaca
martedì 14 Aprile, 2026
Spari in tabaccheria, i due arrestati in silenzio davanti al giudice. E in tribunale mostrano dito medio ai giornalisti
di Benedetta Centin
Gli aggressori rimangono in carcere con l'accusa di tentato omicidio. Prima dell'udienza il gestaccio: «Per voi trentini che amate i tunisini»
Rimangono in carcere i due cittadini albanesi di 24 e 25 anni, arrestati venerdì scorso dopo che avevano inseguito, picchiato e sparato in direzione di uno dei due fratelli tunisini di Trento intercettati fuori dal tribunale e affrontati all’interno della tabaccheria di via Santa Croce in cui si erano rifugiati. Tutto per un debito di droga che il 28enne tunisino, già arrestato per spaccio come il fratello minore, non avrebbe onorato nei confronti dei suoi fornitori. I due in trasferta da Varese e Milano, fermati dai militari in via Endrici, sottoposti a fermo di indiziato di delitto per tentato omicidio in concorso (già con precedenti per droga), ieri mattina hanno scelto il silenzio, di avvalersi cioè della facoltà di non rispondere una volta davanti al giudice per le indagini preliminari Marco Tamburrino. Muti. Nemmeno una spontanea dichiarazione. Il loro avvocato, Antonio Buondonno, ieri sostituito dalla collega Chiara Di Matteo, ha chiesto la misura meno afflittiva degli arresti domiciliari, spiegando tra l’altro che «i due indagati sono ben inseriti nel tessuto sociale, hanno un lavoro stabile e una famiglia». Ma il gip, in base al grave quadro probatorio, ha deciso che rimangano in carcere a Spini, dove si trovano da venerdì scorso. Il magistrato ha appunto firmato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, trasformando i fermi in misura cautelare vera e propria. «Faremo le dovute valutazioni con la discovery degli atti processuali» fa sapere il legale che intende arrivare a fare chiarezza sui fatti.
Dita medie alzate ai fotografi
E se dal giudice si sono trincerati dietro un muro di silenzio, almeno uno dei due ha avuto qualcosa da dire quando è stato scortato dalla polizia penitenziaria fino all’aula d’udienza. Ha infatti alzato le dita medie ai fotografi dicendo: «Per voi trentini che amate i tunisini». L’altro indagato, con due cerotti (dovuti alla colluttazione di venerdì) ha invece cercato di evitarli, i fotografi.
Il video dell’assalto
Quei minuti da panico, di grande concitazione — ben più di una decina — vissuti in tabaccheria, sono stati registrati dalle telecamere interne dell’attività Yohanna Suarez (che riaprirà oggi). Passati al setaccio dagli uomini dell’Arma, sono negli atti del fascicolo della pm Alessandra Liverani. Il caos, l’inferno, si scatena quando i due fratelli tunisini, inseguiti a partire dalle 9.15 circa, dai giardini davanti al tribunale (dove il più giovane aveva fatto scena muta a un interrogatorio) si rifugiano nell’edicola tabaccheria di via Santa Croce 84. Senza proferire parola bloccano da dentro la porta, facendo resistenza. Gli albanesi alle calcagna — tre secondo la titolare, non solo i due arrestati — con la forza riescono ad entrare. E il negozio si trasforma in una sorta di ring, con scontri fisici, oggetti e sedie scagliati contro, vetrinette infrante. E pure una pistola spianata. Puntata ad altezza uomo. Tenuta solo per poco da uno degli albanesi, impugnata per tutto il resto del tempo dal connazionale che ha tenuto sotto scacco, nel bel mezzo dell’esercizio, il più grande dei tunisini, 28 anni, che non avrebbe pagato della droga che gli era stata fornita.
L’uomo — è nel video — tiene l’arma con una sola mano, poi la afferra con tutte e due, concentrato sul suo obiettivo, come se fosse stato più volte sul punto di aprire il fuoco. E urla, risoluto: «Voglio i miei soldi, dammi i miei soldi». Il fratello del 28enne lo implora, impaurito: «Stai tranquillo, ti paghiamo, ma tu non fargli del male, non sparare». Ma un colpo l’albanese lo spara. Con il 28enne che riesce a scansarsi giusto in tempo per non essere preso e si prostra a terra. Il proiettile a lui destinato finirà per conficcarsi nella stampante. Lì dove gli investigatori preleveranno poi l’ogiva, all’esame degli esperti della balistica per capire il calibro della pistola che ancora non si trova. Sequenze inquietanti, da film, di cui sono state protagoniste loro malgrado Suarez e la mamma Anna, la titolare usata anche come scudo dal tunisino di 24 anni.
E intanto la minoranza di centrodestra nel Consiglio circoscrizionale San Giuseppe – Santa Chiara, ha chiesto la convocazione urgente di un Consiglio circoscrizionale dedicato al tema della sicurezza.
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