Il lutto
giovedì 27 Agosto, 2026
L’alpino Ferdinando Carretta «è andato avanti»: picchetto d’onore al suo funerale a Pergine
di Matteo Arnoldo
Il feretro è stato accompagnato dal vessillo della sezione Ana. La famiglia: «Addio papà eroe e saggio»
A novant’anni, Ferdinando Carretta, ha salutato per l’ultima volta la sua comunità, lasciando dietro di sé il ricordo di una vita lunga e intensa. Ieri la Chiesa della Natività di Pergine si sia riempita, fin dal primissimo pomeriggio di ieri, dei silenzi e degli sguardi tristi dei compagni delle Penne Nere. Il suo lungo percorso di servizio alla comunità (dai Nuvola alla Fanfara Nazionale, fino al conferimento del Cavalierato dell’Ordine al Merito della Repubblica) è stato riconosciuto anche nel giorno dell’ultimo saluto: il Consiglio sezionale Ana di Trento ha deciso, in via del tutto eccezionale, di accompagnare il feretro con il proprio vessillo, onorificenza che raramente viene concessa al singolo.
Dopo la preghiera alpina offerta dal direttore della sezione di Trento, Rocco Coletta, e il saluto del commendatore Renato Trinco, ecco le parole di amici e parenti. A prendere parola è stato il vice presidente vicario della sezione di Trento, Gregorio Pezzato, che dopo aver ringraziato l’uomo e averne ricordato l’ultimo incontro ha lasciato la parola alle testimonianze di Martina e Federica, due colleghe della sezione di Trento. È il turno, poi, del nipote Jacopo. «Ho perso il mio migliore amico – esordisce il giovane con voce ferma e forte – Sei stato la persona che mi ha insegnato più di tutti gli altri: con la pazienza, l’esempio e con i tuoi silenzi. Mi hai insegnato molte cose ma sono due quelle di cui mi ricorderò per sempre. La prima è che gli alpini non muoiono mai; la seconda è che la più grande ricchezza che una persona possa possedere è la possibilità di aiutare qualcuno».
A prendere la parola, infine, è stata la nipote Roberta. «Eri avanti nella visione delle cose. Sebbene chi ti stesse a fianco fosse abituato alla tua saggezza e alla tua perspicacia, il tuo intuito lasciava senza parole. Ho sempre richiesto i tuoi consigli e anche quando non riuscivo a comprendere, sapevo che dovevo ascoltare le tue parole e attendere. Poi, avrei capito. È sempre stato così. Mi hai insegnato prima a camminare, poi a correre e infine, a portare lo zaino delle responsabilità». Al termine della cerimonia il feretro è stato trasportato nel vicino cimitero cittadino, accompagnato da una breve sfilata degli alpini. «Solitamente l’appellativo di ‘eroe’ viene dato ai militari per qualche loro azione. Mi sono reso conto, però, che alla fine gli eroi veri sono coloro che al giorno d’oggi riescono a mettere su famiglia, lavorare e a ritagliarsi ancora del tempo per aiutare gli altri. Proprio come mio padre, era un eroe moderno», le parole d’affetto del figlio Luigi a margine delle esequie.
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