Il caso
mercoledì 25 Febbraio, 2026
Niente libertà condizionata per Chico Forti. Lo zio Gianni: «Uno schiaffo a tutta la famiglia, siamo arrabbiati e delusi»
di Benedetta Centin
Il ricorso dell’imprenditore trentino è stato respinto dalla Cassazione. L’avvocato: «È amareggiato, ma non intendiamo mollare»
Nemmeno la Corte di Cassazione, per ora, ha voluto concedere la liberazione condizionale a Chico Forti, che ha scontato oltre 24 anni nelle carceri della Florida — dove è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio dell’imprenditore Dale Pike a suo dire mai commesso — e ulteriori 21 mesi nel carcere di Montorio Veronese, dove è a tutt’oggi detenuto. Da cinque mesi a questa parte, da lunedì a venerdì, comunque con un lavoro a tempo pieno da svolgere fuori dal penitenziario, in un’azienda agricola del Veronese.
Chico per primo, i suoi familiari e avvocati — che avevano impugnato l’ordinanza di settembre scorso con cui il tribunale di Sorveglianza di Venezia aveva rigettato la loro istanza di far tornare libero il trentino, di concedergli la liberazione condizionata — speravano in una risposta positiva della Suprema Corte. I legali, nel ricorso, avevano smentito mancasse il «sicuro ravvedimento», spiegando dall’altra come non ci fosse stato l’«avvenuto risarcimento» ai familiari di Dale Pike— altro requisito richiesto — in quanto il padre di questi è morto e il fratello Bradley si è schierato anche pubblicamente a favore di Forti, credendo nella sua innocenza. Invece gli ermellini non hanno accolto il ricorso.
La decisione è del 5 febbraio scorso e solo leggendo le motivazioni sarà possibile saperne di più. Sta di fatto che è l’ennesima doccia fredda per Chico, i parenti e gli amici. «Un altro colpo al mio vecchio cuore malato» commenta, avvilito, zio Gianni, una vita a battagliare per l’amato nipote che a inizio mese ha spento 67 candeline. «È uno schiaffo alla mia famiglia, siamo arrabbiati e delusi — ancora Gianni Forti — È senza senso tenere reclusa una persona senza una prova per così tanto tempo, impossibile dopo quasi 30 anni. E infatti il carcere era favorevole alla sua scarcerazione…». L’avvocato Alessandro Favazza di Verona, che assiste l’ex campione di windsurf con i colleghi Carlo e Michele Dalla Vedova, racconta di un «Chico amareggiato, che ancora una volta si dimostra una persona resiliente». Dall’altra è «contento del lavoro che svolge da settembre scorso in un’azienda agricola della zona, a contatto con la natura, e della possibilità concessagli di fare volontariato in un’associazione che opera per il sociale». E nonostante il «no» arrivato anche della Cassazione non c’è intenzione di mollare. «Seguiremo la strada tracciata, continuando a portare avanti la nostra richiesta — spiega Favazza — Replicheremo le istanze al tribunale di Sorveglianza, anche in base al percorso extramurario intrapreso da Forti: il rinnovamento di valutazione è continuo e costante. Intanto stiamo ricostruendo il percorso detentivo di Forti, per 24 anni sotto la giurisdizione americana, da soli due anni detenuto per l’ordinamento italiano».
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