L'editoriale
venerdì 31 Luglio, 2026
La vita umana dimenticata
di Lorenzo Ciola
I casi Roggero e Fakir hanno polarizzato il dibattito nazionale a tutti i livelli. È però rimasto apparentemente marginale il valore attribuito alla vita umana
Il caso Roggero e il caso Fakir hanno polarizzato il dibattito nazionale negli ultimi giorni a tutti i livelli. Ne sono testimonianza le tante prese di posizione a livello politico, ma anche le discussioni che sono inevitabilmente finite nelle tavole rotonde, nei luoghi dove si esercita la rappresentanza popolare, nei bar e anche sui social. Tanto per dare un’idea, secondo alcune ricerche presentate alla stampa, il caso dell’ingresso in carcere del gioielliere condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori che avevano assaltato il suo negozio avrebbe registrato 250 mila post pubblicati e 10,5 milioni di interazioni complessive in poche ore.
Insomma, tantissime persone si sono presentate sulla rete, pronte a fornire un proprio parere, per lo più schierandosi tra colpevolisti e innocentisti. Sicuramente ogni commento che non sia insulto o frutto ignoranza è legittimo, nei limiti della correttezza, in materie che coinvolgono diritto e coscienze. E, altrettanto sicuramente, è giusto analizzare temi di questo tipo da un punto di vista politico e giuridico, anche se le strumentalizzazioni di quanto accaduto per tirare acqua alla propria tesi – talvolta anche non riconoscendo l’esistenza di un diritto o manifestando la volontà di piegare quello esistente da una parte – lasciano perplessi.
In tutto questo fiorire di parole e ragionamenti, è rimasto però apparentemente marginale un aspetto che in realtà tocca entrambe le vicende: il valore che viene attribuito alla vita umana. Sia nel caso Roggero, sia nel caso Fakir i commenti talvolta prescindono dal considerare che ci sono persone che non vivono più. Tra le voci che hanno considerato questo aspetto, quella dell’arcivescovo di Bologna, il cardinale Matteo Zuppi, che in un’intervista ad «Avvenire» ha precisato che «la vittima non è un caso, un numero, un nemico, ma una persona. Non dobbiamo accettare mai come normale la logica del conflitto e non possiamo volgere lo sguardo altrove quando avviene un oltraggio alla dignità umana».
Non si vuole assolutamente dire che i rapinatori della gioielleria non siano stati colpevoli. Nel caso Roggero il crimine lo volevano compiere, ma sono stati colpiti dopo aver rinunciato ed essersi dati alla fuga. La questione ovviamente è che esistono norme da rispettare anche nell’esercizio della legittima difesa e sono norme che non prevedono quello che è successo al di fuori della gioielleria. Per quanto riguarda Fakir, episodio con ancora punti da chiarire, le procedure di arresto hanno invece avuto priorità rispetto all’intervento dei soccorsi, paralizzati a lato della scena. In entrambi i casi, si diceva, non si è guardato alla vita come ad un valore prioritario. E non si tratta solo di valutazioni etiche. In troppi commenti si evita anche di fare riferimento o si tenta di ignorare il contenuto della nostra Costituzione.
Il primo passaggio è quello dell’articolo 2 che riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo. Tra questi diritti inviolabili c’è, ovviamente, quello della vita, che viene appunto riconosciuto in quanto dato per compiuto e già esistente prima che lo Stato lo consideri nella propria legge fondamentale. L’articolo 3 dice invece che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge e, per estensione, tutte le vite sono uguali. Il 27 nega poi la possibilità di applicare la pena di morte, indicando come prevalente il diritto alla dignità umana anche verso persone colpevoli dei crimini più terribili. Si tratta del tentativo di applicare la forza di una comunità coesa attorno ad alcuni principi, contro la debolezza di chi sbaglia e, talvolta, nega anche la vita ad altri soggetti. La stessa forza che può essere utilizzata quando si dà un limite al diritto di difesa o all’operato di chi è emanazione delle istituzioni per impedire un percorso senza freni. Ci sono situazioni in cui è infinitamente difficile scegliere la soluzione giusta, ma a volte occorre pensare in primo luogo al diritto alla vita, anche partendo da quanto contenuto nella legge fondamentale di questo Stato.
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