Cronaca
mercoledì 15 Aprile, 2026
Rapina all’imprenditore Gallizioli: due della banda patteggiano una pena di quattro anni
di Benedetta Centin
Il bottino di 300mila euro, 7 orologi preziosi e gioielli in oro non è più stato trovato
A distanza di sei mesi dalla rapina messa a segno in piena notte nella villa dell’imprenditore del tessile Eugenio Gallizioli, sequestrato per quattro ore, minacciato con pistola e coltello e derubato di 302mila euro in contanti, sette orologi preziosi come Rolex e Omega e vari gioielli in oro (bottino mai più trovato), due dei tre arrestati sono scesi a patti con la giustizia. Concordando una pena con la Procura.
Quattro anni, due mesi e 1200 euro di multa ciascuno, con confisca di quanto sequestrato nel corso delle indagini, e cioè 2mila euro circa, cellulari e un orologio da polso. Questo il patteggiamento ratificato ieri dal giudice per l’udienza preliminare Enrico Borrelli per gli imputati residenti a Trento, entrambi cittadini albanesi e cioè Arsild Memaj, 21 anni, in carcere al San Vittore di Milano, e Klodjan Cesku, 32, recluso a Spini di Gardolo. I loro rispettivi avvocati, Amedeo Rizza e Marco Marcelli, ieri hanno sollecitato al giudice la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. Il magistrato al momento si è riservato la decisione.
«Ho sbagliato, ammetto le mie responsabilità, quanto mi viene contestato» quanto avevano confessato per iscritto i due, facenti parte del gruppo che hanno messo a segno la rapina alle prime ore dell’8 ottobre scorso nella villa di via Valzolgher, alla presenza del padrone di casa che non aveva voluto fornire il codice di apertura della cassaforte.
Da quanto emerso era della ex di Cesku la Golf usata per gli spostamenti della banda: per avvicinarsi alla villa della vittima, per scappare dopo la rapina, una volta abbandonata l’auto di Gallizioli, ancora per andare a Milano due giorni prima del colpo e per tornarci una volta ultimato. Raggiungendo poi la Puglia. Memaj invece quella notte, con un secondo uomo del gruppo, avrebbe lasciato casa di Gallizioli per raggiungere con la Skoda dello stesso imprenditore il cantiere edile di Martignano dove lavorava come operaio (Cesku era un ex dipendente). Lì avrebbero rubato la mola a disco usata per sventrare la cassaforte e svuotarla di soldi e preziosi. Al rapinato i due imputati che hanno patteggiato hanno offerto 7500 euro cadauno: briciole rispetto ai 400mila euro di danni chiesti dal 72enne, che, rappresentato dall’avvocato Andrea de Bertolini, era parte civile (che però è esclusa dal patteggiamento).
Processo dibattimentale per il terzo
Lo stesso giudice Borrelli ha invece disposto il rinvio a giudizio per il terzo imputato, anche questo in carcere su ordinanza dal primo novembre scorso. Il processo dibattimentale si aprirà per lui a luglio. Si tratta di Marjan Ndrekaj, 44enne di Cassano delle Murge (Bari), in cella a Montorio Veronese, considerato il capo della banda anche per i suoi precedenti specifici, l’unico che avrebbe parlato a Gallizioli durante il colpo (stralciata la posizione del quarto uomo, suo cugino, indagato in stato di libertà, anche lui sei mesi fa raggiunto dai carabinieri di Trento mentre era a Gardaland con la famiglia).
Ndrekaj, quando era comparso davanti al giudice in videocollegamento con l’avvocato Filippo Castellaneta, aveva respinto le accuse e si era detto disponibile per il prelievo di campioni biologici da comparare alle tracce isolate dai Ris di Parma. La difesa aveva chiesto l’abbreviato condizionato ad accertamenti sull’identificazione ma la richiesta ieri è stata rigettata.
Rapina pluriaggravata
Per tutti l’accusa era di rapina in concorso. Con una sfilza di aggravanti. E cioè il fatto di avere messo a segno il colpo travisati, con il passamontagna, di aver usato pistola e coltello, di essere stati in più persone, ancora di aver agito a casa della vittima, di averla ridotta in uno stato di incapacità di volere e di agire, ancora di aver ostacolato la difesa privata e pubblica.
Il sostituto procuratore Davide Ognibene Ognibene, con in mano solidi elementi indiziari (dalle intercettazioni ai tabulati telefonici ai vari spostamenti immortalati dalle telecamere), con un quadro accusatorio cristallizzato grazie alle articolate indagini dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Trento e le analisi del Ris di Parma, aveva emesso un decreto di giudizio immediato solo quattro mesi dopo che i tre erano finiti in carcere (sono detenuti dal 1° novembre 2025). In relazione al colpo che sarebbe valso ai quattro un bottino consistente. Della refurtiva però, ad oggi non c’è traccia, così come della pistola e del coltello con cui il gruppo ha tenuto sotto scacco per quattro interminabili ore l’imprenditore 72enne, sorpreso nel sonno attorno alle 2 e immobilizzato a lungo a letto. Preso in ostaggio finché non sono riusciti a sventrare la cassaforte di casa sua e a svuotarla completamente.
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