La tragedia

giovedì 1 Dicembre, 2022

Morte di Rebellin, il dolore di Maurizio Fondriest: «Dobbiamo cambiare le regole»

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Proprio poche settimane fa il ciclista noneso aveva incontrato il veneto e avevano parlato di sicurezza sulla strada

Servono cultura e regole severe, per garantire sicurezza e rispetto di tutti.
Parole determinate che non cedono ad indugi, quelle di Maurizio Fondriest, nonostante siano passate poche ore dalla drammatica notizia della morte di Davide Rebellin.
Il campione del mondo di Cles racconta di aver affrontato il problema della sicurezza dei ciclisti in strada, solo alcune settimane fa, proprio con Rebellin.
«Sulla strada i ciclisti ci devono poter stare così come ci stanno le auto e le moto. Il problema della convivenza e del rispetto degli uni nei confronti degli altri è culturale ma se la cultura stenta lo Stato deve intervenire con regole più severe». L’analisi di Fondriest prosegue con un esempio: «in Spagna è previsto per legge che le auto sorpassino i ciclisti tenendosi a 3 metri di distanza. Assieme ad altri corridori ed ex professionisti chiederemo al Governo di modificare la regola del metro e mezzo aumentandola».
È un fiume in piena il campione noneso. Gli esempi di difficile convivenza sulle strade sono numerosi. Egli stesso sarebbe stato sfiorato da un’auto pochi giorni fa mentre pedalava lungo la strada del vino, in Alto Adige. «Dobbiamo imparare tutti a pensare che sulla strada troviamo non solo i ciclisti per passione, ci sono anche i ciclisti che lo fanno per mestiere che hanno tutto il diritto di potersi allenare in sicurezza». Velocità e traffico sempre in aumento non aiutano di certo a considerare il fatto che per strada ci siano anche i professionisti e Fondriest condivide ma parte sempre dalla base: l’educazione.
«Serve essere più severi – tuona – già con i nostri giovani nel dare loro educazione e poi nelle scuole, insegnando regole e soprattutto dando esempio di provvedimenti seri quando queste non vengono rispettate».
Il ricordo di Davide Rebellin, invece, porta Fondriest al 1997 quando proprio il campione di San Bonifacio (Verona) vinse la Clàsica San Sebastiàn e fin quasi sul traguardo fu battaglia proprio con il trentino che chiuse, poi, quarto. «Lo ricordo come un grande professionista. Era un vincente, fin dalla categoria Juniores Rebellin era abituato a vincere. Aveva maturato una coscienza, da campione, che lo spingeva a voler fare qualcosa per consentire ai prossimi professionisti di pedalare più sicuri in strada. Ora c’è un esempio in più, speriamo, che sia da stimolo a chi può cambiare le regole».