La testimonianza

domenica 14 Maggio, 2023

Pendolare da Verona a Trento: «Mi svegliavo alle 5 e tornavo che era notte»

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Il racconto di Miriam Balli, pendolare, tra levatacce e affitti carissimi: «Così è difficile affrontare gli studi»

Pendolare da Verona a Trento tutti i giorni può sembrare una cosa semplice, ma solo se non si va a fondo nella storia. Facendolo si scoprono tutte le difficoltà che uno studente fuori sede di Trento si trova ad affrontare in questo momento di carenza di case e caro-affitti.

Così si scopre che una storia di pendolarismo è fatta di sveglie alle 5 con i genitori che portano la studentessa fino alla stazione di Verona, delle corse appena arrivati in stazione a Trento per saltare sul primo 5 disponibile e arrivare in tempo a Povo per l’inizio delle lezioni alle 8.30. E ancora, la fretta di rientrare per non perdere il treno, i genitori che devono venire a recuperare la studentessa al suo arrivo.

Così una semplice tratta pendolare Verona-Trento diventa una vera e propria odissea personale e il diritto allo studio viene intaccato. È questa la storia di Miriam Balli, una ragazza di Verona iscritta al primo anno di fisica all’Università di Trento. «Io non sono proprio di Verona centro questo va specificato – dice Miriam – vengo da una zona periferica e di campagna dove passano appena 3 autobus in tutto il giorno e solo durante il periodo di apertura delle scuole». Per questo la ragazza fin da subito aveva deciso di vivere a Trento. «Sono risultata beneficiaria sia della borsa di studio che dell’alloggio universitario. Mi sarei mossa subito per cercare casa ma ho aspettato con fiducia che lo avrei avuto. Invece a settembre ho scoperto di essere risultata idonea, ma non beneficiaria».

A quel punto è partita una corsa disperata per cercare una stanza, Miriam era disposta anche ad andare a Rovereto, ma non c’è stato nulla da fare. «Ho dovuto fare la pendolare e non è stato facile. Dovevo alzarmi tutti i giorni alle 5 per arrivare in tempo a Povo e i miei dovevano accompagnarmi fino in stazione perché non ci sono autobus a quell’ora. Stessa cosa al ritorno. In più studiando fisica devo fare tanti esercizi quindi non riuscivo nemmeno a usare il tempo in treno per studiare se mi trovavo a dover restare in piedi».

A metà ottobre Miriam, assieme a un’altra ragazza, è riuscita a trovare casa. Appena versata la caparra di 900 euro è arrivata un’amara sorpresa. «Mi hanno chiamata per dirmi che si era liberato un posto in studentato, ma ormai era troppo tardi». Così si è trovata a condividere una doppia con l’amica in zona Clarina a Trento Sud a prezzi con cui qualche anno fa ci si poteva permettere una singola in centro città.

«Il prezzo stabilito era di 300 euro al mese più 60 o 90 tra utenze e spese condominiali. Poi però quelle voci sono aumentate sensibilmente, alla fine siamo arrivate a spendere 540 euro per un posto in doppia». Tanto, troppo. Per questo motivo Miriam sta già cercando un altro posto per l’anno prossimo. «Ho trovato una doppia per settembre, vediamo che succede. Sarei sempre beneficiaria di alloggio universitario, ma essendo esso legato ai crediti sono preoccupata all’idea di non avere certezza fino ad agosto». Anche Miriam sarà in piazza lunedì. «Il diritto allo studio passa anche dal diritto alla casa. Alla Provincia facciamo le stesse richieste rivolte al governo nazionale. Servono investimenti, Opera Universitaria non si può muovere se la Giunta non stanzia le risorse. Spero che la mia storia faccia capire quali sono le problematiche a quelli che dicono “basta fare i pendolari” o “ai miei tempi era più difficile”, come se le difficoltà di ieri giustificassero quelle di oggi».