politica

mercoledì 23 Settembre, 2026

La Lega va a congresso ma in Trentino non si farà. A votare per il segretario saranno i delegati del 2024

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Anche nel Carroccio locale ci si divide tra fedelissimi e critici di Salvini ma entrambi i gruppi minimizzano: «Ci sono già state divisioni». Con Boso

Manca ancora la data ufficiale, ma è deciso: la Lega andrà a congresso, con l’intenzione di chiarire una volta per tutte le tensioni che si sono manifestate in questi ultimi mesi con il segretario Matteo Salvini da una parte e i governatori — compreso Maurizio Fugatti — dall’altra. I dettagli di come si svolgerà l’assise leghista saranno definiti dalla commissione congressuale, ma sembra si tratterà di un congresso elettivo ma soltanto «federale».
Binelli resta al suo posto
A Pontida, il Capitano ha lanciato la sua proposta: voglio un congresso entro un mese. «Impossibile in un mese fare i congressi delle sezioni sui territori», osservava già ieri un militante. E infatti sembra che i territori non saranno coinvolti. Nel senso che non dovranno andare a congresso anche le singole sezioni e, salendo, le federazioni regionali o provinciali. Resta valido il congresso del 2024, quello che aveva eletto, in Trentino, l’ex deputato Diego Binelli, che era il commissario uscente. Restano validi, da allora, anche i delegati votati per il congresso federale di allora, ai quali saranno aggiunti — pare — i deputati, i senatori e i consiglieri regionali. Saranno questi a dover votare per la riconferma, o meno, di Salvini come segretario federale della Lega. «E Salvini verrà riconfermato — assicurano tutti i vertici leghisti trentini — fino alle elezioni politiche non cambierà niente. Anche perché Salvini ha con sé la maggioranza del partito, e poi sarà lui a scegliere le candidature per le elezioni». Questo lo pensano sia i fedelissimi del Capitano che i malpancisti, che ce ne sono anche in Trentino.
Il Trentino ribelle
In Trentino la critica a Salvini non è «aperta». I malpancisti non sono «dichiarati». Certo, si sa che il governatore trentino Maurizio Fugatti è con gli altri governatori, che a Pontida ha chiesto il ritorno a una Lega federale. Si sa che — proprio perché ci sono a breve le elezioni nazionali — i legittimi aspiranti al laticlavio preferiscono dirsi salviniani che fugattiani. E nessuno si scompone più di tanto, perché — dicono — «nella Lega non è la prima volta che ci si divide, anche Boso sfidò Salvini». E Boso, per i leghisti trentini, unisce tutti. La storia è questa: l’Obelix della Valsugana — ex senatore, deceduto nel 2019 — si candidò alla segreteria della Lega nel congresso del 2013, quello della sfida Salvini-Bossi, per poi convergere su Bossi. E si presentò anche al congresso del 2017, contro Salvini e la sua svolta sovranista e nazionalista. In entrambi i casi non raggiunse le firme sufficienti per il deposito della candidatura, ma dal corso salviniano in poi militò sempre nella minoranza interna. «Senza problemi», sottolineano ora i salviniani trentini. Come a dire: «Può succedere ancora». Anzi, meglio, perché è questo il ragionamento: una minoranza «istituzionalizzata» è una presenza naturale in un partito. Che però resta unito. E i ben informati già prevedono il nome del candidato che sfiderà Salvini, e pure la percentuale che saprà raccogliere: «Dicono sia l’attuale capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, dato tra il 10 e il 15%».

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