In Tribunale
lunedì 9 Marzo, 2026
Processo M90, la prima udienza con Fugatti imputato: otto associazioni animaliste ammesse come parte civile: chiedono 300mila euro
di Benedetta Centin
La difesa ha chiesto e ottenuto il rito abbreviato. La prossima udienza sarà il 18 marzo
Sono otto le associazioni animaliste che hanno chiesto e ottenuto di essere ammesse come parte civile — quantificando danni per 300mila euro — nell’ambito del procedimento penale a carico del presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti, che si trova a rispondere di uccisione di animale con crudeltà in merito all’abbattimento dell’orso M90, avvenuta il 6 febbraio 2024, tra gli abitati di Croviana e Malè. Per gli animalisti si era trattato di «un provvedimento estremo», di «un’esecuzione di particolare brutalità e crudeltà, per giunta non necessaria». Secondo i rilievi tecnici agli atti infatti l’animale era «morto per una emorragia interna». Le istanze sono state depositate ieri, nel corso dell’udienza predibattimentale davanti alla giudice Claudia Miori, ma la discussione è stata rinviata all’udienza del 18 marzo.
I documenti della difesa
Gli avvocati Luca Pontaldi e Alessandro Meregalli hanno chiesto che il governatore venga processato con rito abbreviato (che in caso di condanna concede lo sconto di un terzo della pena), condizionato all’acquisizione di documenti depositati con una chiavetta usb, a difesa appunto dell’operato di Fugatti che a loro dire è del tutto esente da responsabilità, avando agito secondo legge. Fosse stato per la Procura il fascicolo a suo carico avrebbe dovuto essere archiviato ma in seguito all’opposizione di Enpa, Ente protezione animali, che si era avvalsa anche di un’antropologa e di un veterinario forensi, lo scorso novembre il giudice per le indagini preliminari Gianmarco Giua aveva ordinato al pm l’imputazione coatta del presidente della Provincia. Fascicolo a parte invece per il capo del Corpo forestale del Trentino, Raffaele De Col, e il dirigente del Servizio foreste e fauna della Provincia di Trento, Giovanni Giovannini, «dal momento che hanno dato esecuzione all’ordine illegittimo» aveva motivato il giudice. Ma non è dello stesso avviso il loro avvocato, Roberto Bertuol, che ha depositato una memoria difensiva.
La rimozione immediata
L’abbattimento di M90, esemplare di quasi tre anni, era stato fulmineo. Fugatti il 6 febbraio 2024 aveva firmato il decreto di uccisione e a stretto giro i forestali avevano eseguito l’ordine in una zona di montagna della Bassa Val di Sole. Tre colpi calibro 30.60 sparati con una carabina semiautomatica. Allora l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) aveva fornito alla Provincia le opzioni dell’abbattimento o della cattura. «M90 era un animale pericoloso alla luce della sua eccessiva confidenza e frequentazione di aree urbane e periurbane» aveva spiegato Piazza Dante. Il 28 gennaio 2024 M90 aveva seguito da vicino due fidanzati lungo una strada forestale a Mezzana.
Inutili sofferenze
Allora le tre fucilate avevano raggiunto polmoni e fegato (per la verità solo due erano andate a segno) ma M90, morto per una emorragia interna, «è sopravvissuto per molto tempo prima del decesso» e «ha patito inutili sofferenze» ha scritto il gip Giua, in base agli esiti dell’autopsia eseguita all’Istituto zooprofilattico delle Venezie. Eppure il plantigrado poteva essere narcotizzato, e «avrebbe potuto essere agevole dal momento che era riadiocollarato» sempre le parole del giudice. «Addormentarlo» avrebbe «quantomeno evitato i plurimi colpi d’arma» per ucciderlo, quando tra l’altro «non era presente alcun veterinario come prescritto dal Pacobace».
Animalisti: «Diritto violato»
«Contestiamo la crudeltà di un’azione non necessaria» spiegano i legali delle associazioni animaliste fuori dall’aula. Per Enpa, che con il suo esposto aveva fatto aprire l’inchiesta, «va fatta giustizia perchè non riaccada», per l’avvocato Mario Zanchetti di Leidaa, associazione fondata da Michela Brambilla, «va riconosciuto un diritto costituzionalmente violato». Ancora Leal punta il dito su una «gestione faunistica inadeguata». In 5 associazioni hanno sollecitato un risarcimento di 50mila euro ciascuna e cioè Enpa, Oipa, Leal, Lndc Animal Protection e Animal Law, mentre Lav ne ha chiesti 20mila, 30mila invece Animal Liberation. Leidaa si è invece riservata la quantificazione.
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