Il lutto
martedì 23 Giugno, 2026
Lavis, folla per l’addio ad Adele Cobelli. In chiesa anche la sua amata bici
di Simone Casciano
Le parole struggenti del fratello Gioele: «Ho visto i vigili, poi ho capito che erano lì per te e sono crollato in lacrime»
Una chiesa colma di persone e una piazza gremita all’esterno. Nonostante il caldo, nessuno se ne va. A Lavis tutti vogliono essere presenti per l’ultimo saluto ad Adele Cobelli, la giovane ciclista scomparsa tragicamente sabato scorso.
Tra i banchi e sul sagrato ci sono amici, compagni di scuola, ragazzi e ragazze del paese. Tantissimi i giovani sportivi arrivati da tutto il Trentino e anche da fuori provincia, molti con le divise delle società ciclistiche di appartenenza. Un colpo d’occhio che racconta quanto fosse amata.
Davanti all’altare, accanto alla bara bianca, sono stati collocati la bicicletta da corsa di Adele e la sua divisa da gara. Simboli di una passione che l’aveva accompagnata fin da bambina.
In prima fila i genitori e il fratello Gioele, sommersi dagli abbracci di chi cerca di condividere un dolore che appare impossibile da sostenere. Ai più giovani, mamma e papà rispondono spesso con un sorriso, quasi a voler proteggere gli amici della figlia dalla sofferenza che stanno vivendo. È negli abbracci con gli adulti che l’emozione prende il sopravvento e le lacrime trovano spazio.
Alla cerimonia hanno partecipato anche il presidente della Provincia Maurizio Fugatti e l’assessore provinciale Mattia Gottardi.
Il mondo del ciclismo: «Troppe croci sulle nostre strade»
Tra le testimonianze più toccanti quella del presidente della Federazione Ciclistica Italiana del Trentino, Renato Beber, che ha parlato a nome dell’intero movimento.
«Non siamo qui come atleti o appassionati, ma come una comunità ferita che si stringe attorno alla famiglia in un momento inconsolabile», ha detto. «Cara Adele, la grande famiglia del ciclismo italiano è qui oggi per stringerti in un abbraccio doloroso. Ancora una volta il nostro movimento è sconvolto. Dopo Matteo, dopo Sara e troppi altri, ora te. Non ce lo meritiamo e non lo meritano le vostre famiglie».
Parole che si sono trasformate in un appello alla sicurezza.
«Ci sono troppe croci sulle nostre strade, troppi sogni interrotti troppo presto. Oggi per noi la strada è dolore e morte, ma la strada non ha colpe: sono le persone che la percorrono a trasformarla in pericolo. Tutti noi dobbiamo fare rumore contro il bullismo stradale. Dobbiamo restare uniti. Lo dobbiamo a chi non c’è più e ai tanti giovani che continuano a pedalare».
La squadra: «Ogni gara sarà per te»
Profonda commozione anche nelle parole di Ivan Degasperi, presidente della’Asd Bike Movement, la squadra con cui gareggiava Adele.
«Sono qui con il cuore pesante e una domanda: perché una ragazza così giovane ci ha lasciati così presto?», ha detto. «Adele era arrivata portando gioia ed energia. Non era soltanto una compagna di squadra, era una di noi. Ci ha insegnato che il rispetto e la gioia di stare insieme valgono più di qualsiasi medaglia».
Un ricordo che accompagnerà ogni uscita e ogni gara.
«Oggi le biciclette sono più pesanti, ma insieme al dolore resta il ricordo di te. Ogni allenamento e ogni gara saranno anche per te. Ci piace immaginarti sulla tua bici, con quel sorriso che illuminava le salite. Ciao piccola».
Il sindaco: «Sabato ho fatto la cosa più difficile della mia vita»
Tra gli interventi anche quello del sindaco Luca Paolazzi, visibilmente commosso.
«In questi giorni ho perso le parole», ha detto rivolgendosi direttamente alla famiglia. «Sabato ho fatto la cosa più difficile della mia vita. Non l’ho fatta da sindaco, ma da amico. Non so dove abbia trovato la forza».
Il primo cittadino ha poi sottolineato la straordinaria partecipazione della comunità.
«Vedere questa chiesa gremita è il segno del bene che avete donato agli altri e di una comunità che oggi soffre con voi e non vi lascia soli. Continueremo a starvi vicino. Adele sarà per sempre con voi».
Il dolore del fratello Gioele: «Sei una persona d’oro»
Il momento più intenso della celebrazione è arrivato con le parole del fratello Gioele.
«Questo non è un addio, ma un ciao. Ci vediamo dopo», ha esordito. «Probabilmente riderai perché non potrai più correggere il mio italiano».
Poi il ricordo di quel sabato drammatico.
«Ero in bici anch’io. Ho visto una pattuglia e ho pensato che conoscevano bene queste strade e sapevano che erano frequentate dai ciclisti. Poco dopo, a pochi metri dal piazzale, papà mi ha detto in lacrime: “Adele è morta”. In quel momento sono crollato. Quel giorno non se n’è andata solo tu, ma anche una parte di me».
Tra i ricordi più cari, l’ultimo cambio di look della sorella.
«Martedì ti eri tagliata i capelli ed eri bellissima. Lo sei sempre stata, ma figurati se te lo dicevo».
Infine il saluto che ha commosso l’intera assemblea.
«Sei una persona d’oro. Continuate a vivere al 120, al 140 per cento, tenendo Adele nei vostri pensieri. I nostri pugnetti e il cinque resteranno sempre con me. Ti voglio bene, stellina».
Il messaggio della Chiesa: «Adele ha trovato il suo posto accanto a Dio»
Nell’omelia don Lamberto Agostini ha invitato la comunità a non perdere la speranza cristiana.
«Senza togliere nulla alla giustizia, noi siamo qui a chiedere il dono del perdono e della pace», ha detto. «La nostra fede nasce dalla morte e dalla resurrezione di Gesù. È attraverso questa speranza che oggi crediamo che Adele sia con Lui».
Il sacerdote ha ricordato anche la storia della famiglia, legata alla Giornata mondiale della gioventù del 2000 a Roma, quando i genitori di Adele si conobbero.
«La domanda che ci poniamo oggi è la stessa: in un mondo come il nostro è ancora possibile credere? Non è facile, ma con la grazia di Dio è possibile», ha affermato.
Rivolgendosi infine ai familiari, ha aggiunto: «L’insegnamento più grande ce lo state dando voi. Ci state mostrando che Adele è già al lavoro per regalarci qualche scampolo di paradiso».
Il sacerdote ha infine portato il messaggio di vicinanza e preghiera del vescovo e annunciato che domenica sarà celebrata una messa in memoria di Adele nella chiesa di Sorni, la comunità che l’ha vista crescere e muovere i primi passi nel cammino della fede.
Fuori dalla chiesa, intanto, la lunga fila di persone in attesa di abbracciare la famiglia continua a scorrere. Un abbraccio collettivo che prova a dare forza a chi resta e che racconta, meglio di qualsiasi parola, quanto profonda sia l’eredità lasciata da Adele.