L'editoriale
mercoledì 9 Settembre, 2026
I migranti e il nodo dell’inclusione
di Lorenzo Ciola
La sfida per il futuro è un'inclusione di successo, che superi il mero conteggio degli ingressi: occorre accelerare l'efficacia del progetto di «Filiera Trentino»
Le cronache internazionali sono giustamente polarizzate sui tanti conflitti in essere e sulle precarie prospettive di pace, se non su possibili allargamenti delle guerre. In questa estate c’è però stato un altro argomento capace di far nascere tensioni tra Paesi, anche all’interno dell’Unione europea. Il riferimento è all’arrivo in massa di migranti a Ceuta, enclave spagnola in terra d’Africa, con le conseguenti polemiche che hanno coinvolto soprattutto Italia e Spagna, ma hanno finito con il provocare una crisi in ambito comunitario che non si è certo fermata alla decisione del nostro governo di sospendere gli accordi di Schengen verso Madrid.
In questo stesso periodo, però, soffocato dagli altri dibattiti, ha fatto fatica ad emergere un ulteriore tema che riguarda i migranti, ma che appare fondamentale per la gestione politica del fenomeno se si vuole andare oltre agli slogan o alle prese di posizione di parte. La sostanza è che nei primi sei mesi del 2026 sono stati registrati 45.077 arrivi irregolari sul territorio europeo, il numero più basso dallo scoppio della crisi migratoria del 2015, quando l’impatto aveva riguardato ben oltre il milione di persone. Anche proiettando questi valori su tutto l’anno, esiste la possibilità di restare sotto ai 97.100 arrivi registrati nel 2020, quando il Covid aveva bloccato le varie rotte migratorie. Molto difficile da raggiungere, salvo catastrofi umanitarie improvvise, anche il livello dei 154.500 ingressi che l’Europa ha toccato nel 2025.
Il punto sui numeri, spesso utilizzato da chi strumentalmente voleva appesantire l’impatto del fenomeno migratorio sull’Europa, potrebbe essere ora considerato per accentuare una svolta da parte di chi è impegnato nella gestione dei fenomeni migratori. Questo perché è evidente che non si può parlare di un loro esaurimento. Il punto è che, salvo fatti come quello di Ceuta, il vero problema che dovrà essere affrontato con successo in futuro è quello di un’inclusione di successo, superando il mero conteggio degli ingressi. Questo tipo di svolta non può riguardare solo il livello statale perché i migranti possono essere gestiti direttamente dai territori, liberi di muoversi autonomamente all’interno di una cornice.
Per quanto riguarda il Trentino, la prima parte dell’anno ha registrato il varo di «Filiera Trentino» da parte del «Forum Accoglienza, Lavoro Cittadinanza» per mettere in rete il mondo delle imprese, l’Università, la Diocesi e tutte le realtà che, anche attraverso il volontariato, vogliono tentare un approccio di sistema per dare a chi arriva un percorso che offra formazione, sbocchi lavorativi, sanità e alloggi. Riuscire a costruire una svolta di questo tipo, suona proprio come la scelta dell’inclusività nella gestione dei flussi migratori. Con ogni probabilità, anche considerando l’assenza della Provincia nell’avvio di questo processo, occorre accelerare l’efficacia del progetto perché presto potrebbe affiorare un banco di prova costituito dalla necessità di dare un alloggio anche ai migranti nel periodo invernale.
Perché proprio nei giorni caldi dell’ultimo Ferragosto, è emerso che il numero dei senzatetto, anche migranti, che gravitano sul Trentino e su Trento in particolare continua a lievitare. Se la situazione non varierà, con l’arrivo del freddo ci saranno da affrontare contesti decisamente delicati. A quel punto, le risposte dovranno forzatamente coinvolgere la politica in maniera compiuta. Anche per evitare che in queste pieghe si insinui la propaganda dell’ultradestra xenofoba.
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