Al via l’ottava campagna di scavi archeologici del progetto “Doss Penede”.
Le ricerche, riprese il 24 agosto, interessano il sito d’altura protostorico e romano di Nago-Torbole, dove nel 2019 è stato portato alla luce un insediamento riconducibile alla prima età imperiale, accertandone la frequentazione già nella seconda età del ferro.
«Il progetto è condotto in regime di concessione di scavo rilasciata dall’Ufficio Beni Archeologici della Soprintendenza per i Beni Culturali della Provincia di Trento, ed è frutto di una consolidata collaborazione tra il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento e il Comune di Nago-Torbole, generoso finanziatore e sostenitore delle attività di ricerca – dichiara Emanuele Vaccaro, docente di Archeologia classica presso l’Università di Trento e direttore scientifico del progetto di ricerca – il coordinamento sul campo è affidato a Martina Andreoli e Viviana Spinella. Partecipano alla campagna di scavi dottorande, studentesse e studenti delle Università di Trento e Ferrara, un volontario e un gruppo di studenti del Liceo Medi di Villafranca, in provincia di Verona, nell’ambito di un progetto di alternanza scuola-lavoro».
La campagna 2026 si concentrerà nell’Area 11000, interessata dalla presenza di tre edifici affiancati e utilizzati ininterrottamente dall’età augustea fino almeno alla fine del III secolo d.C.
«Sarà particolarmente interessante documentare la lunga sequenza di questi edifici, originariamente seminterrati, che conobbero significativi rifacimenti e il rialzamento dei piani di calpestio – aggiunge Vaccaro – al di sotto di uno di essi, al termine della scorsa campagna, era emersa parte di una struttura della seconda età del Ferro, preziosa testimonianza della lunga occupazione del sito». Entusiasta il sindaco di Nago-Torbole, Gianni Morandi, che precisa di «essere intenzionato a sostenere questa iniziativa, certo che possa arricchire l’offerta culturale di Nago-Torbole in un contesto già fortemente attrattivo per lo sport e l’outdoor».
Là, sul dosso che pone lo sguardo all’orizzonte del Garda e del Basso Sarca emerge in modo sempre più evidente quanta storia sia passata e abbia contribuito a trasformare l’Alto Garda nella terra che oggi si vive, un luogo che può diventare culturalmente interessante e meta turistica da valorizzare.
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