Politica

lunedì 3 Agosto, 2026

Legge elettorale e preferenze di genere, la replica di Urzì (Fdi) dopo le polemiche: «Non ci facciamo dare lezioni dal Pd»

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Testor (Lega): «Modifiche fino al primo settembre». Unterberger (Svp): «Si tratta di una svista, emenderemo»

«Non ci facciamo dare lezioni dalla sinistra». Fratelli d’Italia respinge al mittente le accuse sul vuoto normativo del Melonellum emerso durante l’audizione della Commissione Affari costituzionali del Senato. Dopo il caso sollevato dalla deputata dem Sara Ferrari, secondo cui nei collegi uninominali del Trentino-Alto Adige, quattro alla Camera e sei in Senato, verrebbe meno il vincolo del 60-40 tra uomini e donne nelle candidature, il deputato Alessandro Urzì parla di «polemiche sterili». «Alle ultime elezioni politiche il centrodestra in Trentino-Alto Adige ha eletto quattro donne e un uomo. Il centrosinistra ha eletto una donna e due uomini. Non ci facciamo dare lezioni dalla sinistra sulla valorizzazione delle donne», attacca il parlamentare di Fratelli d’Italia. Urzì contesta anche la ricostruzione del Pd sulla normativa vigente. «Per la Camera la quota del 60-40 era prevista a livello nazionale e, teoricamente, avrebbe consentito anche di candidare soltanto uomini in Trentino-Alto Adige. Al Senato il vincolo era regionale, ma nei collegi di Merano e Bressanone le quote potevano essere agevolmente “aggiustate”». Da qui l’affondo contro i democratici: «Perché il Pd ha candidato nei quattro collegi contendibili tre uomini e una donna, riservando a Merano e Bressanone le candidature femminili?».

Più prudente la posizione della deputata di Fratelli d’Italia Elena Testor. «Per come eravamo rimasti noi, la legge non avrebbe comportato cambiamenti per il Trentino-Alto Adige, salvo la modifica del collegio di Bolzano con l’inserimento di alcuni comuni della Bassa Atesina. Se con i successivi intrecci normativi è effettivamente venuto meno il riferimento alle quote di genere, interverremo in sede emendativa perché la questione venga corretta». Testor ricorda inoltre che il termine per la presentazione degli emendamenti è fissato al 1° settembre. «Siamo soltanto al primo agosto e abbiamo un mese di tempo per fare tutte le verifiche e le osservazioni necessarie». E aggiunge: «Le audizioni servono proprio ad ascoltare eventuali criticità, è parte del percorso. Quando si modifica una norma complessa può accadere che, intervenendo su una disposizione, se ne alteri indirettamente un’altra. Una volta individuata la questione, la si risolve». La deputata respinge infine anche le accuse del Pd sul piano politico: «Siamo stati noi a portare per la prima volta una donna alla guida del Governo e a sostenere una candidatura femminile per il Quirinale. Prediche sulla valorizzazione delle donne da parte del Pd? Anche no». Testor ricorda inoltre che il termine per la presentazione degli emendamenti è fissato al 1° settembre.

Sulla stessa linea anche la senatrice Julia Unterberger, presidente del gruppo per le Autonomie. «Si tratta di un refuso. Abbiamo già concordato che la questione vada corretta, naturalmente se saranno ancora accettati emendamenti. Del resto, se si riaprirà il testo sul tema delle preferenze, sarà inevitabile intervenire anche su questo punto». Per la senatrice «non esiste alcun interesse a eliminare la quota di genere soltanto in Trentino-Alto Adige». Unterberger riconosce però che la questione è sfuggita durante la stesura della riforma. «È stata una svista di tutti. Della gestione del dossier, per quanto riguarda il Trentino-Alto Adige, si è concentrato il deputato Urzì, evidentemente il punto è sfuggito ma è una responsabilità di tutti. Anche la Svp alla Camera non aveva rilevato questo punto». Secondo la parlamentare, le polemiche rientrano nella normale dialettica tra maggioranza e opposizione, ma il nodo tecnico resta: «Va corretto. Non c’entrano gli equilibri interni ai partiti. Se non sarà possibile farlo con un emendamento, si potrà valutare anche un ordine del giorno con un’interpretazione autentica della norma».

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