Il caso
lunedì 12 Ottobre, 2026
Pinzolo, liquami nei prati vicino al Sarca: Bearsandothers denuncia nuovi spargimenti dopo sei anni di segnalazioni
di Redazione
L’associazione ha scattato nuove foto a Sant’Antonio di Mavignola il 10 ottobre. Chiede chiarimenti sulle autorizzazioni, sui controlli ambientali e sugli eventuali costi a carico del Comune
Nuove immagini di liquami sparsi nei prati vicino al fiume Sarca, a Sant’Antonio di Mavignola, nel Comune di Pinzolo. A documentarle, il 10 ottobre, è stata l’associazione Bearsandothers ODV, che torna a sollevare interrogativi sulla gestione di una vicenda che, secondo la ricostruzione dell’organizzazione, si trascina da almeno sei anni tra segnalazioni, interventi delle autorità e provvedimenti giudiziari.
Al centro della denuncia c’è la località Plaza, dove il problema dello spargimento di letame e liquami era già stato portato all’attenzione del Consiglio provinciale nel 2021 dal consigliere Filippo Degasperi. Negli anni successivi, ricorda l’associazione, sono intervenuti il Comune di Pinzolo, la Provincia autonoma di Trento e gli organi di controllo. Nel 2022 erano stati sostenuti costi per operazioni di rimozione e contenimento, mentre nel gennaio 2026 il sindaco Michele Cereghini aveva firmato una nuova ordinanza per affrontare il rischio ambientale.
La vicenda ha coinvolto anche l’azienda agricola Gaggio e, successivamente, il presidente della Federazione provinciale allevatori, Giacomo Broch, nell’ambito della gestione dell’attività a seguito di provvedimenti giudiziari. È proprio su questo passaggio che Bearsandothers concentra le proprie contestazioni, sostenendo che le operazioni documentate nei giorni scorsi si sarebbero svolte con il beneplacito del sindaco e nell’ambito della gestione affidata a Broch.
«Dopo anni di denunce, sequestri e interventi pubblici, nulla è cambiato. Anzi, ora gli sversamenti avvengono nell’ambito di una situazione gestita dalle stesse autorità che dovrebbero impedirli», afferma l’associazione. Una ricostruzione che pone interrogativi sull’efficacia delle misure adottate e sulla destinazione dei reflui, ma sulla quale sarà necessario acquisire gli atti e le eventuali autorizzazioni per verificare le circostanze delle operazioni.
Bearsandothers chiede in particolare di chiarire se lo spargimento sia stato autorizzato, sulla base di quali prescrizioni e dopo quali valutazioni ambientali e agronomiche. L’organizzazione domanda inoltre se siano state rispettate le disposizioni sulla gestione dei reflui zootecnici e sulla tutela dei corsi d’acqua.
Un altro punto riguarda i costi degli interventi. L’associazione vuole sapere se le operazioni siano state finanziate dal Comune di Pinzolo e, in caso affermativo, se sia previsto il recupero delle somme nei confronti dei soggetti eventualmente obbligati. La questione, sostiene, riguarda anche la parità di trattamento tra gli allevatori che sostengono direttamente le spese per gestire correttamente letame e liquami e chi, invece, potrebbe beneficiare di interventi a carico della collettività.
«Non possono esistere allevatori che rispettano le regole pagando i relativi costi e situazioni nelle quali le conseguenze di anni di criticità finiscono per ricadere sulla collettività», scrive l’organizzazione, che definisce provocatoriamente la vicenda un possibile modello da estendere a tutte le aziende agricole, qualora fosse confermato il ricorso a risorse pubbliche.
L’appello si rivolge anche alla Procura della Repubblica di Trento. L’associazione chiede che siano valutate, nei limiti previsti dalla legge, eventuali ulteriori misure per impedire il ripetersi delle criticità, qualora ne ricorrano i presupposti. Non spetta all’organizzazione, precisa, stabilire quali provvedimenti adottare, ma verificare perché, dopo anni di interventi, la situazione non risulti ancora definitivamente risolta.
La richiesta conclusiva è quella di rendere pubblici gli atti relativi alle operazioni più recenti, le autorizzazioni, i costi sostenuti, i soggetti incaricati e le verifiche ambientali eseguite. La tutela del Sarca, corso d’acqua che attraversa la Val Rendena e confluisce nel lago di Garda, è il punto centrale della contestazione.
«Dopo anni di denunce, oggi non basta più rispondere che la situazione è “gestita”», conclude Bearsandothers. L’associazione chiede che alle segnalazioni seguano risposte documentate e chiarimenti sulle responsabilità amministrative, sulle spese e sulle garanzie adottate per evitare ulteriori criticità.
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