Il report
sabato 21 Febbraio, 2026
La tregua olimpica è una chimera e il bilancio è drammatico: conflitti attivi in nove aree del mondo
di Redazione
Il terzo aggiornamento del monitoraggio conferma che la sospensione delle ostilità è «largamente violata». Non solo proseguono i massacri a Gaza e in Ucraina, ma si intensificano i raid in Siria e le violenze jihadiste in Africa
Nonostante lo spirito dei Giochi, la tregua olimpica resta un miraggio. Il terzo bollettino di monitoraggio, aggiornato al 19 febbraio 2026, dipinge un quadro globale dove le armi non hanno mai smesso di sparare. La valutazione complessiva degli esperti è netta: l’impegno alla sospensione dei conflitti è stato «largamente violato», con almeno nove teatri di guerra in piena attività e nessun segnale di miglioramento rispetto alle settimane precedenti.
I fronti caldi: Ucraina e Gaza
I due conflitti più seguiti a livello internazionale continuano a far registrare un’intensità alta. In Ucraina, le operazioni militari tra le forze di Kiev e Mosca proseguono senza alcuna interruzione legata al calendario olimpico, con bombardamenti e scontri regolari lungo tutto il fronte.
Situazione analoga nella Striscia di Gaza, dove persistono i raid aerei e le violenze che colpiscono la popolazione civile. Nonostante i tentativi di mediazione diplomatica, le accuse reciproche di violazione del cessate il fuoco rendono la tregua olimpica, in questo quadrante, totalmente inesistente.
L’escalation in Siria e il dramma africano
La novità più rilevante di quest’ultima settimana riguarda la Siria, dove si è registrata una massiccia campagna di raid aerei statunitensi contro molteplici obiettivi dell’ISIS. Le operazioni, concentrate tra il 3 e il 14 febbraio, hanno segnato un’intensificazione della pressione militare proprio nel cuore del periodo olimpico.
In Africa sub-sahariana, il quadro è ancora più frammentato e sanguinoso:
In Nigeria, gruppi jihadisti legati a Boko Haram e ISWAP hanno condotto attacchi ad alta letalità contro civili e postazioni militari.
In Sudan, la guerra civile è entrata in una fase ancora più tecnologica e brutale, con un aumento degli strike con droni che stanno devastando il Kordofan e bloccando gli aiuti umanitari.
Il Sahel resta instabile, come dimostrato dal recente attacco all’aeroporto di Niamey, in Niger, rivendicato dallo Stato Islamico.
Le ombre in Asia e nel Corno d’Africa
Il monitoraggio segnala violazioni persistenti anche in Myanmar, dove la giunta militare continua a utilizzare i raid aerei contro i gruppi di resistenza, e in Etiopia, dove la regione del Tigray rimane un focolaio di instabilità con frequenti scontri armati. Operazioni militari attive si registrano inoltre in Somalia, contro le milizie di al-Shabaab, e in Yemen.
Una tregua disattesa
Il bollettino si chiude con una nota di estremo pessimismo: «non si registrano cessazioni significative delle ostilità e, in diversi teatri, l’attività bellica appare intensificata». Mentre gli atleti gareggiano per la gloria olimpica, la realtà geopolitica conferma che la «pace dei Giochi» non è riuscita, per ora, a fermare né le guerre su vasta scala né l’avanzata delle insurrezioni jihadiste.
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